Auto elettriche: tutti gli incentivi previsti in Europa

In tutto il mondo, nel 2017, sono state vendute circa 1,2 milioni di auto elettriche (Bev) e ibride plug-in (Phev), ben il  57% in più rispetto al 2016, ma in Italia l’elettrico non attecchisce. La barriera economica e l’infrastruttura carente sono i principali ostacoli alla diffusione della mobilità elettrica.

L’Europa, con 287.000 veicoli elettrici immatricolati (+39% rispetto al 2016) è il secondo mercato dopo l’Asia (la Cina è il più grande mercato mondiale con 602.000 auto vendute). Ma l’Italia è ancora molto indietro e pesa solamente per meno del 2% nel mercato europeo dei veicoli elettrici, a fronte del 13% del totale delle immatricolazioni. Come hanno fatto gli altri mercati europei a sostenere la vendita delle auto elettriche? Andiamo a scoprirlo.

IL MERCATO EUROPEO DELLE AUTO ELETTRICHE

Il primo mercato europeo si conferma la Norvegia con 62.000 veicoli venduti. Si tratta del terzo mercato mondiale dopo Cina e Stati Uniti, dato che ben il 39% delle auto vendute sono elettriche. Il secondo mercato è la Germania, con quasi 55.000 immatricolazioni, più del doppio del 2016, segue Gran Bretagna (47.000, +27%) e Francia (37.000 e+26%). Questi quattro paesi rappresentano il 70% del totale vendite in Europa.

Approfondisci: Leggi qui la Top Ten dei Paesi Europei che immatricolano più auto elettriche

Il mercato europeo delle auto elettriche
Elaborazione e-mobility report (Politecnico di Milano)

GLI INCENTIVI PREVISTI IN EUROPA

L’investimento iniziale maggiore per un veicolo elettrico è maggiore rispetto a un veicolo tradizionale. Per questo i Paesi europei che vantano più immatricolazioni di auto elettriche prevedono incentivi, sia diretti che indiretti:

  • La Germania, dove la mobilità elettrica è partita leggermente in ritardo rispetto ad altri paesi, ha recuperato terreno grazie a un incentivo diretto all’acquisto (4000 € per un BEV, 3000 € per un PHEV) oltre all’esenzione dal pagamento della tassa di circolazione per 10 anni
  • La Francia incentiva direttamente l’acquisto di un veicolo elettrico fino a un massimo di 6000 €. Un incentivo ulteriore di 4000€ per un BEV e 2500€ per un PHEV è dato se in sostituzione di un veicolo con più di 11 anni. Ulteriori riduzioni riguardano la tassa di immatricolazione
  • Il Regno Unito offre un incentivo diretto pari al 35% del costo di acquisto per un massimo di 4500 £ (circa 5100 €) per un BEV e 2500 £ (circa 2800 €) per un PHEV, oltre a una riduzione delle tasse annuali

IL CASO NORVEGESE

Perché la Norvegia riesce a sfiorare il 40% di immatricolazioni nell’elettrico? Anche qui sono previsti incentivi diretti (riduzione del 25% dell’IVA al momento dell’acquisto) e indiretti (accesso gratuito o a prezzo agevolato a parcheggi, traghetti etc). in più è stato anche applicato il principio polluter pays (chi inquina paga), che funziona da disincentivo per l’acquisto dei veicoli tradizionali. Questo si traduce in imposte annuali di circolazione maggiori per veicoli più inquinanti: con questo sistema chi possiede vetture con maggiori emissioni paga anche per chi invece possiede un veicolo a basse emissioni.La Norvegia è la patria delle auto elettriche

A questo si aggiunge una seria politica sulle infrastrutture di ricarica, con l’obiettivo di avere 2 stazioni di ricarica ogni 50 km su ogni strada principale entro il 2017. Così la Norvegia si pone come il modello da seguire per la transizione verso al mobilità elettrica.

I «DISINCENTIVI» ITALIANI

Le auto elettriche in Italia non si vendono, perché? Diamo un’occhiata ai numeri. Nel 2017 sono state vendute 4.827 auto elettriche, lo 0,24% del totale: di queste, 1.964 sono BEV, le restanti 2.863 PHEV. In  totale le auto elettriche in Italia a poco meno di 13.000 unità, cioè lo 0,17% delle nuove immatricolazioni dal 2012 a oggi.

Le ragioni? Non esistono incentivi diretti all’acquisto e l’unica tipologia di incentivo indiretto è l’esenzione del pagamento del bollo  per i primi 5 anni successivi all’acquisto; allo scadere dei 5 anni viene pagato solamente il 25% dell’importo di un corrispondente veicolo a combustione tradizionale. A ciò si aggiunge un problema con le infrastrutture di ricarica in Italia, che vede iniziative lodevoli ma ancora poco strutturate. Ciò si traduce in una rete di ricarica frammentata e spesso inaffidabile.

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