25 Marzo 2020

Coronavirus: si tratta per evitare la chiusura dei benzinai

I benzinai minacciano di chiudere perché “invisibili”: lasciati senza sostegni né di natura economica né sanitaria. Il rischio è bloccare il Paese, per questo interviene il Governo.

In una nota congiunta delle associazioni di categoria Faib, Fegica Figisc/Anisa, i benzinai hanno annunciato che gli impianti di rifornimento carburanti cominceranno a chiudere.

La notte di mercoledì 25 marzo chiuderanno quelli della rete autostradale, compresi raccordi e tangenziali. Via via chiuderanno anche gli altri lungo la viabilità ordinaria. Un rischio che il Paese non può correre, per questo il Governo sta correndo ai ripari.

LA PROTESTA DEI BENZINAI

Il servizio pubblico di distribuzione di energia e carburanti per il trasporto di beni e persone è considerato essenziale, e quindi non rientra fra le attività da chiudere secondo l’ultimo Dcpm. I benzinai, però, intendono fermarsi di loro iniziativa. Come molte altre categorie di lavoratori, sostengono di essere stati lasciati soli: senza alcun sostegno né di natura economica, né in termini di attrezzatura sanitaria.

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Si tratta di 100.000 persone che, come denunciano nella nota diffusa: “Hanno continuato a fare il loro lavoro (ridotto mediamente dell’85%) a rischio della propria incolumità e mettendo in pericolo la propria salute, presidiando fisicamente il territorio”.

Il drastico calo del fatturato è acuito dal calo internazionale del prezzo del petrolio.

chiusura benzinai

NON ASSICURATA LA DISTRIBUZIONE DI BENZINA

La presenza dei benzinai è sempre stata considerata scontata. Ma loro spiegano di non essere più nelle condizioni di assicurare né il necessario livello di sicurezza sanitaria, né la sostenibilità economica del servizio. Concludono dicendo:

Correremo il rischio dell’impopolarità e dei facili strali lanciati da comode poltrone, ma davvero non abbiamo né voglia, né la forza per spiegare o convincere delle solari ragioni che ci sostengono. Chi volesse approfondire può chiedere conto a Governo, concessionari autostradali, compagnie petrolifere e retisti indipendenti: a ciascuno di essi compete fare per intero la propria parte se si vuole assicurare la distribuzione di benzina e gasolio.

I RISCHI DI UNO STOP

Il rischio è che, come successo per i supermercati, alla notizia gli automobilisti si riversino a fare il pieno nelle stazioni di servizio, col pericolo di causare assembramenti. Gli spostamenti si sono drasticamente ridotti in questo periodo di lockdown, ma il sistema dei trasporti rimane vitale per la distribuzione e la tenuta della filiera alimentare. Oltre che per tutti coloro che svolgono un lavoro necessario fuori casa e si spostano in auto.

Il Presidente dell’Autorità di garanzia per gli scioperi Giuseppe Santoro Passarelli, intervistato dal Sole 24 Ore ha sottolineato che “se si interrompe la distribuzione del carburante, tutti i veicoli, anche quelli che portano la distribuzione alimentare, si fermano, e quindi si può creare un blocco molto fastidioso per gli interessi dei cittadini, che vengono così compromessi“.

NO ALLO SCIOPERO

La Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi essenziali ha chiesto alle associazioni dei benzinai di revocare subito l’astensione dal lavoro. In generale, tutti i sindacati sono invitati a non organizzare scioperi fino al 30 marzo 2020 a causa dell’emergenza Covid. 

Il presidente dell’Authority Passarelli ha criticato il modo con cui è stata dichiarata la sospensione, senza rispettare il preavviso minimo di dieci giorni, sottolineando come anche ai benzinai si applichi la legge sullo sciopero.

Il presidente Conte ha assicurato che un’ordinanza assicurerà i rifornimenti in tutta Italia:

“Mi auguro che non ci sia alcuno sciopero di sorta. In questa fase il Paese non se lo può permettere e questo vale anche per i distributori dei carburanti. Confido che questi annunci possano rientrare, la filiera alimentare e il rifornimento del carburante saranno assicurati. Il ministro alle Infrastrutture e ai trasporti Paola De Micheli sui carburanti adotterà un’ordinanza in modo da assicurare i rifornimenti nella penisola. È chiaro che in questo momento dobbiamo presidiare le attività essenziali”
Giuseppe Conte, presidente del Consiglio

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