14 Ottobre 2014

Nuovo Nissan Qashqai, la nostra prova su strada

Il nuovo Nissan Qashqai è un modello particolarmente adatto alle flotte aziendali: per questo l’abbiamo provata nel nostro classico test Ai Raggi X. Vediamo come è andata.

EVOLVERSI, RESTANDO SE STESSI – Tanto le impressioni quanto i dati raccolti parlano chiaro: il nuovo Qashqai si conferma un prodotto centrato, riuscito, ben fatto a beneficio delle flotte aziendali.  I concetti applicati da Nissan nella progettazione e realizzazione sono tangibili, evidenti: incrementare la cura costruttiva, usare materiali più preziosi proprio dove servono, cioè dove i driver e i passeggeri ne percepiscono l’utilità e ne possono effettivamente apprezzare la qualità. Mantenere i capisaldi della praticità era altrettanto importante: il vano bagagli, per esempio, cresce in capacità. Utile la possibilità di frazionare lo spazio a disposizione grazie al pianale che si scompone in due parti, posizionabili in verticale per fermare il carico. Altre direzioni dello sviluppo del modello sono state l’aumento dell’efficienza meccanica, la riduzione dei consumi, degli sprechi, degli attriti. Alleggerendo ogni cosa, ove possibile. E concentrarsi sulla silenziosità, con minuziosa attenzione alle vibrazioni. Conferire alla vettura un carattere più dinamico, stradale, divertente, pur mantenendo la posizione di guida sopraelevata e alcuni dettagli off-road come la maggiore altezza da terra e i paraurti non verniciati (che semplificano la vita, soprattutto in città). Ne risulta un’auto davvero in grado di proporsi in modo efficace tanto a chi guida veloce, quanto ai tranquilli che macinano strada e cercano il comfort.

IMPRESSIONI DI GUIDA – Quella della nostra prova è una Acenta Dig-T 115 (iniezione diretta di benzina, con turbo): girato il quadro e messo in moto, il motore è quasi inavvertibile. Lo sterzo è leggero, ma non evanescente. Frizione leggerissima, cambio con leva alta, dai buoni innesti. Un insieme piacevole di comandi ben affiatati tra loro, freni dal pedale soffice ma ben modulabile: un comando di qualità elevata per la categoria. Ci sono anche diverse modalità di guida selezionabili dal software di bordo, più sportiva o più confortevole. Le prestazioni sono brillanti, ben studiate per il corpo vettura, il 4 cilindri ha una bella coppia, è gradevole e molto insonorizzato, benché qualche nota, peraltro piacevole, sfugga in piena accelerazione o quando la “waste gate” della turbina soffia fuori l’aria in eccesso ai cambi di marcia, se si guida allegri. Tutto ciò per arrivare alla domanda cruciale: ma allora quant’è di cilindrata? Duemila forse no, ma millesei come minimo. Anche perché i cavalli sono 115. Ebbene: niente di più fuorviante. I centimetri cubici sono solo 1.197. Magie del downsizing.

(L’articolo completo è pubblicato sul numero di ottobre di Fleet Magazine)

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