17 Novembre 2016

Iva e auto aziendali: l’ennesimo provvedimento penalizzante

La notizia era nell’aria, e ieri è arrivata la conferma ufficiale: il regime Iva sulle auto aziendali, in Italia, continuerà a penalizzare la mobilità delle imprese. E’ stata infatti pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE la decisione del Consiglio Europeo di accordare un’ennesima proroga, per altri tre anni, della detraibilità dell’Iva al 40%. Provvedimento peraltro richiesto dal nostro Governo.

IVA AUTO AZIENDALI: AZIENDE ITALIANE PENALIZZATE

Come sottolinea Aniasa, si tratta di una misura davvero miope, che inevitabilmente va a penalizzare le aziende italiane rispetto ai competitor europei, che, con la detraibilità dell’Iva sulle auto aziendali al 100%, beneficiano di minori costi di mobilità. L’ennesimo rinvio “all’italiana” che, spiega l’associazione, “contraddice quanto il Governo sta portando avanti nella Legge di Stabilità con il superammortamento”. E che, fatto ancor più grave, arriva dopo che da più parti e da tempo la filiera dell’automotive sta chiedendo alle istituzioni un regime fiscale meno penalizzante.

PER SAPERNE DI PIÙ

 

LA STORIA 

Il binomio “Iva auto aziendali” è sempre stato un tema centrale, fin dal lontano 1980: per vent’anni l’Italia ha chiesto e ottenuto dall’UE un regime speciale di totale indetraibilità. Poi dal 2001, dato che la situazione del nostro Paese era un’unicità negativa in tutto il Continente, si è deciso di rendere detraibile l’Iva sulle autovetture al 10%, salendo al 15% dal 2006.

Proprio nel 2006 è intervenuta la Corte di Strasburgo, che ha condannato lo Stato ad applicare la detraibilità del 100%, così come previsto dalla normativa europea. Ma il MEF dell’epoca, menzionando un’indagine mai pubblicata sui soggetti interessati (imprese e lavoratori autonomi), ha sostenuto la richiesta di limitare la detrazione al 40%, considerata percentuale accertata di utilizzo del veicolo a scopi di produzione del reddito.

LE PROROGHE

Da lì sono cominciate le proroghe di questa percentuale decisamente penalizzante, che, di triennio in triennio, continuano tuttora. Quest’ultima sarà vigente fino al 31 dicembre 2019. Le motivazioni a supporto dell’istanza appaiono discutibili, in quanto, si specifica che la stessa proroga “è volta a contrastare l’evasione dell’Iva e a semplificare la relativa procedura di imposizione e ha pertanto un impatto potenzialmente positivo per le imprese e le amministrazioni in quanto riduce in maniera significativa l’onere amministrativo”.

UN NUOVO RICORSO A STRASBURGO?

Peccato che, invece, i fatti dimostrino esattamente il contrario, ovvero che il ruolo dell’auto aziendale in termini di promozione della correttezza fiscale è determinante. Come spiega Pietro Teofilatto, direttore della sezione noleggio a lungo termine di Aniasa:

Pur comprendendo la delicatezza della situazione di finanza pubblica, l’ulteriore rinvio non potrà certo contribuire proprio ai ricordati problemi anti-elusione. In vari contesti aziendali, cominciano a serpeggiare perplessità sul tema, ricordando che il regime di proroga deve essere un’eccezione e non una normalità pluridecennale. Chissà che non ci sia spazio per un nuovo ricorso a Strasburgo?”.

UNA POSSIBILE SOLUZIONE

In particolare, basterebbe ricorrere alla telematica applicata alle flotte (con test, suggerisce Aniasa, da condurre in collaborazione con il Ministero dei Trasporti), per verificare con precisione quanto in percentuale l’auto viene impiegata per esigenze di lavoro. La risposta sarebbe: sicuramente più del 40%.

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