6 Giugno 2019

FCA-Renault, ritirata la proposta di fusione

Nulla di fatto sulla proposta di fusione che avrebbe dovuto portare a un Gruppo da 8,7 milioni di veicoli ogni anno. I dubbi dello Stato francese, azionista Renault, fanno saltare le trattative

Doveva essere il CdA del sì alla proposta di fusione FCA-Renault. Si trasforma in una mancata decisione che fa saltare le trattative.

FUSIONE RENAULT-FCA, DUBBI DI STATO

fusione fca renault

Una riunione fiume, mercoledì, del board di Groupe Renault, si conclude senza esito. O meglio, l’esito indiretto è nella replica di FCA, che ritira la proposta di fusione avanzata il 27 maggio. Dieci giorni di discussioni, trattative, composizione di interessi, scetticismo del partner Nissan e richieste dello Stato francese, azionista al 15,01% di Renault.

IL SECONDO RINVIO SUL VOTO

“Il CdA di Renault S.A. si è riunito oggi sotto la presidenza di Jean-Dominique Senard, per proseguire l’esame con interesse della proposta ricevuta da FCA, per una potenziale fusione 50/50 tra Renault S.A. e FCA.

Il Consiglio d’amministrazione non é stato in grado di assumere una decisione, per la richiesta espressa dai rappresentati dello Stato francese di rinviare il voto a un consiglio successivo“.

E’ la nota stampa diffusa da Renault, con la quale rimette in campo all’azionista Stato il mancato voto. Dai rumours emersi, si sarebbe irrigidita anche la posizione Nissan, che le istituzioni avrebbero voluto all’interno della fusione.

LE RICHIESTE E LE PRESSIONI IN FRANCIA

Già prima del CdA Renault di martedì si erano registrate prese di posizione, richieste di garanzie e di modifiche alla proposta di fusione, avanzate dallo Stato francese.

Oltre alla sede legale a Parigi, la richiesta del mantenimento della sede Renault di Boulogne-Billancourt, garanzie e clausole di tutela dei posti di lavoro e degli impianti sul suolo transalpino, garanzie estese a 4 anni.

In Francia, la proposta di fusione è stata percepita come una scalata, da qui la necessità di porre condizioni di garanzia in favore del partner Renault.

FCA, IN FRANCIA NON CI SONO LE CONDIZIONI

Manley FCA

Alla posizione emersa dal CdA, il Gruppo FCA ha replicato ritirando la proposta di fusione, in un CdA tenutosi a Londra: “Il Consiglio d’amministrazione di Fiat Chrysler Automobiles riunito stasera, sotto la presidenza di John Elkann, ha deciso di ritirare con effetto immediato la proposta di fusione avanzata a Groupe Renault. 

PROPOSTA BILANCIATA 

FCA resta fermamente convinta di una proposta che è stata ampiamente apprezzata sin dalla sua presentazione, la cui struttura e i cui termini erano stati attentamente equilibrati per offrire benefici sostanziali a tutte le parti. Comunque, è diventato chiaro che non esistono attualmente le condizioni politiche in Francia perché una tale combinazione possa procedere con successo.

FCA esprime il suo sincero ringraziamento al Gruppo Renault, specialmente al suo presidente e al suo amministratore delegato, come ai partner dell’Alleanza, Nissan Motor Company e Mitsubishi Motors Corporation, per il loro apporto costruttivo su tutti gli aspetti della proposta. FCA continuerà a tenere fede ai propri impegni attraverso l’implementazione della sua strategia indipendente“.

IL CDA DEL PRIMO RINVIO

Impianto produzione Jeep

Si conclude con un “interesse” e la necessità di “estendere le discussioni sul tema“, il Consiglio d’amministrazione del Gruppo Renault convocato a Boulogne-Billancourt per discutere della proposta di fusione avanzata da FCA. Vertici riuniti dalle 15:00, per discutere la proposta di fusione che porti alla nascita di un nuovo soggetto produttore di quasi 9 milioni di veicoli l’anno.

FUSIONE FCA-RENAULT

La pronuncia definitiva non c’è ancora, com’è logico che sia. Il percorso sarà lungo e richiederà dei mesi. Intanto, il CdA tornerà a riunirsi mercoledì 5 giugno. Così, più delle note ufficiali, valgono i rumours emersi nella giornata dell’incontro del board del Gruppo Renault.

LE RICHIESTE DELL’AZIONISTA STATO

Una riunione arrivata dopo i paletti posti dallo Stato francese, che ben vede l’operazione a patto che la sede legale venga istituita a Parigi, abbia diritto a un posto nel nuovo CdA e abbia garanzie sui livelli occupazionali e gli impianti produttivi in Francia. 

L’equilibrio potrebbe essere nella concessione di uno dei consiglieri riconosciuti in capo al Gruppo Renault allo Stato – che del Gruppo è azionista del 15% e vanta diritti di voto -. L’equilibrio di 4 consiglieri in quota FCA e 4 Renault, più uno di nomina Nissan, sugli 11 complessivamente delineati nella proposta, non si altera.

NISSAN CAUTA 

Stabilimento fca

L’altro campo da monitorare riguarda il ruolo di Nissan, attualmente priva di diritti di voto nel Gruppo Renault, pur essendo storico partner dell’Alleanza e con una quota destinata a essere diluita dalla fusione. Oggi detiene il 15% del capitale a fronte di una quota Renault in Nissan superiore al 43%; la propria partecipazione diverrebbe del 7,5% del soggetto risultante dalla fusione, se andasse in porto.

I vertici della casa nipponica non hanno nascosto come il rapporto con Renault andrà rivisto, alla luce di un esito positivo della fusione. Nei giorni scorsi, Hiroto Saikawa, a.d. Nissan, ha operato caute aperture nei confronti di una futura fusione complessiva, che inglobi anche Nissan – e il terzo partner dell’Alleanza, Mitsubishi -. 

LA PROPOSTA DEL 27 MAGGIO

Una in crescita del 12%, l’altra di oltre il 13%. E’ il termometro, all’apertura dei mercati, dell’andamento dei titoli FCA e Renault dopo l’ufficializzazione di una proposta non vincolante di fusione avanzata da FCA al CdA del Gruppo Renault. Proposta che verrà esaminata da una riunione straordinaria del board del gruppo francese stamani.

 

FCA-RENAULT, TERZO PLAYER MONDIALE

Dopo tanti rumours circolati nel mesi scorsi, dalla possibilità di una fusione tra Gruppo FCA e PSA, nonché le voci di un interesse da parte di Renault, arrivano le prime mosse.

Dovesse concretizzarsi la fusione, ben vista anche dallo Stato francese, rappresentato in seno al Gruppo Renault, ne scaturirebbe un soggetto con un volume di vendita pari a 8,7 milioni di veicoli l’anno.

Quanto basta per proporsi come terzo gruppo più importante al mondo e, sui singoli mercati, risultare il primo nella regione America Latina, il secondo nell’area EMEA, il quarto in Nord America. E con le risorse per rafforzare la presenza nell’area Asia Pacifico.

FUSIONE ALLA PARI

La struttura che avrebbe la nuova società, capogruppo di diritto olandese, vedrebbe Renault e FCA detenere  ciascuna il 50% delle quote azionarie, con un board nel quale ciascun gruppo avrebbe 4 rappresentanti, sugli 11 complessivamente previsti.

MERCATO USA, ELETTRICO E SEGMENTO LUSSO

Dovesse andare in porto l’offerta non vincolante di fusione, si registrerebbero accessi privilegiati a determinati segmenti di mercato e tecnologie per entrambi.

Renault guadagnerebbe una presenza di primissimo piano in Nord America, dove i brand Jeep (leggi il test di Cherokee) e Ram sono centrali. La copertura del segmento lusso conterebbe su Maserati e Alfa Romeo.

Gamma Jeep 2019

Per il Gruppo FCA, invece, si avrebbe un accesso alle tecnologie di elettrificazione sulle quali Renault è già posizionata, con la possibilità di una ricerca e sviluppo da condizioni più favorevoli.

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Accesso a nuovi segmenti di mercato, economie di scala, ottimizzazione delle famiglie di prodotto e piattaforme. Dalla fusione non verrebbero penalizzati i siti produttivi, puntualizza in una nota FCA: nessuna chiusura.

SINERGIE SU PRODOTTO, ACQUISTI E RICERCA

Si avrebbero, invece, sinergie importanti per oltre 5 miliardi di euro, dall’aggregazione. Circa il 90% deriverebbe dall’insieme del ramo Acquisti (per il 40%), efficienze nel campo Ricerca e sviluppo (per il 30%) e per il 20% sulla produzione.

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Sinergie massime prospettate al termine del sesto anno dalla finalizzazione della fusione.

Sul piano strettamente del prodotto, il nuovo soggetto partecipato al 50% da FCA e Renault, porterebbe a ridurre del 20% il numero di piattaforme dei veicoli e del 30% le famiglie di motorizzazioni.

2,5 MLD DI DIVIDENDO AGLI AZIONISTI FCA

Va segnalato come, dalla proposta che verrà esaminata dal CdA Renault, resta fuori dalla fusione il marchio Nissan, componente dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi, altro fronte sul quale è impegnato il gruppo transalpino.

Renault

La capogruppo nascente dall’eventuale via libera dato da Renault alla proposta di fusione di FCA verrebbe quotata alla Borsa di Milano, sull’indice di Parigi e New York.

In termini strettamente tecnici, per compensare le differenze di valore azionario tra FCA (12 euro per azione) e Renault (56 euro per azione), la nota diffusa da FCA spiega come: “prima della chiusura della transazione, per mitigare la disparità di valori azionari, gli azionisti FCA riceverebbero anche un dividendo di 2,5 miliardi di euro.

In aggiunta, prima del closing, verrebbero distribuite azioni Comau agli azionisti FCA o un incremento di dividendo di 250 milioni di euro se lo spin-off di Comau non dovesse avvenire”.

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