1 Aprile 2020

Covid e automotive: a rischio produzione, posti di lavoro e domanda

Crollo dell’occupazione e della produzione, ma soprattutto della domanda. Quando rientrerà l’emergenza sanitaria serviranno misure emergenziali per l’economia. 

Acea, l’Associazione europea dei produttori di automobili, ha dichiarato che Covid-19 mette a rischio 13,8 milioni di posti di lavoro in Europa, ovvero quelli diretti e indiretti dell’automotive (2,6 i milioni di lavoratori direttamente impiegati nell’assemblaggio e produzione di veicoli). Ma questo è solo uno degli aspetti della crisi.

posti di lavoro a rischio

POSTI DI LAVORO A RISCHIO PER IL COVID-19

“Acea dice l’ovvio, cioè che avendo bloccato la produzione e la distribuzione sono a rischio i posti di lavoro”, commenta Andrea Cardinali, direttore generale dell’Unrae (l’Associazione delle Case automobilistiche estere che operano in Italia).

Il blocco della produzione

Già a fine gennaio la filiera ha iniziato a soffrire per via dello stop alla produzione in Cina, ma la situazione è precipitata con la chiusura della rete di distribuzione in Italia e lo shut down di tutti gli impianti produttivi. L’unica attività ancora in essere, per ragioni di pubblica utilità, è quella di assistenza e riparazione.

Secondo i dati elaboratori dall’Acea, il fermo delle fabbriche (misurato finora in 16 giorni lavorativi in media) ha determinato una perdita produttiva di almeno 1.231.038 autoveicoli. Acea ha anche fornito i numeri dei singoli Paesi: 

  • Italia: 69.382 i lavoratori colpiti, per volumi diminuiti di 78.434 veicoli
  • Germania: 568.518 i lavoratori colpiti, per volumi diminuiti di 359.287 veicoli
  • Francia: 90.000 i lavoratori colpiti, per volumi diminuiti di 113.200 veicoli
  • Spagna: 60.000 i lavoratori colpiti, per volumi diminuiti di 237.806 veicoli
  • Regno Unito: 65.455 lavoratori colpiti, per volumi diminuiti di 94.717 veicoli

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Produzione auto stop coronavirus conseguenze Pil

“Ora abbiamo qualche coda di immatricolazione, ma il mercato è completamente fermo e marzo chiuderà tra le 27mila e le 28mila vetture, per non parlare di veicoli commerciali e industriali. È un allarme serio perché non sappiamo quando questo finirà”, spiega Cardinali.

IL PROBLEMA DELLA DOMANDA

Quando rientrerà l’emergenza sanitaria ci attende una depressione drammatica dal lato della domanda. La produzione di veicoli è stata interrotta per evidenti ragioni sanitarie, ma al momento nessuno potrebbe comprare un’auto. Quando si tornerà a lavorare, che domanda di autoveicoli ci sarà? I consumatori saranno prostrati e le aziende, in grossa difficoltà.

mercato auto domanda

Commenta Cardinali: “In un primo momento abbiamo pensato ci sarebbe stato un differimento della domanda, con la decisione di rinviare gli acquisti di qualche mese. Ma oggi non è più questo lo scenario immaginabile. Avremo milioni di consumatori con un potere di acquisto falcidiato, tutti coloro che sono privi di un reddito garantito. L’altro problema è quello delle aziende: quante PMI sopravviveranno? Il governo ha messo in pista tanti provvedimenti di urgenza, ma ben altri sforamenti di bilancio saranno necessari”.

MISURE EMERGENZIALI

Il sistema auto avrà bisogno di un forte sostegno dal lato della domanda e dell’offerta. “Per questo abbiamo sottoposto alle istituzioni delle proposte emergenziali, il cui obiettivo è evitare il tracollo del settore, ma tenendo anche conto della sostenibilità ambientale”, dichiara Cardinali. 

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I Dealer

Uno degli anelli più deboli del settore automotive è la catena distributiva. I dealer sostentano 150mila famiglie in Italia, ma tra loro forse solo il 20% sono aziende molto ben strutturate, le altre sono piccole e medie aziende con un immobilizzo di capitali altissimo e margini sottilissimi rispetto al fatturato.

crisi dei concessionari

“Le agevolazioni sulle scadenze tributarie, previste per le imprese fino a 2 milioni di fatturato, devono essere estese anche alle Concessionarie fino ai 100 milioni di patrimonio netto. Il problema più pressante sarà la crisi di liquidità: i costi fissi galoppano e il sistema bancario potrebbe aggravare questa crisi. I dealer hanno una cospicua esposizione bancaria, e maggio è anche il mese della scadenza dell’Ires. Potenzialmente una tempesta perfetta”, commenta Andrea Cardinali.

C’è poi il tema della fiscalità dell’auto aziendale, che per la clientela italiana è sempre stata un’atavica penalizzazione nel confronto internazionale. “Ora però diventa un problema di sopravvivenza, servono misure straordinarie su detraibilità e deducibilità, al limite anche solo per un periodo limitato”, dichiara Cardinali.

COSA SI PUÒ FARE

Dopo qualche iniziale passo falso della presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ora l’Europa ha dichiarato l’allentamento dei vincoli di bilancio e l’iniezione di liquidità nel sistema bancario.

“Non ci saranno limiti all’iniezione di liquidità, ma questa deve arrivare alla piccola azienda. Bisognerà vedere come e con quanta tempestività vengono allocate le risorse, altrimenti il rischio di fallimento c’è già prima dell’estate. Le primissime mosse del Governo sono state doverose e opportune, ma finora si è parlato solo delle scadenze di marzo, dovranno susseguirsi una serie di altri provvedimenti”, conclude Cardinali.

La mancanza di un piano

Il rimpianto? Che nessuno, e purtroppo non solo nel nostro Paese, avesse un piano per un disastro del genere. Questa epidemia è davvero una situazione senza precedenti, ma non concettualmente inimmaginabile.

“Qualunque multinazionale ha un “disaster recovery plan”, un piano di emergenza, per affrontare situazioni estreme (come un grave terremoto o un collasso dei sistemi informativi): sono documenti che ovviamente non possono riflettere l’esatta situazione che si verifica nella realtà, e che si spera di non dover mai tirar fuori dal cassetto, ma che poi quando l’emergenza arriva davvero consentono di partire da una traccia pensata con calma e non da un foglio bianco, guadagnando tempo prezioso per limitare i danni”, commenta Cardinali.

La speranza è che ora l’inadeguatezza nella pianificazione faccia spazio alla grande capacità italiana di recupero, flessibilità, inventiva, iniziativa individuale. “Tante cose che non erano consentite o non credevamo possibili, per esempio nella pubblica amministrazione come nell’e-learning, abbiamo visto che funzionano. Scopriremo di riuscire a fare cose che non pensavamo”, conclude Cardinali.

 

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