Futuro auto elettriche: il piano di Enel e gli ostacoli esistenti
 

EV: ecco perchè le colonnine da sole non bastano


Il futuro delle auto elettriche è ancora un rebus da decifrare. Anche dopo la notizia (importante) ribadita nei giorni scorsi, ovvero l’avvio del piano nazionale di Enel elaborato per aumentare finalmente le infrastrutture nel nostro Paese. Piano che partirà dopo l’estate.

Survey futuro auto elettriche

Sarà la spinta (o, per usare un gioco di parole, la “spina”) giusta? Di certo, si tratta di un’azione necessaria dato che, come abbiamo visto nelle settimane scorse, l’Italia è la Cenerentola d’Europa in termini di colonnine di ricarica e, in generale, di diffusione degli EV. Basterà, però, per far decollare l’auto elettrica in maniera esponenziale? Su questo aspetto, diciamoci la verità, i dubbi non mancano. E in seguito vedremo perchè.

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FUTURO AUTO ELETTRICHE: COSA PREVEDE IL PIANO ENEL

L’iniziativa dell’Enel, presentata già a novembre dall’amministratore delegato Francesco Starace, prevede l’installazione, nel giro di tre anni, di oltre 10mila stazioni di ricarica veloce, con un cospicuo investimento (si parla di circa 300 milioni di euro). Un passo deciso, accompagnato da una stima numerica ardita: con l’impegno dei principali Costruttori, entro il 2040, la metà del parco circolante nel nostro Paese potrà essere elettrico.

Una boutade? Forse. Quel che è sicuro è che la crescita dell’infrastruttura è una “conditio sine qua non” indispensabile per diffondere l’auto elettrica nelle flotte aziendali. I Fleet Manager lo hanno detto chiaramente nella survey che abbiamo effettuato qualche mese fa. Ci sono, però, anche altri ostacoli da considerare, dichiarati dagli stessi responsabili flotte. Solo per citarne due, i prezzi tuttora elevati degli EV, e la cosiddetta ansia da autonomia, che dal punto di vista psicologico per molti driver rappresenta uno spauracchio non da poco (anche con una rete capillare di colonnine, in caso di viaggio lungo, i timori di restare “a secco” di elettricità all’improvviso resterebbero, così come rimarrebbe la necessità di un certo numero di soste).

UNA QUESTIONE DI SINERGIE

Ecco, dunque, perchè lo sviluppo delle stazioni di ricarica, da solo, non può essere la panacea di tutti i mali. I piani di Enel e degli altri fornitori di infrastrutture, per raggiungere i loro obiettivi, dovranno inevitabilmente essere accompagnati dagli sforzi congiunti e concreti delle Case automobilistiche (non solo attraverso i lanci di nuovi modelli, ma anche e soprattutto in termini di marketing e comunicazione), degli operatori di car sharing e dei Comuni, specie quelli di grandi dimensioni.

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Le potenzialità di crescita ci sono, se pensiamo che il 57% dei Fleet Manager da noi intervistati ha dichiarato che, a lungo termine, le auto elettriche arriveranno a sostituire le attuali benzina/diesel. E che già oggi il 45% dei veicoli aziendali percorre meno di 100 km al giorno, una distanza ampiamente “nelle corde” dell’auto elettrica. I progetti, come abbiamo visto prima, non mancano. E, in mezzo a tanti dubbi da fugare, una certezza è evidente: saranno le aziende a guidare lo sviluppo dei veicoli a zero emissioni in Italia.

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