3 Ottobre 2019

e-Xperience: un viaggio al volante dell’auto elettrica

Si possono fare tanti chilometri a bordo di un’auto elettrica? Sì, a patto di pianificare il viaggio in anticipo e nei minimi dettagli. Io l’ho fatto e, con un pizzico di orgoglio, ho percorso circa 200 km con una Volkswagen e-Golf. Da Milano fino alla Valsassina (e ritorno). Ecco come è andata.

Per uno come me che abita fuori città (per la cronaca, tra i colli piacentini, in Emilia Romagna), almeno in apparenza, è difficile anche solo pensare di usare l’auto elettrica. Vado al lavoro e, tra andata e ritorno, faccio quasi 200 km al giorno. Vado a far la spesa al sabato e ne faccio 40. Esco la domenica per una piccola gita e ne faccio altri 50. Perfino quando vado a trovare gli amici di sempre nei miei luoghi del cuore, in montagna, sforo la tripla cifra.

Quanto mi durerebbe una ricarica? Questa domanda mi è sempre sorta spontanea, e lo è stata ancora di più quando sono salito sulla “mia” prima auto a zero emissioni, la Volkswagen e-Golf, per il test drive che vi sto per raccontare.

Volkswagen e-golf Valsassina

Già perché, nonostante in questi anni abbia provato tante auto elettriche e ibride come giornalista, non ne avevo mai guidata una nella vita di tutti giorni. Per me è stata a tutti gli effetti una prima volta. E come tutte le prime volte un po’ di preoccupazione, ve lo devo dire, ce l’avevo. Anche se la Volkswagen Golf elettrica, dotata di un pacco batterie da 35,8 kWh, ha un’autonomia dichiarata di circa 300 km (nel ciclo NEDC).

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200 CHILOMETRI CON L’AUTO ELETTRICA

Per esorcizzare le mie paure, ho pensato di sfruttare una bella giornata di sole per fare un po’ di chilometri con la mia auto elettrica. Partendo da Milano (precisamente dal mio luogo di lavoro), sono andato a prendere mio papà che era andato a fare una visita medica in centro città e poi, una volta accompagnato lui a casa, via, verso la mia seconda dimora in Valsassina (in provincia di Lecco, sulle Prealpi lombarde). Circa 200 km, tra andata e ritorno, caratterizzati da superstrade, provinciali e, infine, tornanti in salita.

Un bel banco di prova, che ho affrontato pianificando il viaggio anticipatamente nei minimi dettagli. Partendo dal “dubbio” che mio papà ha sollevato non appena salito in macchina dopo la sua visita: “Ma hai abbastanza carica?”. Così ho scoperto che, con una piccola deviazione, a Calolziocorte (paesino pochi chilometri distante da Lecco), potevo trovare la soluzione ai miei problemi: un ristorante, come hanno fatto in questi ultimi anni alcuni esercenti sul territorio nazionale, ha installato nel suo cortile una colonnina per l’auto elettrica. Certo, non fast charge, ma comunque un punto dove l’automobilista (io, in questo caso) può fermarsi e rifornire la vettura durante il pranzo.

Volkswagen e-Golf interni

La scelta di fare un viaggio mi è venuta anche analizzando “ai raggi X” la vettura che avevo in prova: la e-Golf, infatti, è una Golf normale, con la particolarità del motore elettrico. Lunga quasi 4,3 metri, è abbastanza spaziosa per ospitare cinque persone e ha un bagagliaio di 341 litri, che ho testato subito, perché ho portato con me un trolley colmo di vestiti, che mio papà doveva lasciare nella casa di montagna.

IL VIAGGIO

Il viaggio è stato all’insegna del comfort: l’auto elettrica che ho guidato è comoda, facile da guidare e, in più, essendo a zero emissioni, l’accelerazione in salita è sorprendente. D’altra parte, il motore ha una potenza di 136 Cv e quasi 300 Nm di coppia.

Di contro, nel tratto che da Lecco porta verso la Valsassina non ho potuto far meno di notare il l’autonomia sul display calare vertiginosamente. Uno spauracchio che, per fortuna, veniva “portato via” dai tratti in discesa, durante i quali la e-Golf si ricaricava autonomamente. Arrivato a destinazione, nonostante il caldo mi avesse costretto a tenere l’aria condizionata accesa, avevo infatti ancora circa un terzo della ricarica.

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LA RICARICA

Già, la ricarica: facciamo un passo indietro. Appena ritirata la Volkswagen e-Golf in concessionaria, l’ho portata nel garage di mio papà a Milano. La notte prima del viaggio in Valsassina l’ho ricaricata dalla presa “normale” e la mattina l’autonomia era al massimo. Arrivato in montagna, come detto, due terzi della corrente se ne erano andati.

“Meno male che c’è la colonnina al ristorante” riflettevo una volta ripartito verso Lecco. Arrivato a Calolziocorte verso le 14, mentre gustavo un buon piatto di risotto e qualche bicchiere d’acqua fresca, la e-Golf era sotto carica. In un’ora abbondante, si è rifornita di un buon 20%. Non molto (le fast charge, ho pensato, servirebbero come il pane), ma tanto è bastato per tornare a Milano. Un altro pensiero, per certi versi sorprendente, è stato: toh, fare rifornimento non è difficile. Basta prendere la presa dal baule, attaccarla da una parte alla colonnina, dall’altra alla presa di corrente situata al posto del serbatoio. E il gioco è fatto.

Volkswagen e-Golf frontale

Mentre rientravo a Milano, non è un caso, l’ansia da autonomia che avevo all’inizio era in gran parte già scomparsa. Difatti sono arrivato a destinazione (casa di mio papà) senza problemi. Anche se poi la sera ho concesso alla mia auto elettrica un’altra meritata “botta di corrente”.

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CONCLUSIONI

Dopo un viaggio di circa 200 km posso concludere tranquillamente che si può anche viaggiare a bordo di un’auto elettrica. Per lavoro o per piacere. Unica cosa da segnalare: rispetto a una termica occorre organizzare prima bene gli spostamenti. Pianificare in anticipo quanti chilometri fare, dove ricaricare e, intanto che si è al volante, tenere sotto controllo l’autonomia sul display. Impossibile? No di certo.

Secondo me è soprattutto una questione di forma mentis. Teniamo poi conto che, quando il numero dei punti di ricarica fuori città aumenterà, le barriere psicologiche sono destinate a cadere. E guidare “in elettrico” sarà decisamente più semplice…

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