13 Gennaio 2021

A che punto siamo con la guida autonoma?

Non solo rivoluzione elettrica: l'altra grande sfida dell'automotive è la guida autonoma. Tra player vincenti, e altri in ritirata, ecco a che punto siamo arrivati nello sviluppo della tecnologia che cambierà per sempre il nostro rapporto con le automobili.

Insieme alla rivoluzione elettrica, la guida autonoma rappresenta la sfida più importante dell’intero settore automotive. Una rivoluzione nel modo di guidare, e di produrre auto, che porterà già nel 2030 a uno scenario molto diverso.

Facciamo il punto della situazione sulla guida autonoma

La guida autonoma è già realtà nella nostra società: non solo perché sono molte le aziende del settore, sia storiche che non, a investire nello sviluppo di queste tecnologie; ma anche perché molte di queste tecnologie sono già arrivate. Un tema complesso e variegato, che richiederà ancora un po’ di anni prima di essere portato a termine. Ma sembra che la strada sia quella giusta.

Leggi Anche: Daimler Truck investe sulle fuel cell con Volvo e nella guida autonoma con Luminar

I LIVELLI DI GUIDA AUTONOMA

Prima di iniziare a fare, davvero, il punto della situazione bisogna innanzi tutto cercare di capire che cos’è la guida autonoma. Il nome parla già da sé: le auto a guida autonoma sono auto che si guidano da sole, e compiono in autonomia tutte le operazioni tipiche, dall’accelerazione, alla frenata, fino ai parcheggi e alle manovre.

Questo, però, riguarda la guida autonoma completa, che a conti fatti è ancora lontana dall’essere completata. Si diceva però che molte tecnologie di guida autonoma sono già presenti sulle nuove auto, e da non pochi anni.

Proprio per questo, si tende a suddividere la guida autonoma in 6 diversi livelli di evoluzione (in realtà 5 + il livello 0). Questi livelli sono stati fissati dalla SAE, ovvero la Society of Automotive Engineers.

La società ha individuato questi 6 livelli per distinguere tutte le operazioni automatizzate che un veicolo è in grado di compiere: il livello 0 indica che la vettura non è in grado di compiere nessun tipo di operazione automatizzata; il livello 5 che l’auto è in grado di guidare completamente in autonomia. Nello specifico:

  1. Livello 0: il livello base, riguardante le auto che oggi sono “storiche” e che vedono la guida totalmente affidata al conducente. La vettura, quindi, non vede alcun intervento elettronico.
  2. Livello 1: le auto con tutti i sistemi di guida assistita di base. Rientrano nel livello 1 l’ABS (che dal 2016 è obbligatorio), il Cruise Control, il Park Assist e le tecnologie in grado di rilevare la corsia, avvisando il conducente se ne sta uscendo.
  3. Livello 2: attualmente è il livello più diffuso. Partito da marchi come Mercedes e BMW, si è pian piano fatto strada arrivando anche in brand quali Seat o Peugeot, e non ultimo sulla nuova Fiat 500 elettrica. L’automazione è qui parziale: le automobili possono intervenire in frenata e in accelerazione se rilevano un pericolo. Per esempio con la frenata automatica di emergenza, che evita la collisione grazie a dei radar; o il sensore per il mantenimento di corsia, che non solo rileva i limiti della corsia, ma mantiene l’auto all’interno delle linee.
  4. Livello 3: si può definire come il primo, vero livello di automazione. Già dal livello 3, infatti, le auto possono sostituire il conducente in alcune manovre, anche se chi guida deve comunque rimanere sempre attento e pronto a subentrare in qualsiasi momento. Nel livello 3 abbiamo sistemi che prendono il controllo solo in alcune situazioni (autostrada; parcheggio), ma non sono in grado di districarsi nel traffico.
  5. Livello 4: a questo livello, l’auto sia in città che in autostrada riesce a capire e monitorare l’ambiente esterno, grazie a un numero elevato di sensori come i Lidar e diverse telecamere, i cui dati vengono elaborati dal computer di bordo. Attualmente, è il livello di guida autonoma raggiunto dalle vetture Tesla. Il conducente può riprendere il controllo in qualsiasi momento, ma il computer continua a intervenire sulla sua guida, e prende il controllo se nota uno scarso livello di attenzione da parte di chi guida.
  6. Livello 5: è il livello a cui stanno puntando le principali aziende. Quando sarà raggiunto e sarà stabilizzato e omologato, la concezione di guida e di automobile odierna sarà totalmente cambiata. Il livello 5 prevede anche auto senza volante, e progettate in maniera totalmente diversa da quella attuale, in grado quindi di muoversi completamente e autonomamente in tutti i contesti.

I livelli di guida autonoma SAE rientrano in un quadro normativo, che obbliga sempre il rilascio di una serie di autorizzazioni specifiche per testare la guida autonoma sulle strade pubbliche. Le autorizzazioni servono a coprire a livello assicurativo le società in caso di incidente, oltre ai vari problemi morali ancora oggetto di discussione.

Leggi Anche: Guida autonoma e futuro, i progetti di Volkswagen Group

VERSO LA GUIDA AUTONOMA DI LIVELLO 5

Attualmente, quindi, il livello più diffuso è il 2, mentre solo Tesla e pochissimi altri competitor hanno raggiunto livelli di guida autonoma di livello 4. Diversi, comunque, sono i player impegnati nello sviluppo di questa tecnologia, espressione più concreta della fusione tra settore automotive con settore tech.

Per esempio, Apple e Google. I due giganti del tech, i rivali protagonisti dell’ultimo decennio, si sono entrambi buttati nella guida autonoma. Al momento, però, è Google a farla da padrone, grazie a Waymo, società che big G ha acquisito non molti anni fa.

Waymo di Google è leader nello sviluppo della guida autonoma

Con Waymo, Google sta compiendo passi da gigante e proprio tra il 2019 e il 2020 ha fatto partire dei progetti pilota in alcune città degli Stati Uniti, tra cui Phoenix, nelle quali ha lanciato il primo servizio di robo-taxi tramite app. 

L’utente può, infatti, prenotare il taxi automatico tramite l’applicazione, e l’auto a guida autonoma lo porterà alla destinazione da lui selezionata. Di fatto, Google-Waymo è la società più avanti nei test, visto che ha creato una flotta molto cospicua, comprendente non solo auto ma anche tir. 

Waymo ha infatti stretto un accordo con Daimler Trucks & Buses, volto a una collaborazione nello sviluppo della guida autonoma. Le due società useranno un Daimler Freightliner Cascadia, un tir nordamericano, che per l’occasione è stato appositamente sviluppato. 

Guida autonoma Volvo

Daimler è, per Waymo, il secondo partner ufficiale: prima del gruppo tedesco, infatti, già Volvo aveva stipulato un accordo con la società di Google. Anche l’azienda svedese, quindi, dimostra la sua particolare attenzione verso lo sviluppo di queste tecnologie, in particolare per quanto riguarda la sicurezza che, com’è noto, rappresenta da sempre il suo principale obiettivo.

Approfondisci: La manager Ödgärd Andersson a capo della guida autonoma di Volvo

GLI SVILUPPI DI TESLA ED FCA

Se Google si sta dimostrando in prima linea per quanto riguarda servizi di mobilità pubblica, Tesla è invece in prima linea nello sviluppo e nella progettazione di auto a guida autonoma per i privati. Attualmente, le sue stesse auto possono godere di sistemi di guida autonoma di livello 4, grazie a nuove funzionalità distribuite dall’azienda di Elon Musk tramite aggiornamento.

Tesla è in prima linea nello sviluppo della guida autonoma

Nel corso del 2020, in particolare, Tesla ha messo il piede sull’acceleratore per quanto riguarda lo sviluppo di tecnologie di guida autonoma, perfezionando sempre di più il suo celebre sistema autopilot. 

Nel corso dell’anno, le Tesla sono state in grado di cambiare automaticamente corsia nelle strade delle città, riuscendo a riconoscere non solo il traffico, ma anche a stare attente agli ostacoli imprevedibili tipici della guida urbana: veicoli in seconda o terza fila, in mezzo alla strada, persone, animali o oggetti che improvvisamente invadono la carreggiata.

Oltre a questo, Tesla ha implementato al meglio la funzione di attraversamento autonomo degli incroci (sia con che senza semaforo), riuscendo a far sì che le sue vetture riescano a capire da sole la pericolosità dell’incrocio in cui si trovano e ad agire di conseguenza. Lo stesso Elon Musk si dice soddisfatto dei risultati raggiunti e, nei giorni scorsi, ha dichiarato di voler arrivare alla messa a punto definitiva del livello 5 entro la fine del 2021.

Anche FCA sta sviluppando la guida autonoma

Anche FCA dimostra di essere sul pezzo. Nel corso dell’anno ha iniziato una collaborazione con Voyage, per integrare la tecnologia di guida autonoma in tutti i modelli del gruppo. 

Le due società hanno messo a punto appositamente una Chysler Pacifica Hybrid (monovolume per il solo mercato nordamericano), iniziando lo sviluppo di un software che, prima di tutto, dialoghi bene con l’”hardware” (la vettura), dimostrando di conoscere sempre al meglio la salute e lo stato di tutti i sistemi presenti all’interno del veicolo.

FCA dimostra quindi di puntare a un software che sappia adattarsi in ogni situazione: un software che, per esempio, in caso di rottura di sensore o di un attuatore, sappia modificare la sua condotta, riuscendo in qualche modo a sostituire l’assenza di questo elemento. 

FCA e Voyage hanno già poi iniziato a far circolare la Chrysler Pacifica Hybrid non distante dalle loro sedi, riscontrando ottimi risultati: l’auto ha infatti soddisfatto tutti i requisiti per quanto riguarda i sistemi di sterzo e frenata. Il gruppo italo-americano è, quindi, pronto a investire ulteriormente nella tecnologia.

Leggi Anche: Volkswagen Autonomy, obiettivo 2025 per i van a guida autonoma

IL RITIRO DI UBER E I TENTENNAMENTI DI APPLE

Se Waymo, Tesla, FCA e Volvo, ma anche General Motors (che a dicembre ha iniziato a far circolare un’auto a guida autonoma a San Francisco)  sono in prima linea nello sviluppo della guida autonoma, alcuni player si sono ritirati.

A partire da Uber, la celebre azienda di trasporto condiviso, che è fu tra le prime società ad investire nella guida autonoma usando delle auto Ford. Recentemente, però, l’azienda ha dovuto rinunciare, vendendo la sua divisione impegnata nella guida autonoma alla società americana Aurora, altra azienda specializzata in queste tecnologie.

Apple ha ridimensionato il suo progetto di guida autonoma

Anche Apple sembra aver mollato la presa. Sono anni che non si sente più parlare della “iCar”, come forse si sarebbe chiamata l’auto a guida autonoma frutto del suo enorme progetto Titan. 

Cupertino, però, a differenza della rivale Google ha riscontrato molte difficoltà, al punto che a gennaio del 2019 ha definitivamente licenziato 200 persone impegnate nel progetto, riducendone anche l’entità: la mela avrebbe dedicato gli sforzi al “solo” sviluppo del software di guida autonoma, e non dell’hardware.

Approfondisci: Stop alla iCar, Apple mette il progetto Guida Autonoma nel cassetto

Recentemente, però, alcune indiscrezioni e notizie non ufficiali sembrano aver cambiato le cose. Pare, infatti, che ci sia stato, o sia in atto, un accordo tra Apple e Hyundai, che vedrebbe Cupertino delegare al colosso sudcoreano la produzione della sua auto elettrica a guida autonoma. 

In questo modo, Apple potrebbe finalmente vedere concretizzarsi i suoi sforzi, con un investimento ridotto, e Hyundai avrebbe accesso più facile alla tecnologia, grazie al software sviluppato dalla software house più quotata al mondo. 

Secondo le indiscrezioni, già dal 2022 potremmo vedere i primi test di un prototipo, mentre poco o niente si sa sulla data di commercializzazione. C’è chi dice nel 2027, chi dopo nel 2030. Comunque, in tempistiche in linea con le previsioni di diffusione effettiva del livello 5 di guida autonoma, che vedono il quinquennio 2025-2030 come periodo più plausibile.

Leggi Anche: In arrivo Apple CarKey, e l’iPhone diventa una chiave per aprire l’auto

PROBLEMI E CRITICITÀ DELLA GUIDA AUTONOMA

Sicuramente questi dati riguardanti lo sviluppo della guida autonoma sono entusiasmanti. Ma, come per qualsiasi cosa, emergono anche delle criticità. Non tratterò qui le questioni riguardanti il piacere di guida, anche perché, a sentire la maggior parte delle aziende, almeno nella fase iniziale il conducente avrà possibilità di scegliere se controllare l’auto oppure no.

Le criticità riguardano direttamente lo sviluppo del software. Anche se negli ultimi mesi non ci sono state notizie degne di nota, fino a 2 o 3 anni fa erano emerse delle notizie riguardanti dei prevedibili incidenti nella fase di sviluppo di questi sistemi. 

Nel 2018, per esempio, Waymo fu coinvolta in alcuni incidenti dovuti proprio ai suoi test delle auto a guida autonoma su strade pubbliche. In entrambi i casi non fu nulla di grave, ma scoppiarono le polemiche su questa tecnologia, giudicata da molti come poco necessaria, o addirittura più pericolosa della guida umana. 

Polemiche che furono ben più aspre nei confronti di Uber, quando la società fu coinvolta in un incidente che si rivelò mortale (e che probabilmente ha portato la società ad abbandonare lo sviluppo della guida autonoma). 

Il 18 marzo 2018, infatti, Uber rimase coinvolta in un tragico incidente, perché la Volvo XC90 che aveva allestito per la guida autonoma investì, uccidendola, la 49enne Elaine Herberg, che stava attraversando la strada non sulle strisce. Dalle constatazioni, venne rilevato come il sistema di frenata di emergenza dell’auto fosse disattivato, motivo per cui la vettura non ha rallentato e nemmeno accennato a frenare.

L’incidente, che per l’immagine di Uber fu un disastro, ha poi irrigidito le istituzioni. L’Europa, in questo, fa poco testo: sia perché come abbiamo visto la quasi totalità delle società di sviluppo di guida autonoma sono statunitensi, sia perché ha regole molto più stringenti. 

Ma a seguito degli incidenti, anche le istituzioni americane hanno ridotto i permessi per lo sviluppo della tecnologia, riservando solo alcune aree. General Motors, per esempio, ha avuto il permesso di testare le sue tecnologie a San Francisco solo in alcune parti della città, e solo in alcune ore della giornata.

Se questo da una parte rallenta lo sviluppo, dall’altra è inevitabile e fondamentale per le istituzioni, che devono comunque mantenere i cittadini in sicurezza, consentendo loro di svolgere le attività quotidiane in tutta tranquillità.

Approfondisci: I limiti legislativi delle auto a guida autonoma

DI CHI É LA RESPONSABILITÀ?

C’è, infine, il problema della responsabilità. Le istituzioni, sopratutto le attentissime istituzioni europee, ancora non sono riuscite a stipulare delle normative in grado di regolamentare al meglio la guida autonoma. In caso di incidente, per esempio, la responsabilità è della società che ha sviluppato l’auto, o del conducente, anche se non guidava?

Proprio il conducente non deve essere tralasciato, perché nonostante la guida autonoma ha ancora la sua fetta di responsabilità, e deve mantenere l’attenzione. Al di là di Elon Musk, che in un tweet recente ha annunciato nuovi videogiochi da integrare nel sistema Tesla una volta sviluppata la guida autonoma, è chiaro che chi si trova “alla guida” in quel momento deve rimanere concentrato.

Robotica Auto a guida autonoma

Secondo uno studio condotto negli States dall’Insurance Institute for Highway Safety, serve molto poco per far calare la prudenza agli automobilisti. E non con il livello 5: già nei proprietari di auto a guida autonoma di livello 2 è emersa la tendenza ad aver mollato la presa, con molti conducenti che si lasciano guidare e, quindi, non si dimostrano pronti quando i sistemi di automazione accidentalmente si disinnestano.

Certamente, le tecnologie di livello 5 saranno progettate per essere molto più resistenti e sofisticate, rispetto alle automazioni quasi basiche delle auto a livello 2. 

Insomma, la guida autonoma sta facendo passi importanti in avanti, ed è sempre più vicino il momento che vedrà cambiare, radicalmente e in maniera quasi definitiva, il nostro rapporto con la mobilità.

Latest From Our Instagram
@fleetmagazine_italia