20 Ottobre 2016

Auto a guida autonoma: ok per un terzo dei driver europei

All’incirca un terzo dei driver europei utilizzerebbe già oggi un’auto a guida autonoma. A sottolinearlo è un’indagine della società di consulenza Arthur D. Little, presentata a Smart Mobility World 2016 da Fabrizio Arena, partner dell’azienda, nel corso del convegno “L’auto connessa e sicura”.

IL FASCINO DELLA GUIDA AUTONOMA

Una delle prospettive più affascinanti legate al tema dell’auto connessa è proprio quella della DrivelessCar. Negli ultimi tempi se ne è parlato molto, ma una domanda sorge spontanea: cosa pensano i consumatori di questa frontiera? Una risposta a questo quesito arriva proprio da Arthur D. Little, che ha effettuato un’indagine a livello mondiale su un campione di 6.500 persone per capire come viene vista la guida autonoma. I Paesi coinvolti sono stati 10:  USA, Francia, Germania, UK, Italia, Svezia, Spagna, Cina, Giappone e Corea del Sud.

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AL DI LA’ DELLO SCETTICISMO

Senza dubbio, i risultati evidenziano ancora un certo scetticismo sull’autonomous driving: attualmente circa un terzo dei driver europei utilizzerebbe già la guida autonoma. I driver del nostro Continente, però, occorre sottolinearlo, sono più “chiusi” rispetto alla frontiera della vettura senza conducente in confronto agli altri: se gli americani, infatti, sono leggermente più propensi, in Cina addirittura il 59% degli automobilisti sarebbe favorevole.

UTILE NEL TRAFFICO

L’indagine di Arthur D. Little sottolinea che le funzioni della guida autonoma sarebbero apprezzate dai driver soprattutto in città e nel traffico, classica situazione in cui l’autonomous driving consentirebbe di evitare stress e di portarsi avanti con le mansioni lavorative. Inoltre, una buona percentuale di rispondenti (in Cina il 50%) ha affermato che, con la guida autonoma, utilizzerebbe maggiormente la vettura. In termini di preoccupazioni ancora esistenti, Fabrizio Arena ha evidenziato una risposta a sorpresa degli automobilisti: questi ultimi, infatti, sembrano essere più “allarmati” dall’aspetto della privacy rispetto a quello della sicurezza.  Solo il futuro potrà dirci se queste impressioni saranno confermate anche nei prossimi anni.

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