R4 e minigonna: la libertà si fa strada

“Mi dovevo sposare e morivo dalla voglia di fare il viaggio di nozze a bordo di una Renault 4. Per la prima e unica volta nella mia vita, dato che conoscevo l’ingegnere che allora era a capo dell’Alfa Romeo, chiesi una ‘raccomandazione’. Ne valse la pena: la vettura, all’epoca prodotta negli stabilimenti del Biscione, arrivò a due giorni dal matrimonio. Dopo la cerimonia, io e mia moglie salimmo su una R4 bianca. Non ci accorgemmo nemmeno che il suo abito sporgeva un po’ dalla portiera: così abbiamo attraversato le vie di Torino. Poi, finalmente, siamo partiti. Destinazione: la Spagna”. Lo sguardo di Italo Lupi, classe 1934, architetto di fama ma soprattutto primo proprietario di una Renault 4 in Italia, tradisce la nostalgia per un’epoca indimenticabile, i favolosi anni Sessanta. Il suo racconto, che abbiamo ascoltato in un tardo pomeriggio di maggio durante l’incontro organizzato a Milano da Renault e dalla rivista “L’Europeo” proprio per celebrare i cinquant’anni della mitica R4, ci riporta più precisamente all’Italia del 1961, quando i postumi drammatici della Seconda guerra mondiale sono ormai alle spalle e si comincia a respirare il profumo di una nuova libertà. Nelle case e sulle strade. Così, mentre le radio riportano la notizia di John Kennedy  nuovo presidente degli Stati Uniti e Juri Gagarin esplora inediti orizzonti approdando nello spazio, i primi sintomi del benessere economico si traducono in una ricerca sempre più insistita del fascino e della seduzione.

RIVOLUZIONE PER DUE – In questo clima, si registrano due avvenimenti che apparentemente hanno poco in comune, ma che ancora oggi appaiono invece uniti da un filo sottile e indelebile. In Inghilterra, la stilista Mary Quant “inventa” la minigonna che, quasi immediatamente, si diffonde anche nel nostro Paese. È una vera rivoluzione, che coinvolge il mondo della moda, ma soprattutto la cultura e i costumi: i vestitini castigati del dopoguerra lasciano spazio alla bellezza delle gambe femminili, finalmente scoperte. Contemporaneamente, sulle strade arriva una vettura altrettanto rivoluzionaria. Si chiama Renault 4, ma i francesi l’hanno già soprannominata affettuosamente “Quatrelle”, ed è frutto di un progetto elaborato a metà degli anni Cinquanta dal geniale Pierre Dreyfus: è un’utilitaria ma ha quattro porte, è compatta ma all’interno è spaziosissima, ha una lamiera leggera ma è incredibilmente robusta. E poi, si distingue per un originale cambio orizzontale, a forma di ombrello. Risultato: nel giro di pochi mesi, diventa un simbolo, non solo per gli automobilisti privati di ogni età, ma anche per i professionisti e le aziende, che le riconoscono immediatamente le caratteristiche tipiche dell’infaticabile lavoratrice. 

UN’AUTO CHE CONQUISTA – Se l’arrivo della minigonna inaugura un nuovo stile di seduzione, lo stesso si può dire per la coetanea Renault 4. Che, nonostante le sembianze essenziali, riesce ad affermarsi non solo come uno status symbol, ma addirittura come un’auto “da conquista”. “Ricordo che la ‘Quatrelle’ aveva un notevole impatto sulle ragazze – racconta Jacques Bousquet, presidente di Renault Italia -: lo stesso cambio a ombrello consentiva di guidare con grande stile. E poi era nota per i suoi colori bellissimi e particolari: quando studiavo a Lille, in Francia, un mio caro amico ne aveva una rosso-fuoco e con quella in compagnia delle rispettive fidanzate, trascorrevamo le nostre serate. Più di una volta, ci siamo spinti addirittura fino in Belgio. In generale, dagli anni Sessanta in poi, la ‘Quatrelle’ in Francia si trovava dappertutto: c’era quella dei pompieri, quella del postino, quella della polizia…”. E proprio la versatilità diventa la chiave di un clamoroso successo: tra il 1961 e il 1962, la Renault 4 conquista il 3,8% del mercato automotive italiano. È solo l’inizio di un’ascesa che ha fine solamente negli anni Novanta, quando la vetturetta francese esce di produzione. Un’ascesa che, non a caso, viene accompagnata dalla parallela e continua evoluzione della gonna corta, assurta a simbolo indiscusso della femminilità, sul lavoro e nella vita privata. Oggi, la Renault 4 e la “mini” vanno ancora a braccetto. E sono due meravigliose cinquantenni.

 

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