Parco auto green: le linee guida per i Fleet Manager

La gestione del parco auto green richiede regole ben precise. Qualche esempio? Prestare attenzione alle motorizzazioni e sensibilizzare i propri driver affinché adottino una guida virtuosa. Cogliere tutte le migliori opportunità offerte dal mercato in tema di alimentazioni alternative e “nuove formule” di mobilità. Non da ultimo, differenziare la scelta dei veicoli in base al loro utilizzo.  Sono queste, secondo le aziende, le principali linee guida per “costruire” un parco auto green.

TRA FLESSIBILITÀ E PALETTI LA GESTIONE PARCO AUTO GREEN

Per i Fleet Manager, la flessibilità nella scelta dei veicoli è un punto di partenza fondamentale per diminuire l’impatto ambientale della flotta. Ciò significa, in ottica di gestione parco auto green, stabilire a priori le tipologie di utilizzo che le singole auto assegnate dovranno avere. Allo stesso tempo, occorrono “paletti” ben precisi. Oggi, per costruire la car policy, le aziende prendono in considerazione soprattutto tre parametri rilevanti: le emissioni, che nella maggior parte dei casi non devono superare una determinata soglia, la cilindrata e il costo.

L’IMPORTANZA DEI REPORT

Un altro elemento fondamentale per la gestione del parco auto green è l’analisi dettagliata dei chilometraggi e dei percorsi effettuati dai driver, per comprendere se il parco sia davvero adeguato alle esigenze. Ci sono poi altre strategie possibili, come l’adozione del car sharing (pubblico o aziendale), che contribuisce ad ottimizzare l’utilizzo delle vetture. In definitiva, la car policy green è un “puzzle” che si compone attraverso varie azioni virtuose.

VARIE STRATEGIE

“Per abbassare la media delle emissioni abbiamo lavorato sulle motorizzazioni, eliminando ad esempio i 3.0 e, allo stesso tempo, le cilindrate troppo basse. Lo abbiamo fatto mantenendo gli stessi modelli” spiega ad esempio da Luciano Molé, Facility Manager di Avnet, multinazionale americana specializzata nella distribuzione di componenti elettronici, che in Italia ha una flotta di 85 vetture, tutte a gasolio. Non sempre, infatti, green fa rima con alimentazioni alternative.
“E’ importante cambiare spesso le auto diesel: almeno ogni tre anni” osserva invece Simone Boeretto, direttore servizi generali di Eismann, mentre secondo Patrick Vella, Fleet Manager di Estée Lauder (90 auto in flotta), l’orientamento green da assumere è “strettamente legato alla tipologia dei tragitti effettuati dai dipendenti e, quindi, all’analisi delle percorrenze”.

(L’inchiesta completa sarà pubblicata sul numero di novembre di Fleet Magazine)

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