18 Febbraio 2021

Benzina a zero emissioni, alla scoperta dei biocombustibili

Non solo elettrico. Nel viaggio verso una mobilità sostenibile un ruolo importante spetta ai biocombustibili climaticamente neutri. Per capirli meglio, abbiamo chiesto l’aiuto della professoressa Alessandra Beretta.

Il futuro della mobilità dovrà essere ecologico e sostenibile, dunque elettrico, a idrogeno o metano. Ma anche a benzina, o diesel. I motori elettrici non sono i soli a garantire le zero emissioni. Esistono dei combustibili altrettanto capaci di offrire la tanto agognata neutralità climatica.

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Si tratta dei biocombustibili e dei combustibili sintetici, su cui le stesse case auto stanno puntando. Sarà Porsche, infatti, assieme a Siemens Energy e altre aziende internazionali tra cui Enel, a finanziare il primo impianto al mondo per la produzione di combustibili sintetici climaticamente neutri, che sorgerà in Cile.

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L’argomento è promettente, ma non di facile comprensione. Per fare chiarezza sul tema abbiamo chiesto aiuto ad Alessandra Beretta, professoressa di Ingegneria Chimica al Politecnico di Milano e coordinatrice del progetto Energy for Motion del Dipartimento di energia, sede di uno dei più avanzati laboratori di sviluppo di nuove tecnologie per i “carburanti green”.

I CARBURANTI A ZERO EMISSIONI

La produzione dei biocombustibili è imposta dalla normativa europea RED II, che impone al settore energetico di raggiungere, entro il 2030, il 32% di energia derivato da fonti di energia rinnovabile, di questo, il 14% dovrà appartenere al ramo dei biocombustibili.

Alessandra Beretta, professoressa di Ingegneria Chimica al Politecnico di Milano

I biocombustibili di 1° generazione

Le direttive europee impongono un limite ben preciso: quello di ridurre al minimo l’utilizzo dei biocombustibili di prima generazione. Quelli cioè che utilizzano come materie prime biomasse pregiate come zuccheri, amidi e oli vegetali e che, per questo motivo, entrano in competizione con la catena del cibo, e possono indurre uno sfruttamento non sostenibile dei terreni coltivabili.

La 2° generazione di biocombustibili

Una valida alternativa ai biocombustibili che traggono le proprie materie prime da materiali derivati dalla catena del cibo è rappresentata dai biocombustibili di seconda generazione, derivati da piante non edibili, olio di cottura riciclato e grassi animali di scarto. Fonti sostenibili ma insufficienti a soddisfare il quantitativo di energia richiesto.

I combustibili del futuro

Arriviamo così ai Biocombustibili Advanced, prodotti a partire da biometano, scarti delle produzioni agricole, rifiuti organici e alghe, tutti materiali ad alto contenuto di carbonio. Accanto a questi, gli e-Fuels, combustibili sintetici che traggono il carbonio e l’idrogeno necessari dalle emissioni di CO2 dei processi industriali e da idrogeno green prodotto da fonti di energia rinnovabile.

VERSO UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE

La nostra ipotesi di abbandonare l’elettrico a favore dei biocombustibili è stata ragionevolmente definita «azzardata» dalla professoressa, secondo cui, «nel processo di transizione energetica è necessario sviluppare tutte le tecnologie utili».

biocombustibili

I biocombustibili, dunque, accompagnano l’elettrico lungo quel processo di decarbonizzazione promesso dalle istituzioni, offrendo una valida alternativa a quei mezzi di trasporto, come gli aerei, più difficilmente elettrificabili. Pur trattandosi di ricerche di frontiera, d’altronde, la strada è già avviata. La produzione di biocombustibili e e-Fuels parte infatti «da un know-how tecnologico già esistente e consolidato».

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COME LA CLASSICA BENZINA

Quando i biocombustibili avanzati e gli e-Fuels arriveranno a pieno regime sul mercato saranno «standardizzati o migliori» dei combustibili tradizionali. Il loro utilizzo richiederà, in linea di principio, di non apportare modifiche ai motori.

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La benzina attualmente in uso contiene infatti già una parte di bioetanolo, così come il diesel è già miscelato con biodiesel o Green Diesel, ottenuti dalle biomasse, ma anche con diesel sintetici (ottenuti da gas naturale, ma in futuro dal riutilizzo chimico delle emissioni di CO2).

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