L’ibrido nelle flotte aziendali: il parere di tre Fleet Manager

Come – ed anche più del resto del parco circolante automobilistico – le vetture aziendali si trovano a dover fare i conti con le questioni del consumo di carburante, direttamente connesso al tema delle emissioni inquinanti e del loro contenimento.

panoramica Toyota Prius Plug-in 2016

Di qui il motivo per cui sempre più società stanno variando la composizione dei veicoli sia assegnati sia di pool, affiancando ai tradizionali motori a gasolio soluzioni cosiddette alternative (gas metano e GPL, elettrico puro e ibrido).

Proprio quest’ultima tecnologia, che appare ormai lanciata prepotentemente alla ribalta, è stato al centro, negli ultimi mesi, degli approfondimenti curati dalla nostra rivista. Per tastare il polso ai fleet manager sul punto dell’abbinamento “ibrido flotte aziendali”, abbiamo incontrato tre di loro. Ecco in sintesi che cosa ci hanno raccontato.

Leggi anche: Toyota al Salone di Francoforte, a tutto ibrido

MARCO BIGLIETTO (EDENRED)

Il responsabile Acquisti e Facility dell’azienda con quartier generale a Milano ha precisato che Edenred si è avvicinata all’ibrido anni fa, “ma allo stato attuale non sono presenti nella nostra flotta di noleggio a lungo termine“.

Il parco auto conta infatti quasi tutti motori termici 2 litri. Fa eccezione la Nissan LEAF a disposizione del dipartimento diretto da Marco Biglietto, che si sta dimostrando un mezzo pienamente adatto all’utilizzo per il quale è stato destinato.

Marco Biglietto, responsabile Acquisti e Facility di Edenred

“L’elemento su cui dovremmo lavorare per un’introduzione della tecnologia ibrida all’interno della flotta aziendale è sicuramente l’incentivazione del driver“, ha aggiunto il giovane manager, che suggerisce politiche di agevolazione rispetto al valore del fringe benefit stabilito dall’apposita tabella ACI, riducendolo “significativamente rispetto alle autovetture con tecnologia classica”.

La soluzione risiederebbe quindi per Biglietto nel “lavorare sulla quota parte che i dipendenti pagano per avere la vettura”. L’altra via, sicuramente non auspicabile, è quella di calare la decisione dall’alto, con il pericolo che il lavoratore interpreti l’iniziativa come una mera forma di risparmio economico.

Leggi anche: Per Angelini l’ibrido è l’arma in più nella gestione del parco auto

PATRICK VELLA (ESTÉE LAUDER)

La flotta in dotazione alla filiale italiana della multinazionale del lusso nel campo della cosmesi mostra di credere già oggi nell’ibrido, tanto che il suo Facility, Service & Fleet Manager ha annunciato l’ingresso nel parco auto aziendale del primo modello dotato di questa tecnologia: Mercedes GLC.

“Credo che i tempi incomincino a essere maturi per un passo di questo genere, anche in virtù di leggere modifiche apportate alla nostra car policy“, ha dichiarato.

Sede Estee Lauder 2015

La corresponsione di un incentivo al dipendente che scelga di convertirsi a questa soluzione è vista ancora una volta come la chiave di (s)volta) per il settore.

Un’altra strada percorribile secondo Vella è quella che ruota intorno alla “assegnazione di qualche punto percentuale in più sul valore dell’auto quale opportunità per chi decida di orientarsi verso l’ibrido. Si tratta di questioni allo studio, che stiamo ancora verificando”.

Resta tuttavia un problema, demandato alle Case costruttrici: la presenza limitata di modelli ibridi di fascia premium, livello che caratterizza il 90% della flotta aziendale di Estée Lauder.

Leggi anche: Uno studio di AlixPartners delega all’ibrido il compito di sostituire il diesel

MAURIZIO CAPOGROSSO (HENRY SCHEIN KRUGG)

A percorrere i pensieri dell’HR director dell’azienda sono ancora, come prima nel caso di Patrick Vella, questioni pragmatiche, legate però questa volta alle caratteristiche intrinseche dell’alimentazione combinata motore termico-elettrico.

Capogrosso ha tracciato il profilo medio dell’utilizzatore tipo di una vettura ibrida. “Deve essere qualcuno che debba viaggiare poco in ambito extraurbano e molto in città – ha aggiunto -. Qualcuno che potrebbe addirittura spingersi – a volte –  su un elettrico puro”.

Toyota al Salone di Francoforte 2017 presenta il concept C-HR HY-POWER

L’HR director ha ampliato le considerazioni di cui sopra, affermando: “Un motore elettrico trascinato da uno termico, e viceversa, ha un senso quando ci si sposta in città, con frenate, ripartenze e la conseguente ricarica del pacco batterie, mentre in autostrada la stessa soluzione tecnologica consuma come un milleotto a benzina, perché di fatto lo è. Non è pertanto una strada conveniente in caso di percorrenze dai 10mila km a salire”.

La chiusura di Capogrosso rispetto all’ibrido, tecnologia regina tra le alimentazioni “green” per i privati e sempre più presente nel campo della business mobility, è però solo apparente. “Prima di scegliere la nostra vettura aziendale, controlliamo se la possibilità di un’automobile ibrida o elettrica è utile – ha sottolineato -. Tuttavia, a causa dell’infrastruttura non ancora ottimale per le auto elettriche, non siamo attualmente in grado di passare a possibilità alternative in questo settore”.

Latest From Our Instagram
@fleetmagazine_italia