23 Febbraio 2017

Tesla e gli altri: i player attivi in California sulla guida autonoma

Se si ricerca un’area geografica rilevante rispetto al tema, oggi molto dibattuto, del “futuro guida autonoma”, l’ago della bussola punta decisamente in direzione della California.

Mountain View (dove ha sede il quartier generale di Google) e Palo Alto (roccaforte delle super-elettriche firmate Tesla) sono solo due tra le località, in questo Stato della Costa Occidentale degli USA, collegate alle sperimentazioni in corso sulle driverless cars.

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L’ultimo player dell’industria automotive ad aver ottenuto l’autorizzazione dal locale Department of Motor Vehicles (DVM) per portare – e testare – su strada le proprie soluzioni di autonomous driving è Subaru.

Il Marchio delle Pleiadi inserisce il suo nome in un elenco che già conta diverse importanti Case costruttrici e aziende del ramo tecnologico. Sono oltre una ventina, ma le più note si fermano a meno della metà e vedono, tra le altre – oltre alle due citate in apertura di servizio -, Bosch, Mercedes-Benz, Nissan, BMW, Honda e Ford.

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Subaru Outback è stato il primo modello a proporre in Europa il sistema di assistenza alla guida EyeSight

Le prove che saranno condotte nei prossimi mesi in California dagli esperti di Subaru dovrebbero ruotare intorno allo sviluppo dell’EyeSight, in modo che arrivi ad attivarsi autonomamente anche in situazioni di traffico intenso.

Si tratta di una tecnologia di riconoscimento di veicoli, moti, bici e pedoni, rilevati attraverso due telecamere stereoscopiche. Prevede una frenata d’emergenza in caso di pericolo, qualora il conducente non risponda alla sollecitazione che gli è stata inviata.

QUANTI PROBLEMI PER TESLA! (?)

In attesa di leggere i dati sui test condotti dalla Casa giapponese (il loro avvio è previsto a breve), possiamo scorrere quali problemi hanno comunicato agli uffici del DVM alcuni player impegnati nel 2016 lungo le strade della California.

Le sorprese non mancano. Se infatti agli occhi dell’opinione pubblica Tesla sembra possedere una “marcia in più” ed essere in anticipo sui tempi rispetto ai vari step ipotizzati per proiettare il settore della mobilità nell’era della guida altamente automatizzata, l’azienda diretta da Elon Musk risulta anche aver patito un numero di inconvenienti nettamente superiore.

Nel complesso sono 182 gli episodi che hanno richiesto la ripresa del controllo del mezzo da parte del conducente (“disengagements”). Tesla ne ha indicato analiticamente la natura nel report inviato al DVM, riferito alle quattro supercar elettriche impegnate lo scorso anno nelle sperimentazioni.

LA BUONA PARTENZA DI BMW E FORD 

Considerata la natura del destinatario della documentazione (è il Dipartimento dei Trasporti della California a decidere l’assegnazione/revoca dei permessi di circolazione per le driverless cars), dobbiamo prendere per buoni i risultati comunicati.

Troviamo così che tra marzo e aprile 2016 i prototipi di BMW avrebbero coperto quasi 640 miglia (pari a circa mille chilometri) in modalità completamente autonoma e che solo in un caso, per problemi legati alla riconoscibilità delle linee di demarcazione delle corsie, il conducente avrebbero reputato la situazione a rischio, tanto da disabilitare il sistema. Soglia di intervento bassa anche per Ford, con tre episodi su un totale di 590 miglia (quasi 950 km).

Altri numeri che si incontrano sfogliando i report consegnati sono i seguenti:

AZIENDA DISENGAGEMENTS MANUALI
Nissan 28
Google-Waymo 124 (nel 2015 furono 341)
Mercedes-Benz 183

Tra i tanti dati comunicati al DVM della California colpisce quello di Bosch, che nell’intervallo dicembre 2015-novembre 2016 ha annotato, con riferimento ai tre concept utilizzati, ben 1.442 episodi in cui il driver è stato obbligato – a causa di insidie varie – a riprendere il controllo del mezzo, con un minimo di 31 a settembre 2016 e un picco di 291 nell’ultimo mese rilevato per quanto riguarda sempre lo scorso anno.

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