28 Gennaio 2020

Fiscalità delle auto aziendali: ecco cosa cambia nel 2020

Chiuso positivamente il capitolo della tassazione del fringe benefit, per la fiscalità delle auto aziendali se ne aprono altri due: Iva e bollo. Ecco tutti i dettagli.

Fiscalità delle auto aziendali, cosa cambia nel 2020? Dopo due mesi di dibattito serrato, tra comunicati, interviste, dichiarazioni di esperti e pseudoesperti, l’annunciata stretta sul fringe benefit delle auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti è stata ridimensionata (leggi il nostro approfondimento).

fiscalità delle auto aziendali, le novità del 2020

Esclusa l’angosciante iniziale ipotesi di un aumento del 330% del coefficiente di tassazione, ha prevalso alla fine il buon senso: il Governo ha raccolto le giuste istanze del settore e, anche fatti due conti, ne ha ridotto di molto la portata. Ma quelle sul fringe benefit non sono le uniche novità che riguardano la fiscalità. Ecco una panoramica completa.

FISCALITÀ DELLE AUTO AZIENDALI: LE ULTIME NOVITÀ

IL FRINGE BENEFIT

La Legge di Bilancio, approvata definitivamente prima di Natale dal Parlamento, ha stabilito che la nuova normativa interesserà solo i veicoli con contratti stipulati a partire dal 1° luglio 2020. E poi, aspetto che può davvero contribuire all’ambiente, sono previste fasce di tassazione rapportata ai valori di emissione di CO2.

Nel dettaglio, il fringe benefit scende al 25% sulle auto aziendali con emissioni inquinanti inferiori a 60 g/km e al 30% su quelle superiori a 60 g/km. Per i veicoli con emissioni CO2 tra 160 g/km e 190 g/km la percentuale passa al 40% dal 2020 e sale al 50% nel 2021; infine per le auto con emissioni inquinanti oltre 190 g/km passa al 50% e al 60% rispettivamente nel 2020 e nel 2021.

fringe benefit auto aziendali tassa

In pratica il Governo ha voluto applicare alle auto aziendali la stessa filosofia utilizzata per l’Ecobonus/Ecotassa (leggi cosa pensano i Fleet Manager), applicando la tassazione massima alle auto con livelli di emissioni più alti, privilegiando invece quelle aziende che scelgono modelli elettrici o ibridi, gli unici in grado di rimanere al di sotto della soglia dei 60 g/km di CO2.

La norma produrrà per davvero pochi effetti sulle flotte a noleggio lungo termine. Dalle rilevazioni di Aniasa, a fine 2019 il 95% delle autovetture non avrebbe avuto aumenti di tassazione e solo il 4% sarebbe rientrato nelle fasce più alte.

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IVA

Lo Stato ha ottenuto, con la Decisione del Consiglio UE del 5 dicembre 2019, l’autorizzazione l’Italia a mantenere, fino al 31 dicembre 2022 e in regime di deroga, il limite del 40% per la detraibilità dell’Iva relativa alle auto aziendale. E’ dal 2007 che si procede di triennio in triennio a chiedere una deroga al regime comunitario, che invece prevede la detraibilità del 100%.
Secondo il Consiglio, “tale misura di deroga dovrebbe essere limitata al tempo necessario per consentire di valutarne l’efficacia e l’adeguatezza della percentuale, ed è giustificata dall’esigenza di semplificare la procedura per l’imposizione dell’Iva e di evitare l’evasione mediante contabilizzazione scorretta”. 

Iva auto aziendali

Non ci sono parole di commento, ma solo i numeri. Nel 2019, in Italia, gli acquisti di auto aziendali hanno raggiunto il 43,2% delle immatricolazioni. La stessa percentuale è all’incirca del 64% in Germania, del 55% nel Regno Unito, del 50% in Francia e del 47% in Spagna. In questo modo, viene meno il ruolo di acceleratore del rapido turnover del parco auto promosso dalle flotte aziendali. Un effetto che stride con le dichiarazioni strombazzati sul livello di emissioni nelle nostre città dovuto al diesel Euro 6 (e non invece ai 13 milioni di vetture circolanti ante Euro 4!).

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La Corte di Giustizia di Strasburgo, nel lontano 2006, dichiarava illegittimo il permesso concesso all’Italia per 22 anni di totale indetraibilità dell’Iva. É inimmaginabile adesso aspettare un altro decennio, occorre riproporre subito il problema. Anche in questo caso, si consiglia agli uffici istituzionali un attento studio sulle positività di un aumento – anche graduale – della detraibilità, che produrrebbe solo vantaggi economici. Sarebbe un primo passo, limitato ma importante, per avvicinare agli standard europei il trattamento fiscale dell’auto aziendale italiana.

BOLLO AUTO

Da sempre, la tassa automobilistica sulle auto a noleggio è stata corrisposta dall’impresa di noleggio, il proprietario. Un emendamento ritirato e ripresentato dal Governo in 48 ore, inserito poi nel maxi-emendamento blindato e approvato sulla fiducia con il Decreto Fiscale, sposta l’obbligo – ma solo per i contratti superiori a 12 mesi – in capo al cliente. Che dovrà pagare in base alla Regione di residenza. Sono coinvolti oltre un milione di veicoli locati a quasi 145.000 clienti (85.000 aziende, 3.200 PA e 55.000 soggetti privati) residenti in 20 Regioni, ognuna delle quali con specifica regolamentazione in merito.

Così, si stravolgono lo sviluppo di nuovi scenari della mobilità e gli obiettivi di semplificazione degli adempimenti amministrativi. E poi, si annulla la funzione di correttezza fiscale del noleggio per puntualità e completezza nei pagamenti, con potenziale evasione. Per di più si rischia di causare un forte contenzioso a livello locale e nazionale (oggi inesistente), per un settore che, al contrario, garantisce da sempre il totale adempimento degli obblighi di legge. Senza contare che si pongono problemi di bilancio per le 3.200 Amministrazioni Pubbliche, che utilizzano, attraverso le Convenzioni Consip. i servizi delle flotte a noleggio lungo termine, in relazione agli importi complessivi ed ai maggiori costi amministrativi.

Aniasa sta rappresentando in ogni sede istituzionale l’assurdità della norma, imposta dal Governo senza alcuna possibilità di dibattito in Parlamento e di confronto con il settore. Per conto loro, le aziende, visto il rischio di riduzione di immagine, stanno elaborando le migliori strategie per ridurre gli impatti verso la clientela. Le Regioni promotrici della norma, per obiettivi motivi di gettito, potrebbero peraltro avere riduzioni nelle entrate.

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DEDUCIBILITÀ DEI COSTI

Restano invariate le norme di deducibilità dei costi. La percentuale di deduzione dei costi, per l’autovettura concessa in uso promiscuo ad un dipendente, è del 70%. Fino al 2012 era del 90% e fino al 2006 l’intero importo tassato come fringe benefit era deducibile. In caso di assegnazione all’amministratore, invece, la deduzione dei costi è del 100%, nel limite del fringe benefit tassato, mentre l’eccedenza è deducibile al 20%.

ACCISE SUI CARBURANTI

 Per garantire la copertura di varie spese, si staglia l’aumento delle accise sui carburanti a partire dal 2021. La Manovra riapre infatti la strada ad una stangata su benzina e diesel, per effetto di un aumento delle clausole di salvaguardia (valore: circa 800 milioni per il 2021 e 1,2 miliardi per il 2022). La misura è stata “sterilizzata” per il 2020, ma non per gli anni successivi. Entro questo ottobre, il Ministero dell’Ambiente deve trovare una soluzione.

Articolo di Pietro Teofilatto, direttore della sezione noleggio a lungo termine di Aniasa

(L’articolo completo sarà pubblicato sul numero di febbraio di Fleet Magazine)

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