21 Giugno 2016

Land Rover Discovery Sport: la nostra prova su strada (e fuoristrada)

Messa alla prova Land Rover Discovery Sport si conferma una 4×4 lussuosa e pratica al tempo stesso. E’ quanto emerge dal nostro consueto test drive lungo una settimana. Ecco qui un assaggio delle nostre considerazioni.

LUNEDI’ 

Tra la “fashion Suv” Evoque e le enormi Range di rappresentanza, c’è un bel po’ di spazio per questa mid-size. E sinceramente, al primo approccio, le dimensioni della Discovery Sport sono corrette: 4,59 metri per 1,89 (e 1,72 di altezza). Sono valori che la posizionano all’interno di una lunghezza da station wagon a cavallo dei segmenti C e D, consentendo comunque un’abitabilità davvero notevole e la funzionalità dei 7 posti. Tra le file di sedili c’è sempre ampia distanza, che si mantiene tale anche avanzando le poltrone posteriori per consentire l’accesso alla terza fila, cioè il sesto e settimo posto. Primo feeling sull’organizzazione dello spazio a bordo: obiettivo centrato.

 

MARTEDI’ 

Se le considerazioni del lunedì sono sulla “taglia” della Discovery Sport,  il giudizio del secondo giorno va all’estetica.  Molto equilibrata, innanzitutto. Non certo estrema come sull’Evoque, ma comunque caratteristica in molti elementi Land Rover. Di certo vincente, perché in grado di mediare le esigenze “modaliole” con la praticità. Un esempio su tutti, le protezioni in plastica non verniciata dei profili esterni dei passaruota, gli scudi inferiori di entrambi i paraurti.  Che non sono banalità, perché la Discovery Sport ha telecamere ovunque, ma contro le malaccortezze da parcheggio cittadino (degli altri automobilisti, si intende) si può fare ben poco. Dentro, i designer hanno scelto il classico. La plancia è inequivocabilmente tipica del marchio, con rassicuranti ortogonalità e forme note.

GIOVEDI’

Interamente in alluminio, il nuovo 4 cilindri due litri della serie “Ingenium” si conferma un motore valido e prestazionale, soprattutto dal punto di vista dell’erogazione di coppia: 430 Nm a 1.750 giri sono un valore di riferimento. Che si sposano bene con la sofisticatezza dei 9 rapporti del cambio automatico. Rispetto al precedente 2.2 (che aveva 10 cavalli di potenza in più ma 10 Nm di coppia in meno) è abbastanza facile immaginare i benefici: consumi ed emissioni inferiori. Ma anche costi di gestione. Gli intervalli dei tagliandi, per esempio, sono stati estesi da 25.000 a 34.000 km. Interessante la rapportatura del cambio automatico: in nona marcia il motore, a velocità di codice, si mantiene a 1.750 giri.

(Il test drive completo verrà pubblicato sul numero di luglio di Fleet Magazine)

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