15 Giugno 2016

Privacy e flotte aziendali: la parola agli esperti

Privacy e flotte aziendali: un binomio sempre più dibattuto con l’avvento della telematica. Abbiamo parlato di questo argomento con due avvocati esperti del settore per comprendere quali possano essere le implicazioni per le imprese.

IL NUOVO REGOLAMENTO

Dopo la Direttiva comunitaria del 2004, che ha codificato la libera circolazione delle persone entro il territorio degli Stati membri dell’Unione Continentale, il testo approvato in via definitiva lo scorso 14 aprile, dopo oltre quattro anni di lavori, muove infatti da un presupposto che non era contemplato nella precedente Direttiva del 1995: la libera circolazione dei dati. Termina un lungo periodo di frammentazione normativa originato dalle varie formulazioni con cui il documento era stato proposto a livello nazionale. Il Regolamento, che è entrato in vigore il 25 maggio scorso – venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale -, si applicherà direttamente e in maniera uniforme a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, che potranno godere di un limitato margine di manovra nel disciplinare la materia. Per tutti i soggetti interessati è comunque prevista una tolleranza di due anni per uniformarsi a quanto disposto nell’apparato.

PUNTI SALIENTI

Restringendo il campo ai temi che potranno avere un impatto maggiore in ambito automotive, si ritrova innanzitutto il concetto di “data protection by design“, attraverso il quale si vigilerà sulla riservatezza e sulla tutela dei dati personali sin dalle fasi di progettazione di “sistemi informativi” e “programmi informatici”, che dovranno cercare di esulare quanto più dal ricorso a elementi identificativi di un dato soggetto.
Specifiche modalità ne potranno consentire l’inquadramento, ma solo in caso di reale necessità. La protezione dei dati personali è infatti garantita “di default”, come impostazione predefinita.
Nel guardare alla crescente diffusione dell’Internet of Things (IoT) e alla raccolta di informazioni relative al comportamento delle persone (anche al volante) operata mediante dispositivi connessi alla Rete, si registrano due possibilità: la “portabilità” dei dati, che nel caso di un veicolo può tradursi nello spostamento delle impostazioni dal vecchio al nuovo mezzo, anche se prodotto da altro marchio; e il “diritto all’oblio”, che conduce alla cancellazione del materiale acquisito, a condizione però che esso non risulti più necessario a soddisfare le finalità per le quali era stato raccolto.

IL BINOMIO PRIVACY FLOTTE AZIENDALI

“Le aziende dovranno affrontare un lungo e complesso percorso di adeguamento alle nuove previsioni del Regolamento per non arrivare impreparate a giugno del 2018 – hanno sottolineato, a commento, gli avvocati Paolo Scarduelli e Marco Leone dello Studio CMS, a proposito del binomio “privacy flotte aziendali” – Tale percorso deve essere iniziato immediatamente e, considerati i possibili rischi giuridici, non può essere in alcun modo sottovalutato. Naturalmente, più l’attività aziendale è incentrata sul trattamento dei dati personali su larga scala o su particolari tipologie di trattamento, come la profilazione, maggiori sono i rischi di incorrere in sanzioni, che sono state notevolmente aumentate. Basti pensare che per alcune violazioni è previsto fino al 4% del fatturato mondiale complessivo nell’anno precedente. Per quanto concerne i profili penali, sarà interessante vedere come il legislatore italiano riformerà le attuali norme incriminatrici del Codice Privacy, che in molti casi sono francamente sproporzionate e draconiane”, cioè eccessivamente dure.

(L’articolo completo è pubblicato sul numero di giugno di Fleet Magazine)

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