18 Gennaio 2021

A che punto siamo con i punti di ricarica elettrica in Italia? Il report di MOTUS-E

È uscito il nuovo report di MOTUS-E sullo stato e la diffusione delle infrastrutture di ricarica pubblica in Italia: dal quadro emerge un importante aumento, che porta a quasi 20.000 il numero di punti di ricarica nel Bel Paese. Il dato ci avvicina ai migliori d'Europa, ma fa emergere anche disomogeneità, che vede il Nord primeggiare e il Sud con meno infrastrutture.

MOTUS-E ha pubblicato la seconda edizione del suo report “Le Infrastrutture di ricarica pubbliche in Italia” aggiornato al 2020, che fornisce un quadro dettagliato sulla diffusione di colonnine di ricarica elettrica in Italia.

Ricarica auto elettrica

 

Il report denota un trend di crescita positivo – a discapito della pandemia – ma non al passo con la sempre più veloce crescita di immatricolazioni di auto elettriche ed elettrificate.

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LA SITUAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE DELINEATA DA MOTUS-E

Il quadro presentato da MOTUS-E evidenzia una situazione positiva, che vede finalmente un numero importante di infrastrutture per la ricarica di auto elettriche e ibride plug-in.

A dicembre 2020, il Bel Paese conta 19.324 punti di ricarica, distribuite in 9.709 strutture per la ricarica elettrica accessibili al pubblico. Il 2020 ha quindi visto un’importante crescita del 39% per quanto riguarda le installazioni.

In particolare, le infrastrutture sono divise all’80% su suolo pubblico, e al 20% su suolo privato a uso pubblico, come per esempio supermercati e centri commerciali. La quasi totalità delle colonnine è a corrente alternata (96%), mentre solo il 4% delle infrastrutture è a corrente continua. 

Una scelta forse più economica, dovuta anche alla maggiore diffusione di auto ibride plug-in rispetto alle auto completamente elettriche. 

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IL CENTRO-NORD NE HA DI PIÙ

Il centro-nord è la parte del territorio italiano con il più alto numero di infrastrutture, le quali si concentrano soprattutto nelle città metropolitane. Nello specifico, le infrastrutture sono divise in:

  • 57% in Nord Italia;
  • 23% nel Centro;
  • 20% nel Sud e nelle Isole.

La Lombardia si riconferma la regione più virtuosa: da sola, infatti, possiede il 17% di tutte le installazioni, con un totale di 3.326 punti di ricarica a dicembre 2020 (a febbraio erano invece 2.467). Segue poi il Piemonte (10,6%), mentre Emilia-Romagna, Lazio, Veneto e Toscana registrano più o meno un 9% a testa. 

Queste sei regioni, quindi, coprono oltre il 60% del totale di infrastrutture di ricarica in Italia, e nel 2020 sono anche quelle che hanno visto un maggior numero di installazioni.

La Valle d’Aosta, invece, è la regione che nel 2020 ha maggiormente incrementato la sua crescita relativa, con punti di ricarica triplicati rispetto al 2019. Bene anche Friuli-Venezia Giulia e Campania, che sono cresciute rispettivamente del 388% e del 523%, raddoppiando le loro unità.

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SERVE LA PIATTAFORMA UNICA NAZIONALE

I dati sono certamente positivi, con un 2020 che nonostante le difficoltà ha visto incrementare il numero di infrastrutture. Tuttavia, MOTUS-E sottolinea come la crescita della mobilità elettrica sia legata non solo alla diffusione dei veicoli elettrici, ma anche e soprattutto da un’adeguata rete di infrastrutture di ricarica. 

Serve, infatti, che si costituisca definitivamente una Piattaforma Unica Nazionale (PUN), ovvero un unico database ufficiale e sempre consultabile, che contenga al suo interno tutte le informazioni sulle infrastrutture pubbliche distribuite sul suolo nazionale.

Come funzionano le colonnine elettriche e quali sono i provider

Al momento, infatti, rimane una concreta difficoltà nell’individuare le colonnine e il loro stato, a causa della difficoltà di una mappatura accurata dei dati di distribuzione geografica e capillarità delle infrastrutture.

Secondo MOTUS-E, l’installazione di nuove strutture di ricarica pubbliche e la distribuzione della potenza è auspicabile che venga fatta a parametri di:

  • Densità abitativa;
  • Numerosità dell’utenza
  • Tipologia di ricarica.

Ciò significa, per esempio, privilegiare la ricarica quick nei centri urbani, e quelle fast e ultrafast nelle strade extra urbane, ad alto scorrimento e nei parcheggi di interscambio. 

Infine, è auspicabile una semplificazione degli iter per l’installazione di ricariche su suolo pubblico, nonché l’agevolazione di infrastrutture private. 

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LA SITUAZIONE INFRASTRUTTURE IN EUROPA

19.324 punti di ricarica comincia ad essere un numero sufficiente, e comincia ad avvicinare l’Italia ai Paesi più virtuosi in Europa – sia dentro che fuori la comunità europea – anche se c’è ancora molto da recuperare. Il Regno Unito, per esempio, ha quasi 36.500 punti di ricarica nel suo territorio, e gode di una crescita velocissima per raggiungere l’obiettivo di eliminare le auto a combustione interna entro il 2030.

La Norvegia, invece, si riconferma la nazione più eletric-friendly del Continente: nel 2020 quasi metà delle auto immatricolate è elettrica. In totale, il territorio della monarchia di Harald V dispone di 16.950 punti di ricarica, che vanno rapportati a una popolazione di circa 5 milioni di abitanti. Di queste, tra l’altro, 4.726 hanno potenza superiore a 22 kW.

Sono i Paesi Bassi, però, il Paese europeo con il maggior numero di infrastrutture pubbliche per la ricarica elettrica: ben 61.974 punti di ricarica. Un dato che rende la piccola monarchia il terzo Paese al mondo, dietro alla Cina (552.000 punti) e agli Stati Uniti (79.000). La Germania è immediatamente dietro ai Paesi Bassi, con 43.776 punti di ricarica pubblica nel territorio.

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