Facciamo il punto: Covid fermerà la corsa all’auto elettrica?

Il mondo dell’automotive è bloccato, con danni economici e sociali pesantissimi. Per ripartire sarà necessario “ammorbidire” gli obiettivi sulle emissioni e rallentare la corsa all’auto elettrica?

L’emergenza del Coronavirus è arrivata in un momento di transizione del mercato dall’auto dalla motorizzazione tradizionale a quella elettrificata. Ora la produzione e la vendita di auto sono ferme. Per ripartire bisognerà rivedere gli obiettivi sulle emissioni? Ne abbiamo parlato con Giorgio Barbieri, Partner Deloitte e responsabile italiano per il settore Automotive.

COVID E SOSTENIBILITÀ

L’Acea (associazione dei costruttori europei di automobili),  ha chiesto alla Commissione Europea di rivedere le scadenze per l’attuazione delle nuove normative sulle emissioni a causa della crisi sanitaria ed economica che sta causando lo scoppio del coronavirus. Ma non tutti i Costruttori, in realtà, sono d’accordo.

RIVEDERE I LIMITI DELLE EMISSIONI

I responsabili di alcuni settori chiave dell’automobile il 25 marzo hanno indirizzato una lettera indirizzata al Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen per chiedere una moratoria sull’applicazione della nuova normativa sulle emissioni. I firmatari sono:

  • Mike Manley, presidente dell’Associazione dei costruttori europei di automobili (Acea)
  • Thorsten Muschal, dell’Associazione europea dei componenti per automobili (Clepa)
  • Franco Annunziato dell’Associazione Europea dei Produttori di Pneumatici e Gomma (Etrma),
  • Jean-Charles Herrenschmidt , del Comitato per il Commercio e la Riparazione dei Veicoli (Cecra)

Emissioni CO2

Il target da raggiungere, per i costruttori, è rappresentato dal valore di 95 g/km di CO2 (come media di emissioni della gamma). Pesanti multe, in caso di sforamento.

Leggi anche: Il taglio delle emissioni previsto dalla Ue

I firmatari delle lettera, pur dichiarando di non voler mettere in discussione i loro obiettivi in materia di sicurezza stradale, mitigazione dei cambiamenti climatici e protezione dell’ambiente, vogliono fare un passo indietro. “Al momento non è in corso alcuna attività di produzione, sviluppo, test o approvazione. Questo sconvolge i piani che avevamo fatto per prepararci a rispettare le leggi e i regolamenti esistenti e futuri dell’Unione Europea entro i tempi stabiliti”, scrivono.

BMW E PSA SI DISSOCIANO

Ma la posizione di Acea non è condivisa dai principali Costruttori tedeschi, già ben avviati nel processo di elettrificazione (e che stanno facendo pressioni al governo tedesco per una gestione a livello europeo della crisi). Il Gruppo BMW-Mini, ha affermato chiaramente:

“Nei primi tre mesi del 2020 nel mondo sono stati venduti 30.692 veicoli elettrificati dei marchi BMW e Mini. Ciò significa che siamo sulla strada giusta per rispettare i target UE sulle emissioni di CO2. Non vediamo alcuna necessità di rinviare gli obiettivi di protezione del clima”.
Pieter Nota, membro del board of management di Bmw

Anche il Gruppo PSA, tramite il top manager francese Maxime Picat ha detto di non avere problemi nel rispettare i limiti delle emissioni stabiliti dalla Ue. Non c’è quindi accordo fra i Costruttori auto.

L’AUTO ELETTRICA RALLENTA

È chiaro che, quando si entrerà nella Fase 2 dell’emergenza, il problema non sarà solo la produzione, ma soprattutto il sostegno alla domanda. Per favorire il rilancio dell’industria automobilistica potrebbe essere necessario puntare di più su auto a motorizzazione tradizionale (per quanto poco inquinanti) più che sull’elettrico.

Lo sostiene un’analisi di Deloitte, da cui emerge un rallentamento di breve-medio termine nella transizione globale verso la mobilità elettrica,  sebbene nel medio-lungo periodo la transizione verso la mobilità elettrica non sia in discussione. Queste le principali ragioni:

  • Il blocco degli stabilimenti in Cina, che è il principale produttore di batterie al mondo. Questo ha significative ripercussioni sulla filiera internazionale, con un aumento dell’incertezza sulle tempistiche di trasformazione del settore e sulle stime per il 2020
  • La necessità di margini di profitto più alti per contrastare la crisi di liquidità delle imprese. Incompatibile con la complessità della tecnologia elettrica, che ha richiesto e richiede enormi investimenti ai Costruttori
  • La necessità di sostenere auto più popolari fra i consumatori, cioè a benzina e diesel, che hanno prezzi più abbordabili rispetto all’elettrico. Un aspetto rilevante in un contesto di crisi economica. È probabile che molti potenziali acquirenti rinvieranno la decisione d’acquisto a tempi di maggiore sicurezza economica

POSSIBILI CONTRO MISURE

Vedremo se l’Unione Europea deciderà se fare slittare gli obiettivi sulle emissioni di uno o due anni.

Intanto, il sostegno alla rottamazione dei veicoli più inquinanti tramite incentivi statali rivitalizzerebbe le vendite salvaguardando l’aspetto ambientale.

Infine, come già sottolineato da Unrae, è necessario pensare alla fiscalità dell’auto, armonizzando le aliquote fra i diversi Paesi dell’Unione Europea.

 

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