L’Europa nella transizione all’elettrico tra ambizioni UE e posizioni dei Singoli

L'Unione Europea e, in generale, il Vecchio Continente sono a una fase molto importante della loro storia: la completa conversione della loro economia e della loro energia. Ma se le Istituzioni hanno proposto obiettivi molto ambiziosi, non tutti i singoli membri sono d'accordo allo stesso modo.

Per l’Unione Europea, questo periodo è fondamentale, sotto tanti punti di vista. A partire da quello energetico: il Vecchio Continente, probabilmente l’area più importante al mondo per quanto riguarda i motori, si trova ad affrontare la transizione alla mobilità 100% elettrica (ma non solo).

La commissione Europea e gli obiettivi per il 2030

Un Europa che si può dire letteralmente divisa: da una parte, l’Unione Europea ha obiettivi molto ambiziosi, con la produzione autosufficiente di batterie entro il 2025 e per la riduzione dei consumi nel 2030. Dall’altra, i singoli Paesi hanno posizioni, infrastrutture e possibilità molto diverse.

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GLI OBIETTIVI DELL’UNIONE PER IL 2030

Dopo gli Accordi di Parigi sul clima, raggiunti nel 2015 ed effettivi da questo 2020, l’Unione ha tenuto il Green Deal Europeo lo scorso settembre, il cui obiettivo primario è quello della riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030 di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990.

Per raggiungere questo importante traguardo, sono stati analizzati più settori e in generale la linea intrapresa è quella verso l’aumento dell’efficienza energetica e dell’energia da fonti rinnovabili.

Un percorso che, secondo l’Unione, permetterà di sviluppare un’economia climaticamente neutra e, quindi, di rispettare gli impegni presi nel quadro dell’Accordo di Parigi. In particolare, tre sono gli obiettivi chiave: 

  • Una riduzione del 40% (almeno) delle emissioni di gas-serra, rispetto ai livelli del 1990.
  • Una quota di almeno il 32% di energia rinnovabile.
  • Un efficientemento energetico pari ad almeno il 32,5%.

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30 MILIONI DI AUTO ELETTRICHE IN EUROPA NEL 2030

La riduzione delle emissioni di gas-serra riguarda, naturalmente, anche le vetture. Complici anche i vari incentivi dei singoli Stati europei per l’acquisto di vetture altamente elettrificate (plug-in hybrid) e, soprattutto, totalmente elettriche, l’obiettivo dell’Unione è quello di far circolare almeno 30 milioni di auto elettriche nel 2030., come vuole la nuova strategia europea per la mobilità sostenibile.

Anche se il piano della riduzione delle emissioni di gas-serra non prevede, naturalmente, solo un aggiornamento della auto dei cittadini europei, è evidente che per Bruxelles rappresenta un passo importante per azzerare le emissioni di CO2  per quanto riguarda i trasporti.

Una strategia ancora più incredibile, se consideriamo che entro 5 anni più tardi, ovvero il 2035, l’Unione punta a raddoppiare il traffico ferroviario ad alta velocità, e ad avere navi e aerei a emissioni 0 per il mercato. Obiettivo ultimo, il 2050, quando quasi tutti i nuovi veicoli, compresi bus e camion, saranno a 0 emissioni.

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L’IMPORTANZA DELLE BATTERIE VERDI

L’Unione Europea è però consapevole le auto elettriche possono essere inquinanti. Non, naturalmente, durante la marcia, ma nei processi di produzione. Ecco perché, in ambito del Green Deal, le Istituzioni Europee hanno pubblicato anche una proposta di regolamento per le batterie “verdi”.

I pacchi batterie delle auto elettriche, che come abbiamo detto saranno interamente prodotte nel territorio dell’Unione, dovranno diventare sostenibili, altamente efficienti e anche sicure per tutto il loro ciclo di vita. Tradotto: dovranno avere il minore impatto ambientale possibile, ed essere prodotte con materiali sostenibili, ottenuti nel pieno rispetto dei diritti umani e delle norme ecologiche.

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Oltre a questo, dovranno essere rigenerate o riciclate, quindi destinate a una seconda vita per ridare all’economia dei materiali di valore. 

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3 MILIONI DI COLONNINE

30 milioni di auto elettriche significa, però, dover anche aumentare il numero di colonnine elettriche. E questo obiettivo è ancora più ambizioso, per molti anche il primo punto di contrasto con la strategia europea.

Il solo investimento, infatti, richiede 20 miliardi di euro, perché tutti i Paesi membri dell’Unione dovranno lavorare in sinergia per portare, in 10 anni, il territorio ad avere 3 milioni di colonnine, contro le attuali 185.000.

Le colonnine di Be Charge

Significa moltiplicare di 15 volte la distribuzione di colonnine sul suolo europeo, e investire 1,8 miliardi di euro all’anno. Questo calcolo, fatto dall’organizzazione ambientalista Transport&Enviroment, tra l’altro vede in maniera pessimista anche l’obiettivo delle 30 milioni di auto elettriche nel 2030: secondo l’organizzazione, infatti, per arrivare ad essere carbon neutrale nel 2050, le auto elettriche nel 2030 dovrebbero essere già 44 milioni.

Per capire meglio, basta considerare che attualmente sulle colonnine si investe appena il 3% della spesa per infrastrutture stradali in Europa, e sono per lo più privati e gli stessi costruttori che fondano joint venture (come Ionity) per incentivare la diffusione di colonnine per la ricarica e, quindi, l’acquisto di auto elettriche.

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NUOVE MISURE DAL 2021

Ad ogni modo, comunque l’Unione parte agguerrita. A partire dall’anno che sta per cominciare, infatti, scatterà il nuovo limite di emissioni di CO2 per veicolo: 95g/km, contro i 130 attuali. Se i costruttori superano questo limite, dovranno pagare una multa per ogni esemplare venduto. 

Il limite si abbasserà di anno in anno, contando che entro il 2030 dovrà essere tagliato del 37,5%. Un provvedimento che quindi manda definitivamente “a morte” i motori termici tradizionali, e per rispettare il quale tutti i costruttori si stanno preparando con tanti investimenti. 

ADDIO ALL’ENDOTERMICO DAL 2035?

Gli ultimi aggiornamenti europei vedono il 2035 come data di addio definitivo al motore endotermico. È quanto espresso da Pascal Canfin, Presidente della Commissione per l’Ambiente in vista della prossima revisione sugli standard delle emissioni dei veicoli leggeri da parte del Parlamento Europeo.

Secondo Canfin, nei prossimi 18 mesi ci sarà una revisione di circa 50 leggi europee per dare una vera sostanza, a livello legislativo, al Green Deal. Tra questi anche la Legge sul Clima, che fisserà l’obiettivo, come abbiamo visto sopra, di ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 55% nel 2030.

Nel brevissimo termine (si parla di giugno 2021) saranno lanciate 12 direttive per quanto riguarda il mercato del carbonio e la nuova CO2, con obiettivi che si applicheranno ai seguenti settori:

  • Automotive
  • Agricoltura
  • Produzione energetica
  • Abitazioni.

Ne consegue una vera e propria trasformazione del mercato automobilistico. Dice Canfin:

Lo standard sulla CO2 sarà così severo che, allo stato attuale della tecnologia dei motori benzina e diesel, i propulsori termici non saranno più in grado di soddisfare i nuovi limiti“.

Non ci resta che aspettare giugno 2021 per capire quali saranno i risvolti nel tema mobilità, automotive ed energia.

LE DIVERSE REAZIONI DEI SINGOLI PAESI ALLA TRANSIZIONE ENERGETICA

Da una parte, quindi, abbiamo l’Unione Europea che punta in grande. Dall’altra, invece, abbiamo i singoli Paesi, che hanno mentalità, infrastrutture ed economie molto diverse. La stessa Germania, come abbiamo visto, ha chiesto all’Europa di rallentare la transizione energetica, per salvaguardare la sua stessa economia, fortemente legata all’industria automobilistica.

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La stessa ACEA (European Automobile Manufacturers Association) considera gli obiettivi dell’Unione Europea molto lontani dalla realtà. Nella sostanza, li considera irraggiungibili. L’associazione spiega, in riferimento al 2019, che su 243 milioni di vetture in circolazione in Europa, meno di 615.000 erano a 0 emissioni, lo 0,25%. 

colonnine ricarica auto elettriche

In un anno, in effetti, la quota è cresciuta e non di poco. Le stesse percentuali che abbiamo visto per i dati di mercato italiani, si riscontrano anche nel resto del continente: il terzo trimestre del 2020, infatti, ha visto una diffusione europea delle vetture a 0 emissioni pari al 7,2% del totale percentuale.

Un grande salto in avanti, che in effetti sembra dimostrare come, con i giusti incentivi e i giusti investimenti, le elettriche possano conquistare velocemente fette di mercato. Tuttavia, va detto, a quote diverse.

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OBIETTIVI DIVERSI

I singoli Paesi europei, anche fuori dall’Unione, hanno progetti molto diversi tra di loro. Per esempio, il Regno Unito ha optato per un taglio ancora più netto con i motori termici, e punta a bandire, letteralmente, i motori endotermici entro il 2030. 

Anche la Norvegia si presenta come un Paese molto progredito per quanto riguarda la diffusione delle vetture a 0 emissioni, considerando che a settembre il 60% delle auto circolanti nella Monarchia Scandinava erano a emissioni 0, con Polestar, Tesla e Volkswagen come marchi in testa.

Anche la Danimarca e la Svezia, per citare due Paesi membri dell’Unione, hanno obiettivi ambiziosi e sono particolarmente avanti per quanto riguarda la diffusione delle auto a emissioni 0. La Svezia, per esempio, già dal 2019 ha dichiarato di voler vietare la circolazione di auto diesel e benzina entro il 2030.

La Danimarca ha invece optato per una soluzione diversa, e in certi aspetti anche più soft: dal 2030 consentirà auto nuove solamente ibride e totalmente elettriche. Inoltre, il Paese è già al lavoro per dotare il territorio di stazioni di servizio elettriche paragonabili a quelle tradizionali a benzina/diesel, con quindi anche possibilità di sosta, ristoro e altre attività

La Danimarca è però un Paese particolare, che punta non tanto sulle auto a emissioni 0, quanto sulla micromobilità. La stessa capitale, Copenhagen, dal 2016 ha visto il traffico delle biciclette superare quello delle automobili, e sono in progettazione vere e proprie autostrade per le biciclette che colleghino la metropoli danese al suo hinterland.

PER SALVAGUARDARE L’INDUSTRIA

L’obiettivo danese, preso ad esempio, riguarda uno dei Paesi meno interessati alla transizione energetica, visto che la Danimarca non ha un’economia legata all’industria automobilistica. La Svezia, per esempio, ha proposto l’obiettivo di auto a 0 emissioni entro il 2030 anche in virtù dei nuovi piani di Volvo, che a sua volta sta affrontando una fase di transizione verso una produzione di auto totalmente elettriche e altamente elettrificate.

L'importanza dell'industria automobilistica in Europa

Altri Paesi, come la Germania, la Francia e l’Italia (i tre maggiori Paesi dell’auto in Europa), pur spingendo verso l’acquisto di auto elettriche, optano anche per una transizione più equilibrata. Prima di tutto, per salvaguardare la loro produzione e, quindi, anche i posti di lavoro.

IL CASO ITALIANO

L’altro motivo è che, soprattutto nel caso dell’Italia, il PIL è più basso. Le auto elettriche, ancora nel pieno dello sviluppo, sono costose da produrre e di conseguenza sono costose anche per l’utente finale.

Proprio per questo, in Italia gli obiettivi sono per ora più contenuti rispetto a Regno Unito o Svezia: non una messa al bando dei motori tradizionali, ancora molto diffusi nel territorio; quanto più una spinta prima verso l’elettrificato (più accessibile) e poi verso l’elettrico.

Nel frattempo, però, l’impegno è di migliorare le infrastrutture. Autostrade per l’Italia, dopo un iniziale disinteresse per la mobilità elettrica, ha annunciato di voler creare stazioni di servizio per le auto elettriche ogni 90 km. Mentre l’obiettivo per il 2030 è di portare a 130.000 il numero di colonnine nel Paese.

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