La crisi dei Saloni Auto? Specchio di una mobilità che cambia

Abbiamo incontrato Andrea Cardinali, ex presidente di Aniasa e oggi direttore generale dell’Unrae, per approfondire i cambiamenti rivoluzionari che il mondo dell’auto sta vivendo. A cominciare dalla formula classica dei Saloni, che sembra aver fatto il suo tempo...

Non c’è alcun dubbio: il mondo dell’auto sta vivendo un momento di transizione. Un periodo di grandi rivoluzioni, di passaggio ormai ineluttabile dal puro prodotto al servizio. Lo abbiamo visto al recente Salone di Francoforte, che ha fatto registrare, non a caso, una lunga serie di defezioni.

Volvo Cars al Salone di Los Angeles 2018

Alla IAA 2019 sono mancati tutto il Gruppo FCA, tutto il Gruppo PSA (ad eccezione della tedesca Opel), le giapponesi Nissan Mitsubishi e Toyota, oltre a Volvo, Mazda e marchi premium come Cadillac, Chevrolet, Aston Martin, Rolls-Royce.

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PERCHÉ I SALONI DELL’AUTO SONO IN CRISI?

Una disaffezione, quella nei confronti delle grandi kermesse, che arriva da lontano e coinvolge tutti, diventando uno specchio della mobilità che cambia. Quali sono le ragioni della crisi dei Saloni dell’auto? E in quale direzione (o meglio, quali direzioni) stanno andando i Costruttori? Lo abbiamo chiesto a un autorevole osservatore super partes, Andrea Cardinali, ex presidente di Aniasa e da qualche mese diventato direttore generale di Unrae, l’associazione che rappresenta le Case estere operanti sul mercato italiano.

Ingegner Cardinali, lei viene dal mondo del noleggio e ora è direttore generale di Unrae: già questo è indice di una mobilità che cambia…

È vero, io sono entrato in Unrae come outsider e il mio background nei servizi è stato una delle ragioni per cui sono stato scelto. Un outsider con vent’anni di esperienza nell’automotive, peraltro in parte vissuti all’interno di un grande gruppo automobilistico, ma pur sempre fuori dal ‘club’ delle National Sales Company.

Andrea Cardinali si è dimesso da CEO di Alphabet Italia

Questo riflette in parte le nuove tendenze di mobilità, e dunque è in accordo con le esigenze dell’associazione.

Parliamo di attualità: il recente Motor Show di Francoforte è stato disertato da molte Case. Possiamo parlare di una crisi complessiva dei Saloni dell’auto?

Senza riferirsi a dati specifici sulle singole situazioni, il trend comune – e ormai pluriennale – è quello di un calo dell’affluenza di pubblico. In parallelo, anche gli espositori si sono diradati, solo il Salone di Ginevra soffre un po’ meno. Il tema italiano ha alcune specificità, ma rientra nel trend.

Quali sono le ragioni secondo lei?

Non parlo a nome di Unrae, ma faccio considerazioni da specialista e da osservatore. Io credo che l’interesse del pubblico nei confronti dell’auto si indirizzi sempre più verso altre modalità, luoghi e occasioni. In primo luogo il web.

I Saloni dell’auto hanno tre target: la stampa, gli operatori e il pubblico. I consumatori oggi fanno un uso del web crescente rispetto alle presenze fisiche, e questo vale anche per i punti vendita.

stand renault al salone di francoforte

Adesso l’esperienza virtuale è molto soddisfacente: si possono seguire le anteprime web dei nuovi modelli con un tale livello di qualità che soddisfa quasi tutti i cinque sensi. Dal lato della stampa, invece, oggi ci sono mille altri occasioni ad hoc per visionare i prodotti: perché ammucchiarsi tutti selvaggiamente al Salone?

Bisogna anche considerare che nei Saloni non è prevista l’esperienza di guida, quindi manca un incentivo forte alla partecipazione, che è impegnativa in termini di costi e tempo. 

Non è il sintomo che l’auto, intesa come oggetto, sta perdendo di interesse rispetto ai servizi?

L’auto e la mobilità in generale sono un settore molto appetibile, che negli ultimi anni ha suscitato l’interesse di Gruppi del tutto estranei al mondo automotive.

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Dapprima questo interesse è stato percepito come una minaccia dai Costruttori, che però hanno prontamente reagito estendendo la catena del valore a monte e a valle. E oggi spingono la loro presenza sul car sharing, il noleggio, l’assicurazione, la telematica, la gestione dei big data. Questo dimostra che sono player molto strutturati, attenti alle nuove tendenze e capaci di guidarle.

Quindi i Costruttori continueranno a essere il motore dell’innovazione?

Le Case stanno affrontando investimenti su più fronti: la guida autonoma, l’elettrificazione, la connettività. Si tratta di investimenti miliardari, che richiedono spalle larghe, ma credo che i Costruttori sapranno affrontare il cambiamento sicuramente meglio di quanto fecero nei loro ambiti Nokia e Kodak.

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La Silicon Valley ha raccontato le Case auto come dinosauri destinati all’estinzione, ma in pochissimi anni questi giganti del ‘tech’ si sono accorti che non hanno alcuna possibilità di sostituirsi ai Costruttori, ma solo di lavorare con loro.

drone-seat

C’è tantissima innovazione anche in realtà industriali che hanno dominato il secolo. 

Perché Ginevra soffre meno la crisi?

Ginevra, per gli espositori, ha forse il vantaggio politico della “neutralità”, ma soprattutto è baricentrica per i visitatori, ben raggiungibile in auto in un raggio che comprende una quota elevata di popolazione dell’Europa continentale.

Auto elettriche e ibride plug-in al salone di Ginevra 2019

Aggiungo che questo Salone ha sviluppato con successo un’attività di business meeting a latere dell’evento, a vantaggio di espositori e operatori, e che dopo le giornate stampa le automobili si possono anche comprare, un aspetto non marginale.

Le Case, in compenso, vogliono partecipare a eventi diversi, non solo automotive, come ad esempio il Ces di Las Vegas?

È più facile spiccare in un contesto non automotive, legato ad esempio al mondo della moda o del lusso. In questo modo il prodotto si vede di più: pensiamo alle numerose partecipazioni dei marchi auto al Salone del Mobile o alla Fashion Week.

Il caso del CES di Las Vegas invece è diverso: la partecipazione al CES è l’epifenomeno di qualcosa di più profondo. Le auto hanno un contenuto di elettronica enorme, sono diventati quasi dei gadget su ruote e quindi ha senso posizionarle in una fiera dell’elettronica di consumo.

CES di Las Vegas 2019

Operatori estranei al mondo dell’auto come Amazon, Google, Apple, stanno facendo investimenti forti nell’auto, molti in partnership con i Costruttori: è uno spazio che verrà occupato sempre più. C’è una convergenza di interesse.

L’automobile al Consumer Electronics Show è un segnale del prodotto che cambia: nella vita di tutti i giorni l’auto ha funzionalità ibride di trasporto, di infotainment e di connettività.

Di fatto le Case auto stanno disertando in massa alcuni appuntamenti che un tempo erano fissi…

Da anni serpeggiava una certa sfiducia da parte di molte Case verso i Saloni dell’auto, che però per molto tempo hanno retto anche grazie alla preoccupazione ‘se non vado mi si nota troppo’. Negli ultimi anni questa remora è scemata e c’è stato un effetto domino: oggi è la scelta di esserci, non quella di non esserci, a dover essere giustificata.

 

Quindi i Saloni diventano più locali: Parigi è il salotto francese, Francoforte è il salotto tedesco, Monza diventerà il salotto italiano. Lo ripeto, sono considerazioni personali, non esprimo una posizione associativa.

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Ma gli appassionati di auto non si sentono “abbandonati”?

Oggi l’acquirente esperto si raggiunge in cento modi. Più interessante è ottenere l’attenzione di persone che non sarebbero mai venute a un Salone dell’auto, per questo funzionano le partnership con altri settori.

Ci sono poi discorsi diversi per i marchi premium e quelli generalisti. Tengo a precisare che noi di Unrae siamo fuori da queste tematiche, che sono un ambito competitivo, così come l’advertising. Peraltro gli investimenti sui Saloni internazionali vengono decisi dagli headquarter delle Case, e non direttamente dalle nostre Associate.

Cosa pensa della situazione italiana?

Per anni abbiamo avuto il Motor Show a Bologna, un modello molto particolare e di successo, ma che ora è finito. Per quanto riguarda il trasferimento del Salone da Torino a Milano credo che oggi le cose nel capoluogo lombardo funzionino meglio che in quello piemontese perché, bisogna constatarlo, Milano dall’Expo in poi gode di un volano di successo in tutti gli ambiti.

motor-show-milano-monza

Non che il Parco Valentino avesse nulla da invidiare a Monza, ma Milano è la nostra vetrina internazionale, e per esempio anche sui trend della mobilità è un laboratorio di successo a livello europeo. Come car sharing, se la gioca con Berlino.

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A differenza della Capitale, che ha problemi infrastrutturali enormi e dove sperimentare è più difficile.

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