31 Ottobre 2017

Auto connesse: sei modi per difendersi dai cyber-attacchi

Nel mercato sempre più rilevante, per numeri e incidenza economica, delle auto connesse – che quest’anno dovrebbe generare in Europa, secondo le stime, 16,7 miliardi di euro di fatturato (secondo solo agli Stati Uniti con i 17,7 miliardi di euro previsti), ai problemi di natura tecnologica se ne sommano necessariamente altri legati alla sicurezza informatica.

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Una domanda sorge pertanto spontanea: nel mondo di domani come sarà possibile difendere il proprio veicolo dagli hacker, i “pirati della Rete”, così che nel peggiore dei casi non arrivino addirittura a interferire con il controllo diretto del singolo mezzo, se non dell’intera flotta aziendale?

Ispirandoci ai principi-guida in materia dettati dall’ACEA (l’associazione europea dei costruttori auto) e recepiti da tutti gli associati, vi proponiamo una serie di accorgimenti da rispettare per preservare le auto connesse dai cyber-attacchi.

LA “CULTURA” DELLA SICUREZZA PER LE AUTO CONNESSE

1) Partiamo dalla base, la creazione e la promozione di una cultura specifica, che intessa piani di azioni pluriennali.

Secondo il Rapporto Clusit 2016 (documento che tratta della sicurezza ICT in Italia), nonché i dati raccolti dall‘Osservatorio Information Security & Privacy della School of Management del Politecnico di Milano, le aziende devono infatti incrementare il proprio grado di consapevolezza rispetto ai rischi connessi alla (mancata) sicurezza informativa.

Il numero di realtà che hanno adeguato i propri processi e inserito in squadra figure dedicate appare ancora limitato. Si tratta tuttavia di un tema sentito in ambito automotive, con particolare riguardo al campo dei servizi di mobilità.

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auto connesse tecnologia Bosch

2) Di qui la necessità, per quel ramo d’industria, di adottare, per lo sviluppo dei veicoli, un ciclo di vita del prodotto improntato ai principi della sicurezza informatica, tanto più necessario in un momento di vero e proprio boom delle soluzioni telematiche di bordo e in previsione dell’avvento dei sistemi di guida completamente autonoma.

In sintesi, ogni specifico settore dovrebbe dotarsi di soluzioni sul punto specifiche, da integrarsi in un piano e in una visione più ampie.

POLICY, PROCEDURE E SPIRITO DI SQUADRA

3) Sottoporre le funzioni di sicurezza a continui test, così da testarne il persistere dell’efficacia al variare delle condizioni connesso all’evoluzione tecnologica in corso.

4) Provvedere a un aggiornamento delle policy di protezione.

5) Fornire una risposta, un riscontro sul tipo di problematica riscontrata ed avviare le procedure per ripristinare il corretto funzionamento.

6) Migliorare la condivisione delle informazioni tra i principali player coinvolti a livello trasversale.

LE POSSIBILI “FALLE” SULLE AUTO CONNESSE

Parrebbero almeno tre le “porte d’accesso” a disposizione dei cyber-pirati. Una è rappresentata innanzitutto dal sistema di localizzazione satellitare, il GPS, una funzionalità che si trova generalmente inserita all’interno delle scatola nera che sempre più società di noleggio installano a bordo della propria flotta.

scatola nera flotta aziendale

Una seconda breccia che si può aprire nelle mura tecnologiche del veicolo si situa a livello dei dispositivi preposti all’intrattenimento di bordo (infotainment). I pirati informatici vi si appoggiano per riuscire ad acquisire da remoto, in parte, il controllo sul veicolo, sottraendo al contempo dati sul profilo dell’utilizzatore.

Se trovarsi a combattere contro qualsiasi di relativamente meno importante che accade alla nostra auto (il climatizzatore che non risponde ai comandi, la radio che mostra chiari segnali di interferenza, i fari che si accendono e spengono da soli) può rappresentare una fonte di fastidio tutto sommato lieve, ben più grave, come si vede in alcuni telefilm americani, è ovviamente accorgersi che il mezzo non è più in mano nostra, che non possiamo frenare o sterzare in caso di ostacolo materiale o umano.

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