23 Maggio 2013

Mercedes CLS Shooting Brake: a bordo di uno yacht

Di solito un’auto così puoi immaginarla solo a 6 cilindri. Minimo, 3 litri di cubatura. Se fossimo negli States sarebbe persino a benzina. Invece, la Mercedes CLS Shooting Brake  è una di quelle vetture che riescono a reinventarsi clamorosamente e a proporti un 2.2 turbodiesel da 5,3 litri di gasolio per 100 Km senza un plissé (leggi l’articolo sulle ultime novità del marchio).  Una mossa tutt’altro che facile, perché va bene il cost saving ma, in questi casi, se il motore non è sufficientemente nobile per muovere un telaio di rango, il rischio è di far escludere comunque il modello dalle fasce alte delle car policy per inadeguatezza in termini di piacere di guida. Già, perché chi si accosta a una station wagon di questo tipo è certamente (beato lui) un driver esigente.

LUNEDI’: forte personalità estetica –  Bianca, lunga, bassa: la sagoma della “mia” CLS Shooting Brake è tutta un programma. C’è chi la considera una coupé a 5 porte, chi una finta station wagon, chi un modo per rimescolare le carte nel segmento delle “super premium” di fascia medio alta. Di concorrenti, il mercato si è progressivamente popolato, a partire dal lancio della prima serie: era il 2004 e la CLS è stata la capostipite delle berline sportive con coda sfuggente e grinta da vendere, seguita successivamente dalla Serie 5 GT e dalla Audi A7. Oggi, Mercedes rilancia sul portellone e cala l’asso della Shooting Brake, la cui nicchia viene apertamente sfidata dalla Jaguar XF Sportbrake. Per una settimana, il tempo della mia prova, voglio proprio calarmi nei panni del facoltoso utilizzatore di company car: manager di grandi aziende, amministratore o titolare di PMI, agente di commercio con un budget per l’auto tra i 60 e i 70 mila euro, ragionando per un attimo ancora in termini di prezzo di listino. Siamo in un contesto di scelta in cui l’immagine trasmessa dalla vettura e dal suo brand (leggi anche valore residuo), il design esterno e interno, l’affidabilità della tecnologia e le finiture sono elementi che contano a più non posso.

MARTEDI’: Lussuosa, ma pratica – E’ vero, il dettaglio del pianale di carico ricoperto da uno strato di vero legno di ciliegio americano è una chicca. Una ricercatezza pensata più per il gusto che per la praticità in senso stretto. Tanto per capirci: far scorrere i bagagli su una superficie liscia facilita non di poco le operazioni di carico, ma per questo scopo sarebbero bastati dei profili in metallo annegati nella classica moquette. Il punto è che il prezioso optional – che fa parte della serie di equipaggiamenti speciali “Designo”, il cui prezzo (4.245 euro) non è esattamente politically correct di questi tempi – comprende anche il sollevamento del pianale con molle a gas e un sistema per il fissaggio bagagli, con splendidi pezzi realizzati in alluminio, che consente di frazionare lo spazio a disposizione e trattenere in vari modi il carico. Il tutto contenuto in un’elegante valigetta da riporre nel vano della ruota di scorta. Insomma, non si tratterà dell’equipaggiamento più gettonato dalle flotte, ma certamente incrementa il fascino di un’auto che, optional a parte, riesce a garantire da 550 a 1.750 litri di bagagliaio, pur con una linea bassa e slanciata, assolutamente da coupé.

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