Rc auto, il futuro è in una scatola (nera)

Una cosa è certa: intervenire era necessario. Nell’ultimo periodo, infatti, i rincari dei premi Rc Auto sono stati tali da superare qualsiasi logica, finendo per impattare non solo sui driver privati, ma anche e soprattutto sulle flotte. Impossibile, quindi, non essere in linea di principio d’accordo con il premier Monti, che ha voluto inserire nel decreto liberalizzazioni, recentemente approvato dal Parlamento, un pacchetto di norme finalizzato proprio al contenimento dei premi assicurativi. Qualche dubbio, piuttosto, è stato sollevato sul merito del provvedimento, sulla sua reale efficacia rispetto all’obiettivo che si voleva perseguire. Al centro del dibattito, in particolare, il capitolo relativo alla black box, la scatola nera che registra tutti i dati sui movimenti della vettura, il cui costo sarà ora totalmente a carico degli assicuratori. I quali saranno altresì obbligati a garantire uno sconto sulla polizza (cosa che peraltro già accade) ai clienti che decideranno di installarla a bordo.

CONTRO LE FRODI – Ma quali sono, in sintesi, le principali novità introdotte dal decreto? “L’aspetto fondamentale – riassume Giuseppe Benincasa, segretario generale di Aniasa – è il tentativo di contrastare il fenomeno delle frodi, tra le cause determinanti della lievitazione dell’Rc, soprattutto in alcune aree geografiche. In quest’ottica, il primo ordine di intervento è stato andare a incidere sulle cosiddette micro-lesioni, per le quali in Italia abbiamo una casistica spropositata rispetto all’Europa”. Ed è proprio per colpire alla radice il fenomeno dei “colpi di frusta”, principali indiziati per gli alti costi dei sinistri e di conseguenza delle tariffe, che il provvedimento vincola i risarcimenti per lesioni di lieve entità alla presenza di riscontri medico-legali obiettivi, da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata la lesione stessa. “Un altro aspetto sul quale si è ritenuto di intervenire – prosegue Benincasa – è quello più propriamente legato all’utilizzo del veicolo e, quindi, all’accertamento della reale dinamica dei sinistri che vengono denunciati. Ed è qui che entra in gioco la black box, strumento che, in caso di incidenti, consente di ottenere una fotografia oggettiva dell’accaduto. Noi, come Associazione, siamo storicamente favorevoli all’uso del dispositivo, tanto che già ai tempi del penultimo Governo Berlusconi avviammo, con l’allora sottosegretario allo Sviluppo economico Valducci, un progetto di sperimentazione di alcune migliaia di scatole nere, al quale parteciparono importanti società di noleggio”.

Il  direttore auto di Ania Vittorio Verdone
Vittorio Verdone

ANIASA: OK, MA…- Tornando al mondo del noleggio, va rilevato come anche Aniasa, pur schierata come visto in primissima linea tra i fautori della black box, non nasconda qualche perplessità in merito al fatto che il decreto possa effettivamente avere impatti positivi sul business, attraverso una significativa riduzione delle tariffe. “Il provvedimento – riprende Benincasa – rappresenta un apprezzabile tentativo di smuovere le acque e fornire un indirizzo, ma non è sufficiente, nella sua formulazione, a ottenere il risultato. E questo per diversi fattori. Il primo riguarda il meccanismo della obbligatorietà: a nostro avviso la black box dovrebbe essere montata dal costruttore, fornita come dotazione del veicolo, e al momento dell’acquisto dell’auto andrebbe comunicato al cliente il range di tariffa Rc che gli viene assicurato nel caso scelga di mantenerla attiva. Se invece preferisce disattivarla, tariffa libera per tutti, valutando la sinistrosità del singolo. Un altro aspetto, che interessa in particolare le grandi flotte legate al Nlt, è connesso allo Statuto dei lavoratori: la scatola nera rappresenta un controllo a distanza di dipendenti? O si limita a controllare il corretto uso dei veicolo? Sarebbe opportuno poter contare su un quadro normativo più chiaro, che sancisca una volta per tutte come l’utilizzo dei dati della black box sia finalizzato esclusivamente a verificare il corretto uso dell’auto nel momento in cui incappa in un incidente o in una sanzione al Codice della strada. Infine, Aniasa ritiene che i dati dovrebbero essere gestiti da un Ente terzo nazionale, un’istituzione che ne garantisca la neutralità, la non manipolazione e che ne determini l’erogazione in base ai parametri stabiliti dalla legge”.

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