29 Ottobre 2019

Perché l’industria dell’auto sta perdendo profitti?

Uno studio di AlixPartners, presentato in occasione di ForumAutoMotive, testimonia che gli investimenti sull’auto elettrica e sulla guida autonoma, il rallentamento del mercato globale e gli obiettivi di riduzione di CO2 stanno pesando come macigni sul mondo dell’auto. Ecco i numeri e le stime per il futuro.

Perché l’industria dell’auto sta perdendo profitti? A questa domanda, di stretta attualità, risponde l’XI studio automotive della società di consulenza AlixPartners, presentato ieri a Milano come preambolo dell’appuntamento autunnale di ForumAutoMotive.

Dario Duse, managing director di AlixPartners, ha presentato i dati della ricerca all’intera filiera delle quattro ruote, che si è riunita per l’occasione all’Enterprise Hotel, nel cuore del capoluogo lombardo. In generale, sono tre i principali motivi che stanno condizionando negativamente l’industria dell’auto: il rallentamento del mercato mondiale, gli investimenti su auto elettrica e guida autonoma e gli stringenti obiettivi di riduzione di CO2, che stanno inevitabilmente guidando le strategie dei Costruttori.

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UN MERCATO NON BRILLANTE

“Un deserto del profitto per l’industria automobilistica”: questo il titolo evocativo dello studio di AlixPartners. “Lo studio evidenzia l’industria sta affrontando e affronterà un periodo difficile per una combinazione di fattori” spiega Duse. I Costruttori vedono ridursi in maniera importante i margini e il cosiddetto ROCE, ovvero il ritorno sul capitale impiegato si sta riducendo in maniera importante.

Il primo fattore è il rallentamento di tutti i principali mercati dell’auto. “Stiamo chiudendo un ciclo di crescita” afferma il managing director di AlixPartners. Non a caso, quest’anno si concluderà con circa 90 milioni di auto vendute a livello globale, mentre l’anno scorso erano 93 milioni.

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INVESTIMENTI “MONSTRE” SU AUTO ELETTRICA E GUIDA AUTONOMA

Secondo fattore: “La spinta legislativa verso la riduzione delle emissioni implica grossi investimenti per i Costruttori e per tutta la filiera”. Terzo motivo: “Le nuove tecnologie non sono ancora mature dal punto di vista economico e, per questo, non producono particolare reddito”.

Secondo lo studio di AlixPartners siamo di fronte a esborsi davvero cospicui: si stima infatti che nei prossimi tre/cinque anni le Case investiranno ben 275 miliardi di dollari sull’elettrificazione e sulla guida autonoma, dei quali 225 miliardi di dollari soltanto sul primo punto. Nuovi modelli e nuove piattaforme, per rispettare le nuove normative sulle emissioni e non incorrere nelle tanto temute sanzioni.

Robotica Auto a guida autonoma

LA MORTE DEL DIESEL

Allo stesso tempo, il diesel (scopri perché il gasolio può essere ancora una scelta conveniente), finito ingiustamente sul banco degli imputati dell’inquinamento, sta crollando un po’ ovunque. “La morte del diesel rischia di dar vita al funerale più caro della storia – aggiunge Duse – lEuropa ha investito molto su questa alimentazione, creando una vera e propria eccellenza a livello mondiale. Farlo scomparire non è un bene per l’industria dell’auto”.

Le stime di AlixPartners testimoniano che il processo è ormai avviato: se nel 2018 il diesel rappresentava il 36% delle immatricolazioni globali, nel 2030 si ridurrà al 10%, mentre l’auto elettrica crescerà, nello stesso periodo, dal 16% al 22%. “Anche se ci aspettiamo che l’Italia rimanga un Paese con maggiore penetrazione del diesel rispetto agli altri”.

QUALI RIMEDI?

Come ovviare a questa situazione? “Formule magiche non ce ne sono; certamente siamo di fronte a una trasformazione profonda, che pone sfide importanti. Ci sono delle opportunità e l’apertura che l’industria dell’auto sta avendo nei confronti di mondi non strettamente legati alle quattro ruote lo testimonia” conclude Duse.

utilitarie mercato del noleggio

I dati dello studio sono stati commentati da alcuni importanti rappresentanti della filiera automotive. “Visti i numeri in gioco (il riferimento è alle le pesanti sanzioni che i Costruttori potrebbero subire in caso di mancato rispetto dei parametri di CO2, ndr.), siamo certi che tutto quello che sta accadendo non potrà  non diventare un problema politico” afferma Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae.

“C’è grande preoccupazione da parte delle aziende clienti sulle alimentazioni da scegliere. Il diesel è calato anche nelle flotte e i valori residui futuri sono fonte di incertezza – aggiunge Pietro Teofilatto, direttore della sezione noleggio a lungo termine di Aniasa: per questo stiamo assistendo a uno spostamento verso minori segmenti di veicoli e all’inserimento in parco degli EV, che comunque sono ancora poche migliaia di unità”.

“Se l’Italia vuole ridurre le emissioni, occorre rinnovare il parco circolante. Questo è il vero messaggio da mandare al Ministero” chiude Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto. Sì, dunque, alla transazione energetica, ma quest’ultima deve essere sostenibile. A rischio c’è un mercato che, solo in Italia, impiega circa 66mila persone.

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