Quanto è migliorata la qualità dell’aria con il lockdown?

Nei giorni del lockdown si registrano in Lombardia concentrazioni di monossido di azoto, benzene e biossido di azoto radicalmente inferiori alla media. Non è altrettanto lineare il calo del particolato.

L’impressione comune è che, nelle nostre città, l’aria sia diventata più pulita. Un effetto collaterale del lockdown e della drastica riduzione delle attività antropiche. Ma quanto c’è di vero, dati alla mano?

L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Lombardia (Arpa) ha pubblicato un primo studio sulla qualità dell’aria. In sintesi: la nostra percezione di un’aria migliore da respirare è confermata. Ma cosa si intende per aria più pulita? Sono diversi i parametri da tenere in considerazione.

GLI INQUINANTI LEGATI AL TRAFFICO

Le misure messe in atto per fronteggiare l’emergenza sanitaria di Covid, hanno determinato una riduzione delle emissioni derivanti dal traffico. Questo è evidente analizzando le concentrazioni degli inquinanti legati direttamente al traffico: NO (monossido di azoto), benzene e in parte NO2 (biossido di azoto).

Per questi tre parametri le concentrazioni rilevate si sono sensibilmente ridotte. In alcune stazioni di rilevamento, risultano perfino inferiori ai valori più bassi registrati in ciascun giorno di calendario nel periodo di osservazione nei dieci anni precedenti. Ne è un esempio il rilevamento del benzene in questa centralina bergamasca:

Dati Arpa-Regione Lombardia

IL PARTICOLATO

Riguardo ai valori di PM10 e PM2.5 (sigle che identificano le particelle di particolato in base ala loro grandezza) i dati sono meno univoci. Si tratta di inquinanti stagionali, che registrano tipicamente valori più elevati nei mesi più freddi dell’anno. In questo caso il lockdown non ha portato a un crollo del particolato (dato che dovrebbe fare riflettere riguardo l’efficacia dei blocchi del traffico quando il particolato raggiunge livelli di guardia).

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Ad esempio, dal 18 al 20 marzo si è registrato un incremento significativo di polveri sottili in gran parte della Lombardia, nonostante la riduzione dei flussi di traffico e di parte delle attività industriali. A cosa è stato dovuto? Alle condizioni meteorologiche, più favorevoli all’accumulo.

Il particolato che viene da lontano

Inoltre, le concentrazioni non sono solo influenzate dalle emissioni di prossimità, ma da tutte quelle del bacino di riferimento. I fenomeni correlati alla formazione, al trasporto e all’accumulo di particolato atmosferico sono molto complessi.

Significativo in questo senso l’episodio del 28 e 29 marzo. A causa del trasporto di particolato di origine desertica dalle regioni asiatiche (come confermato dal modello globale “Copernicus Atmosphere Monitoring Service“), le concentrazioni di PM10 sono risultate molto elevate a fronte di un aumento inferiore delle concentrazioni di PM2.5.

PERCHÉ CALANO GLI INQUINANTI

II calo degli inquinanti è dovuto in particolare a tre fattori:

  1. riduzione delle emissioni (in particolare dal settore trasporti)
  2. variazione delle condizioni meteorologiche (comunemente meno favorevoli all’accumulo in questo periodo dell’anno)
  3. condizioni ambientali che influiscono sulle reazioni chimico-fisiche in cui sono coinvolti gli inquinanti

Filtro antiparticolato

IL RUOLO DEL TRAFFICO VEICOLARE

Per stimare le variazioni dei flussi di traffico durante il lockdown sono stati analizzati i dati estratti dal database Move-In di Regione Lombardia.

Dati Arpa-Regione Lombardia

A seguito dell’adozione del Decreto dell’8 marzo 2020, che ha introdotto misure di limitazione degli spostamenti, si osserva una progressiva e significativa riduzione delle percorrenze di tutti i veicoli. In particolare, nei giorni feriali della settimana 23-29 marzo, si stima una riduzione di circa il 75%. Durante il weekend le percorrenze subiscono riduzioni ancora maggiori, arrivando fino a circa il 90% nella giornata di domenica.

Una drastica riduzione del traffico, che come abbiamo visto ha portato a un calo rilevato dalle centraline del biossido di azoto e ancora più per il monossido di azoto (che è la sostanza più direttamente correlata alle emissioni primarie da traffico e che poi in atmosfera si ossida comunque a NO2), le concentrazioni rilevate durante il periodo emergenziale in analisi sono effettivamente molto ridotte, attorno ai valori minimi o anche, in alcune stazioni, inferiori ai valori più bassi registrati nel periodo di osservazione. In questo caso è quindi più evidente l’effetto della riduzione delle emissioni connessa alla riduzione dei flussi di traffico, che in ambito urbano è la prima fonte di ossidi di azoto.

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