29 novembre 2018

Nella manovra finanziaria nessun riferimento alla mobilità elettrica

Il ministro Luigi Di Maio appena insediato aveva dichiarato come obiettivo “Un milione di auto elettriche entro il 2022”, ma la recente presentazione della Finanziaria non menziona in nessun modo la mobilità elettrica.

L’auto elettrica: piace in teoria, ma in pratica non interessa. La manovra finanziaria arrivata in Parlamento ha disatteso gli annunci degli scorsi mesi: il disegno di legge sul bilancio è carente sia per quanto riguarda il tema delle infrastrutture di ricarica, sia per il tema incentivi auto.  Ricarica auto elettriche

ANNUNCI DISATTESI

Il “Contratto per il Governo del Cambiamento” sembrava aprire uno spiraglio di speranza. Il programma sui trasporti suonava ambizioso: “avviare un percorso finalizzato alla progressiva riduzione dell’utilizzo di autoveicoli con motori alimentati a diesel e benzina, al fine di ridurre il numero di veicoli inquinanti”.

Recentemente il Ministro dell’Ambiente Costa e il Sottosegretario Dell’Orco hanno nuovamente parlato in maniera esplicita di “risorse economiche e incentivi per il cambio dell’auto” e di sostenere un “percorso di incentivazione bonus malus offrendo la possibilità di far pagare meno a chi inquina meno”.

UN PARCO AUTO VECCHIO

Molto rumore per nulla, denuncia l’associazione di promozione della mobilità elettrica Motus-E: “Lo svecchiamento del parco trasporti circolante in Italia resta un miraggio e la riduzione delle emissioni inquinanti un obiettivo difficilmente raggiungibile”. Non ci sono riferimenti che legittimino la speranza di uno sviluppo capillare di una rete di infrastrutture per la ricarica né gli annunciati incentivi per il rinnovo del parco auto.

Inutile porre limiti sempre più stringenti alle emissioni delle nuove auto se poi in Italia il 40% del parco è rappresentato da mezzi appartenenti a classi uguali o inferiori all’Euro 3, con una anzianità media di 10,7 anni.

Leggi anche: Parco auto circolante: in Italia serve un rinnovamento

COME INCENTIVARE L’ELETTRICO

 “Ricordiamo che siamo ultimi in Europa nello sviluppo della mobilità sostenibile, nonostante la produzione di energia elettrica più pulita della media europea (grazie alle rinnovabili)”, dicono gli associati di Motus-E.

Secondo Motus-E, la grande disparità di numeri tra i mezzi inquinanti e l’attuale mercato di veicoli elettrici fa sì che basterebbero piccolissimi malus o riduzione degli incentivi per chi inquina per generare notevoli bonus di supporto allo sviluppo di mezzi ad impatto zero.

Leggi anche: Auto elettriche: tutti gli incentivi previsti in Europa (e non in Italia)

Sono sul tavolo ancheproposte di riduzione fiscale (eco-bonus) per gli investimenti in infrastrutture (pubbliche, private, condomini) o acquisto di mezzi elettrici, magari eliminando quelli relativi a sistemi dannosi (si pensi, ad esempio, alle stufe a pellet che tuttora godono del 65% di sgravi fiscali). La possibilità di cessione degli eco-bonus innescherebbe inoltre un circuito virtuoso di mercato, con effetti benefici anche sul gettito IVA dei nuovi investimenti o acquisti di mezzi elettrici

 

 

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