eCall: da aprile 2018 è il nuovo alleato europeo della sicurezza

Quando nel 2015 si iniziò a postulare l’obbligatorietà dell’eCall a bordo di tutti i nuovi veicoli  (autovetture e furgoni)  immatricolati sul mercato europeo dopo la data del 31 marzo 2018, quel momento sembrava lontano.

Ora invece il traguardo, figlio di un percorso ultradecennale avviato in seno all’Unione continentale, si fa sempre più prossimo.

Meno di tre mesi e poi i modelli commercializzati in Europa e abilitati alla circolazione dovranno essere provvisti di questo sistema salva-vita.

Sicurezza stradale Viasat sinistro

LA POSIZIONE DELL’ITALIA RISPETTO ALL’ECALL

Nell’intervallo seguito al parere del Parlamento Europeo dell’aprile 2015, che ha approvato il testo della regolamentazione da applicarsi in materia, l’Italia non è rimasta a guardare.

È stata infatti avviata una sperimentazione – il progetto “Private eCall – promossa da TSP Association (l’acronimo sta per “Telematics Service Providers”) in collaborazione con AREU (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza).

Approfondisci: L’importanza del progetto Private eCall ed altri in campo assicurativo 

Un progetto che ha interessato i principali operatori dell’area telematica (tra cui LoJack, Viasat e Vodafone Automotive) e una flotta di veicoli oltre i 3 milioni di unità.

COME SI È ARRIVATI ALL’OBBLIGO DELL’ECALL?

La strada percorsa per arrivare a rendere obbligatorio questo sistema per l’inoltro automatico di una chiamata di emergenza muove prima dell’avvento del nuovo millennio.

Correva infatti l’anno 1999, quando Luc Tytgat iniziava a parlare dell’importanza di contemplare un dispositivo di sicurezza in auto che fosse in grado di prescindere dall’intervento umano (come nel caso degli incidenti stradali più gravi, che determinano uno stato di incoscienza da parte degli occupanti del/i veicolo/i coinvolto/i).

Fu tuttavia il mancato raggiungimento dell’obiettivo imposto dall’Unione Europea di dimezzare il numero delle vittime di sinistri stradali nel decennio 2001-2010 a riportare in auge la questione.

COME FUNZIONA LA CHIAMATA D’EMERGENZA

Una volta avvenuto il crash, il dispositivo è in grado in pochi secondi di far partire una chiamata automatica che indirizza un’ambulanza sul luogo in cui è avvenuto l’incidente.

La stessa richiesta di intervento potrà essere gestita manualmente tramite un apposito pulsante segnalato dalla scritta “SOS”.

sicurezza flotte aziendali SOS 2016

Affidare a un sistema telematico la comunicazione delle informazioni relative alla posizione e alla dinamica del sinistro presenta un ulteriore vantaggio qualora ci si trovi all’estero: riuscire a fornire un corretto quadro della situazione, risolvendo l’eventuale problema della lingua.

SICUREZZA STRADALE E PRIVACY

Vi è poi da considerare un tema che viene richiamato sempre più spesso in questo periodo storico dominato dalla tecnologia connessa al cosiddetto Internet of Things: quello della privacy e dell’autorizzazione al trattamento dei dati.

Al riguardo si ricorda che le informazioni raccolte e gestite dal sistema eCall sono condivise unicamente con gli addetti ai servizi di assistenza/soccorso.

La loro trasmissione avviene inoltre nel solo momento di effettivo verificarsi di un crash e non in altro momento, pur se il dispositivo continua a registrare al proprio interno una serie di dati connessi ai principali parametri di utilizzo del mezzo.

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LA SFIDA DELL’UNIONE EUROPEA

In virtù dell’adozione obbligatoria del sistema, l’Unione Europea punta a ridurre del 10% la quota di quei morti per incidente stradale che sarebbero potuto invece essere salvati in caso di maggiore tempestività nell’erogazione delle prime cure.

È stato infatti stimato che la presenza dell’eCall è in grado di accorciare fino al 50% i tempi di attesa per un mezzo di soccorso.

Obiettivo dichiarato dall’istituzione continentale è quello di salvare fino a 2500 persone in un anno.

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