2 Dicembre 2013

Citroën C4 Picasso, spazio tecnologico con vista

La formula è nota, ma la nuova Citroën C4 Picasso è una novità in primis per sé stessa. Una delle più iconiche monovolume da flotta e famiglia volta pagina in fatto di design. Mantiene il parabrezza panoramico straordinariamente ampio, uno dei suoi pezzi forti, ma abbandona la celebre forma ovoidale che caratterizzò la prima come la seconda serie, bestseller fra le monovolume di segmento C sin dai tempi delle vecchie lire.

LUNEDI’: design più preciso e personale – Il mio test dei 7 giorni della nuova C4 Picasso parte proprio da un confronto con le origini: poco dopo averla ritirata, trovo posto proprio a fianco di una Xsara Picasso verde chiaro metallizzato – si chiamava “verde Bora Bora” o “verde Tivoli”? – un colore piuttosto diffuso all’epoca. Doveroso fermarsi un attimo, osservare e commentare le tredici primavere trascorse dalla prima serie, un successo già dal lancio, tra il 1999 e il 2000. Prima gli aspetti positivi: le dimensioni per fortuna non sono aumentate, l’ingombro è simile. Però la linea attuale è tutt’altra cosa rispetto alla paciosa silhouette della progenitrice, nella quale muso e coda sfumavano in un tutt’uno, simpaticamente, poco distinguibile. Il taglio delle luci posteriori ora è orizzontale, la sagoma è più sportiva, la vettura sembra più larga. C’è qualche rinuncia? Beh, dipende dai punti di vista (in senso letterale): i vetri laterali erano più grandi. Oggi nelle porte c’è molta più lamiera che cristallo e il lunotto è una fettuccia, pure oscurata in ossequio alla privacy, per cui la visibilità è demandata più alla telecamera e ai sensori di parcheggio che all’occhio del guidatore. E’ però proprio questa proporzione tra vetro e metallo a conferirle un look davvero “premium”.

MARTEDI’: più gustosa da guidareSia chiaro, la Picasso resta una delle monovolume medie più rilassanti del mercato. Sempre leggerissima da condurre e così francesemente “soft” nei comandi. Però oggi anche i più sensibili al gusto della bella guida non appendono “i guanti al chiodo”, perché la vettura ha un mix di impostazioni che determinano un notevole innalzamento del livello di partecipazione del driver nella dinamica di marcia: posizione di guida, impugnatura del volante, consistenza dei freni, reattività dello sterzo. Sinceramente il compromesso tra fluidità di marcia e reattività è ben riuscito. Ovviamente impietoso insistere nella ricerca delle prestazioni pure, data la motorizzazione intermedia. Decisamente meglio sfruttare la buona coppia e studiarsi bene la logica di funzionamento del cambio automatico in modo da evitare, diciamo così, “divergenze di vedute” nelle riprese di velocità: se si cerca la reazione rapida e la massima accelerazione la regola migliore è quella attaccarsi ai paddle dietro al volante e cambiare manualmente i rapporti (tra l’altro con questa modalità la risposta non è niente male).

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