7 Gennaio 2019

Aumenti multe stradali 2019, infrazioni più salate per gli automobilisti

Scattano i rincari delle multe stradali 2019, a causa dell’adeguamento biennale all’inflazione: +2,2%. Tradotto in soldoni, il semplice divieto di sosta passa da 41 a 42 euro, mentre l’eccesso di velocità tra i 10 e i 40 km/h cresce da 169 a 173 euro.

Multe stradali 2019 più salate per gli automobilisti. Dal 1° gennaio, infatti, è aumentato l’importo delle sanzioni amministrative pecuniarie, in seguito alle infrazioni del Codice della strada.

aumenti multe 2019

L’aumento delle multe 2019 è previsto dall’articolo 195 del Codice della strada, che stabilisce l’adeguamento biennale delle sanzioni all’inflazione.

Il calcolo dell’esborso maggiore parte dai dati Istat sull’indice Foi (che considera i prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati). Un parametro che ha fatto segnare +2,2%. Su questa base, che in pratica misura l’inflazione, arriva l’aumento delle multe 2019. 

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AUMENTI MULTE 2019

Il ritocco verso l’alto delle sanzioni amministrative pecuniarie, previste dal Codice della strada, ha comunque un impatto contenuto sulle tasche degli automobilisti. Nessun aumento eccessivo, insomma. 

aumenti multe 2019 Codice della Strada

Qualche esempio? Il normale divieto di sosta passa da 41 a 42 euro (così come l’eccesso di velocità non superiore ai 10 km/h), mentre il superamento del limite di velocità di oltre 10 ma non oltre 40 km/h aumenta da 169 a 173 euro (cifra identica per la circolazione con veicolo senza revisione).

La multa per il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza sale da 81 a 83 euro (stesso importo per la circolazione nelle Ztl e sulle corsie riservate ai mezzi pubblici).

Il passaggio con semaforo rosso passa da 163 a 167 euro, la multa per l’uso del cellulare alla guida aumenta da 161 a 165 euro. 

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LA NORMATIVA

Il comma 3 dell’articolo 195 del Codice della strada stabilisce che “la misura delle sanzioni amministrative pecuniarie è aggiornata ogni due anni in misura pari all’intera variazione, accertata dall’Istat, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (media nazionale) verificatasi nei due anni precedenti”.

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