10 Marzo 2020

Assicurare il diritto alla mobilità, combattendo il Coronavirus

L’emergenza Covid è prima di tutto sanitaria, ma subito dopo vengono la mobilità, il lavoro, l'economia. Michele Crisci (presidente Unrae e Volvo) fa il punto sulla situazione.

“Dobbiamo diventare parte attiva nell’assicurare il diritto alla mobilità e al lavoro, essere pronti a intervenire, uniti e focalizzati sull’obiettivo”, afferma Michele Crisci, Presidente di Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) e di Volvo Car Italia, nel mezzo dell’allarme Coronavirus.

MOBILITÀ E CORONAVIRUS

Abbiamo intervistato Michele Crisci per mettere un po’ di ordine nell’incertezza di questi giorni, in cui l’emergenza sanitaria sempre più allarmante diventa preoccupazione per le sorti della nostra economia e per tutti gli attori dell’automotive.

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INTERVISTA A MICHELE CRISCI (UNRAE)

I dati delle immatricolazioni di febbraio (–8,78%) non sono positivi. Sono in qualche modo collegati con l’allarme Coronavirus?

La chiusura di febbraio anticipa dei temi che erano già fonte di preoccupazione. L’allarme Coronavirus è scattato venerdì 21, quindi il calo delle immatricolazioni è precedente. Il dato di febbraio ha rivisto al ribasso il primo bimestre dell’anno (-7,3%).

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Stiamo parlando di due dei tre mesi più importanti per il mercato dell’auto, cioè gennaio, febbraio e marzo. Questo calo dipende da fattori come lo stato della nostra economia, ancora abbastanza debole:  facciamo fatica a rialzarci nel Pil e nella competitività. Oltretutto, nei primi mesi dell’anno si sono susseguiti blocchi al traffico, alcuni particolarmente insensati come quello a Roma che ha bloccato i Diesel euro6. Questo ha un peso sulle immatricolazioni.

Quali sono i primi effetti per il nostro mercato automotive che sono già imputabili al Coronavirus?

Le aree più colpite da Covid19 sono la bassa Lombardia, Milano e il grande hinterland, Veneto e l’Emilia Romagna, che da sole fanno un terzo del mercato italiano e sono trainanti dell’economia. Non si può pensare che non ci siano effetti.

Tra i primi: la mancanza di traffico nei saloni, le disdette in officina di riparazioni non urgenti, le rinunce a livello turistico, che avranno un forte impatto sul Rent-a-car. Le possibili ripercussioni economiche e di liquidità delle imprese più coinvolte degli altri settori potranno inoltre provocare effetti depressivi indiretti anche sulle decisioni di acquisto di un auto nel corso dei prossimi mesi.

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Cosa potrebbe fare il Governo?

La priorità è senza dubbio sanitaria, poi però facciamo un ragionamento per il bene del Paese: l’automotive pesa quasi il 10% del Pil. Solo sulla distribuzione e l’assistenza (esclusa produzione) abbiamo 160mila posti di lavoro e si tratta di settori che potrebbero andare in grandissima difficoltà.

premier Giuseppe Conte tassazione auto aziendali

Il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli  è consapevole della situazione e speriamo di ottenere presto un incontro per capire come preservare questo settore strategico, per la mobilità e per il Paese.

Cosa auspicate come Unrae?

Speriamo in manovre aggiuntive per sostenere le aziende del settore. Oggi ci sono già incentivi su fasce basse di emissioni di CO2 sia a livello nazionale che regionale, ora servirebbero interventi per tutto il settore per sostenere le imprese sul territorio (delle quali i dealer fanno parte), come ha già annunciato il Governo.

Si dovrà agevolare, in particolare il settore dei privati, che ora sta soffrendo di più (-19,18% a febbraio)

L’unico dato positivo di febbraio era proprio il noleggio: +17,35% il Nlt e +18,94% il Rac. Ora cosa succederà?

È facile pensare a un periodo di notevole difficoltà del Noleggio a breve termine, vista la drastica riduzione di spostamenti sia per turismo sia per lavoro.

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In senso più generale e numerico per il mercato del 2020 se noi proiettassimo i risultati dei primi due mesi  a tutto il 2020 e ci aggiungessimo un ipotetico ulteriore calo del 10% dovuto al Coronavirus da Marzo in avanti arriveremmo a un mercato di poco oltre l’ 1,65 milioni di auto e, quindi, al collasso.

Sarebbe molto difficile da sostenere, 300.000 auto in meno sono un ammanco anche da un punto di vista fiscale. Ci auspichiamo di poterne parlare con i ministri competenti e condividere con loro questi dati.

Si aspettava che venisse cancellato il Salone di Ginevra?

No, perché fino alla fine gli organizzatori hanno detto che si sarebbe svolto regolarmente, infatti sono state le autorità svizzere a cancellarlo. Ma credo fosse ritenuta una situazione potenziale ad alto contagio e probabilmente è stato giusto così.

Ginevra resta il Salone dell’auto più importante in Europa e uno dei tre più importanti al mondo.

Per le Case auto – che investono milioni per la loro presenza – è stata una grossa perdita, ovviamente non sono importi che rischiano, da soli, di mettere a rischio il bilancio di una multinazionale. Tuttavia è un disagio per quei brand che puntavano molto al Salone per i loro lanci. Molti sono ricorsi a presentazioni virtuali, ma certo l’impatto è minore.

Oltre al problema italiano ed europeo, è aperta la questione Coronavirus in Cina. Quali potrebbero essere le conseguenze di un rallentamento cinese sul nostro mercato?

La questione va analizzata dal punto di vista produttivo e commerciale. Molte aziende hanno impianti in Cina e buona parte di questi sono dedicati alla produzione di motori elettrici, che quindi potrebbero tardare.

Le aziende possono spostare la produzione in Europa ma questo comporta un ritardo e le statistiche, soprattutto quelle legate alle medie di CO2 imposte dalla UE, non aspettano.

Dal punto di vista commerciale, invece?

La Cina è un mercato importantissimo per le Case auto ed è completamente collassato. I dati che vengono dalla Cina sono incommentabili: nella prima settimana di febbraio si è registrato un calo del 96%, con solamente 811 nuove auto vendute in tutta la Cina. Ciò significa che è tutto fermo.

Coronavirus Cina

È inverosimile immaginare in Europa una situazione come quella cinese?

Noi spesso abbiamo una percezione delle cose cinesi lontana dalla realtà. Crediamo che i cinesi non siano in grado di affrontare Covid-19, ma in realtà dal punto di vista scientifico, economico, di ricerca e sviluppo sono tra i Paesi più avanzati al mondo.

Hanno anche un grado di disciplina difficile da replicare in Europa: sono riusciti a bloccare milioni di persone nelle loro case, da noi è impensabile. Ho molta fiducia, però, nel nostro modello di sanità. Se non ce la facciamo noi non ce la fa nessun altro.

 

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