2 Aprile 2020

Coronavirus: perché stiamo facendo la cosa giusta

Le forti misure prese contro Covid-19 mettono in grave difficoltà tutti, compreso il settore automotive. Ma se non fossero state prese sarebbe ancora peggio, anche dal punto di vita economico.

C’è un articolo che è stato visto da milioni di persone in tutto il mondo, “Coronavirus: Why You Must Act Now”, scritto dallo psicologo Tomas Pueyo (qui una versione italiana),  con il supporto di una grande quantità di grafici, dati e modelli matematici.

ANPAS utilizza le auto Leasys per fronteggiare l'emergenza Coronavirus

La tesi dimostrata è che forti misure contro il coronavirus prese tempestivamente riescono a evitare un importante picco di infezioni più avanti. Solo così si possono avere costi sociali ragionevoli, salvando allo stesso tempo milioni di vite. Un approccio più blando porterebbe a contare i morti in milioni: quelli di Covid insieme agli altri malati, che non riescono ad accedere alla terapia intensiva.

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CORONAVIRUS: COSA STA SUCCEDENDO

Pueyo descrive con precisione una situazione che chi vive nelle zone più colpite ha perfettamente compreso sulla sua pelle: il virus arriva a una velocità esponenziale: gradualmente e poi all’improvviso. Questo sottopone il sistema sanitario a un grande stress: “I tuoi concittadini saranno curati nei corridoi. Gli operatori sanitari saranno esausti. Alcuni moriranno. Dovranno decidere quale paziente riceverà l’ossigeno e quale morirà. L’unico modo per impedire questo scenario è l’isolamento sociale oggi. Non domani. Oggi”.

Per questo, nel  giro di pochi giorni, in tutti i Paesi del mondo si è passati dal considerare il Coronavirus poco più di una influenza a dichiarare lo stato d’emergenza.

LE POSSIBILI STRATEGIE

Alcune nazioni, come l’Italia, sono state colpite prima e hanno introdotto pesanti lockdown. Altre, come gli Usa, il Regno Unito, la Svezia stanno esitando, attuando con scarsa convinzione qualche misura di distanziamento sociale.

Ma cosa succede a seconda della strategia che gli Stati intendono adottare?

Opzione #1 INAZIONE

Nel caso si decida di non fare niente (come inizialmente voleva fare il premier britannico Boris Johnson): la grande maggioranza della popolazione viene contagiata, il sistema sanitario è travolto, la mortalità esplode.

Il grafico illustra quale potrebbe essere lo scenario negli Stati Uniti se si decidesse di non prendere nessun provvedimento contro Covid. In sintesi: 10 milioni di morti.

Letalità

Il tasso di letalità del virus non è semplice da calcolare, perché sarebbe necessario conoscere con precisione il numero dei contagiati. Per tale ragione l’altissimo tasso di letalità di Covid-19 in Italia (9,9% al 24 marzo 2020) è un dato molto discusso. Poniamo che sia attorno all’1% (studi recenti lo stimano nello 0,7% per la Cina, mentre Ispi stima in 1,14% per l’Italia).

Stimando dell’1% il tasso di letalità, se si decidesse di non fare nulla e supponessimo un contagio del 70% degli italiani (42 milioni di persone), ci si potrebbe aspettare poco meno di mezzo milione di morti. C’è da considerare, oltretutto, che il 5% circa dei casi richiede la terapia intensiva e, se non è possibile fornirla, il tasso di letalità è destinato ad alzarsi. Se il sistema sanitario crolla a causa dei malati di Coronavirus muoiono anche i malati di altre malattie, perché non è possibile prestare loro assistenza.

Opzione #2 MINIMIZZAZIONE

Come scrive Tomas Pueyo, la minimizzazione funziona così: “Reprimere il coronavirus è ormai impossibile, quindi facciamogli fare il suo corso cercando di ridurre il picco dei contagi. Appiattiamo un pochino la curva per renderla più gestibile da parte del servizio sanitario”.

Funziona? Solo in minimissima parte. Questo grafico è comparso su un articolo scientifico pubblicato intorno al 14 marzo dall’Imperial College London (il Politecnico londinese) e, sembrerebbe, ha spinto il governo in Usa e nel Regno Unito a correggere la rotta. La curva nera rappresenta cosa succederebbe nel caso non venissero prese misure, la linea azzurra con le misure più drastiche (isolamento dei contagiati, quarantena per i potenziali contagiati, segregazione degli anziani).

Immunità di gregge

Attuare misure di minimizzazione significa sostanzialmente travolgere il sistema sanitario, aumentando il tasso di mortalità di un fattore 10 come minimo. Oltretutto il virus muta (come accade per l’influenza), soprattutto se ha più occasioni di farlo perché esteso a una larga parte della popolazione. Questo rende fa si che non vi sia un’estesa immunità di gregge.

Opzione #3: REPRESSIONE

La strategia di repressione cerca di attuare misure pesanti per contenere l’epidemia, in particolare si prendono misure drastiche subito, imponendo un sostanziale distanziamento sociale.

Solo successivamente si allentano le misure in modo da restituire man mano libertà ai cittadini e consentire il ritorno a una parvenza di normale vita economica e sociale.

Con questo metodo, adottato ormai da quasi 4 settimane in Italia, si ferma la crescita esponenziale dei contagi e si taglia anche il tasso di mortalità, in quanto il sistema sanitario non viene del tutto travolto.

I governi esitano perché temono che la quarantena duri mesi e che distrugga l’economia, ma non bisogna sottovalutare il valore del tempo per salvare vite. Con una repressione efficace, il numero di casi conclamati diminuirebbe drasticamente dalla sera alla mattina, com’è successo due settimane fa in Cina.

Con meno contagi anche il tasso di mortalità comincia a scendere, e si riducono inoltre i danni collaterali: ci sono meno decessi per cause diverse dal coronavirus perché il sistema sanitario non viene sopraffatto.

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