Mobility Manager: la nuova figura legata alle formule di trasporto condiviso
 

Da Fleet a Mobility Manager: una strada sempre più tracciata


Una sostituzione terminologica all’apparenza non significativa, ma che in realtà sorregge uno scenario destinato ad ampliarsi per dimensioni e rilevanza. Dire Fleet Manager o Mobility Manager non è esattamente la stessa cosa, anche se chi gestisce una flotta si occupa di rispondere alle esigenze di mobilità dei dipendenti di una data realtà corporate.

Leggi anche: Sempre più vicina la prima legge sul car pooling

Secondo gli ultimi dati diffusi dal CVO (Corporate Vehicle Observatory) di Arval Italia, oltre un quinto (il 22% per la precisione) delle aziende di taglia “big” hanno affiancato all’architettura tradizionale relativa all’assegnazione dei veicoli per uso professionale o promiscuo soluzioni di car pooling o car sharing.

Un'immagine generica legata al car pooling aziendale

Di qui l’esigenza di identificare con altro nome la figura chiamata a gestire un sistema indubbiamente più complesso, ma che garantisce al contempo una serie di benefit. Nel servizio che segue li andiamo ad analizzare più estesamente.

IL MOBILITY MANAGER: 1) CAR SHARING AZIENDALE

Implementare in chiave corporate servizi di mobilità condivisa sui veicoli di pool (ossia non assegnati nominalmente) implica una serie di ricadute positive a livello di efficienza e sostenibilità delle flotte aziendali.

Nello specifico, nel caso del car sharing aziendale si parla di:

  • garantire il diritto alla mobilità da parte di tutti i lavoratori;
  • aprire la strada a un utilizzo continuo di tutti i mezzi presenti in flotta;
  • (conseguente) evitare tutti quei malfunzionamenti che derivano da un fermo eccessivamente lungo del veicolo;
  • regolamentare, attraverso il meccanismo della prenotazione, l’accesso alle vetture, facendo crescere il numero dei dipendenti abilitati rispetto a questa soluzione di mobilità;
  • poter pensare di introdurre nelle car list veicoli elettrici per la copertura delle tratte cittadine o comunque di percorsi non eccessivamente lunghi.

I mezzi del corporate car sharing elettrico di ReFeel eMobility in dotazione a Spaces

Il sondaggio condotto dal CVO di Arval Italia ha segnalato che il 37% del campione ascoltato si è già rivolto in tal senso a partner – sia provider tecnologici, sia aziende di autonoleggio, qualora la flotta veicolare non sia di proprietà (ma il trend attuale segna un distacco progressivo da questa formula, eccezion fatta per alcuni casi particolari).

Il loro numero è indicato comunque già in aumento, dal momento che anche le Pmi hanno confessato, nel contesto della rilevazione di cui sopra, una apertura nei confronti del car sharing così come del car pooling.

IL MOBILITY MANAGER: 2) CAR POOLING AZIENDALE

Sono sempre di più anche i lavoratori che si accordano per coprire insieme la tratta da casa verso l’azienda. Sulla strada aperta da BlaBlaCar per i privati con la sue offerte di “ride sharing” si sono immesse società che hanno sviluppato progetti “ad hoc” per il settore corporate.

Le principali attive al momento sono JoJob e BePooler, alfieri di un sistema di mobilità più economico e sostenibile. Una vera e propria formula di “welfare aziendale”. I motivi, visti dalla parte dei “rider” e delle imprese, sono presto spiegati:

  • riduzione dei costi sostenuti per il rimborso del carburante, da moltiplicarsi per il numero di occupanti il mezzo;
  • calo dell’usura del mezzo lasciato a riposo;
  • (conseguente) minori costi per interventi di manutenzione;
  • diminuzione dello stress legato al traffico (una sola vettura, se riempita, ne elimina almeno altre tre dalla strada) e alla ricerca del parcheggio (BePooler offre il “plus” degli stalli riservati).

Per quanto attiene invece ai “driver”(chi mette a disposizione la propria auto), si parla di:

  • attenzione all’ambiente (grazie al calo delle emissioni inquinanti), certificabile dall’azienda;
  • riconoscimento di incentivi (la scelta della formula è in capo al datore di lavoro);
  • creazione di rapporti sinergici più forti tra i dipendenti di una stessa realtà corporate

Il rapporto del CVO di Arval Italia ha rilevato che già il 57% dei fleet manager ascoltati ha implementato questa soluzione all’interno della propria divisione di competenza. Si prevede comunque che sempre più aziende sposeranno questa linea.

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