6 Dicembre 2021

L’allarme Clepa: l’elettrico brucerà mezzo milione di posti di lavoro

La mobilità elettrica, se forzata, rischia di bruciare mezzo milione di posti di lavoro. L'approccio consigliato da Clepa è un mix di tecnologia elettrica, combustibili sintetici ed energie rinnovabili.

L’elettrificazione è necessaria, ma anche molto rischiosa. L’ultimo appello arriva da Clepa, l’associazione di rappresentanza dei fornitori. Da uno studio commissionati alla società di consulenza PwC, infatti, risulta che la mobilità elettrica potrebbe bruciare mezzo milione di posti di lavoro in Ue.

Secondo l’analisi di Clepa, “un approccio basato esclusivamente sui veicoli elettrici porterebbe alla perdita di mezzo milione di posti di lavoro nell’Unione europea“.

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MEZZO MILIONE DI POSTI DI LAVORO IN FUMO

Se anche l’Europa riuscisse a imbastire una catena di produzione delle batterie, questa non basterebbe a compensare la perdita di posti di lavoro nell’industria del termico.

Il nuovo approccio alla mobilità, infatti, potrebbe creare 226 mila nuovi posti di lavoro, legati soprattutto ai propulsori elettrici e agli accumulatori. Nonostante ciò, la chiusura degli impianti “tradizionali” lascerebbe un vuoto di 275 mila posti fino al 2040.

   

Sarebbero 501 mila le posizioni nella produzione di componenti per motori a combustione interna ad essere spazzate via dalla proposta della Commissione europea di mettere al bando le endotermiche entro il 2035 all’interno del pacchetto Fit for 55.

Se, invece, riuscissimo ad applicare un approccio tecnologico misto (grazie ai combustibili sintetici o l’idrogeno, come vogliono molte Case automobilistiche giapponesi), riusciremmo a salvare buona parte dell’attuale forza lavoro. Ovviamente, riducendo del 50% le emissioni di CO2 in 10 anni.

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LE RACCOMANDAZIONI DI CLEPA

La Clepa ha sottolineato l’inadeguatezza delle richieste di Bruxelles. Gli studi comunitari infatti prendono “in considerazione solo le emissioni provenienti dal tubo di scappamento dei veicoli“, ma non quelle derivanti dalla produzione dei veicoli stessi.

Considerando l’impronta di carbonio complessivadell’intera catena del valore delle elettriche “le emissioni dei veicoli dovrebbero idealmente essere stabilite sulla base dell’intero ciclo di vita”.

 

La Clepa suggerisce, per esempio, “l’introduzione di un meccanismo di accredito volontario, che consenta alle Case automobilistiche un’opzione aggiuntiva per soddisfare gli obiettivi a livello di flotta con volumi aggiuntivi di combustibili rinnovabili“. 

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L’APPROCCIO OLISTICO CHE VORREBBE CLEPA

Perché la transizione sia completata con rigore, avverte la Clepa, serve tempo. Soprattutto per mitigare “il disagio sociale spesso associato a cambiamenti improvvisi, senza compromettere il clima“.

Una “transizione pianificata e ponderata che consista in un approccio tecnologico misto mantiene aperte le opzioni per adeguarsi ai nuovi sviluppi.

Siano essi innovazioni tecnologiche, eventi geopolitici o disponibilità di risorse. Allo stesso tempo, presenta significative opportunità di creazione di valore nell’industria automobilistica, una dei maggiori asset industriali europei”, spiega la Clepa.

Un approccio tecnologico aperto dovrebbe includere una rapida elettrificazione con energia pulita e rinnovabile, integrata da una tecnologia di combustione pulita con combustibili rinnovabili e sostenibili.

Esistono più opzioni rispetto all’azzeramento delle emissioni e dobbiamo riconoscere il ruolo che i combustibili climaticamente neutri possono svolgere nella riduzione delle emissioni“, spiegano.

https://www.youtube.com/watch?v=WtTU38Pkmlc

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