L’E-Mobility Report 2017 apre una finestra sul futuro degli EV

Una pubblicazione ricca di tabelle, grafici, box di approfondimento, ma soprattutto di elaborazioni a partire dai dati oggi disponibili, al fine di identificare le possibili voci da elencare sotto l’etichetta “futuro auto elettriche”.

L’E-Mobility Report 2017, presentato ieri presso il Politecnico di Milano, è il frutto di un’analisi estesa all’intero indotto che ruota intorno alle soluzioni di trasporto zero emissioni.

Non solo quindi costruttori auto, ma anche tutte quelle realtà legate a vario titolo alle infrastrutture di ricarica.

Il documento è il risultato del lavoro di un team di ricerca, interno alla School of Management dell’ateneo lombardo. L’Energy & Strategy Group, diretto da Vittorio Chiesa, raggruppa docenti e ricercatori che fanno capo al Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano.

VIDEO: INTERVISTA A VITTORIO CHIESA, DIRETTORE DELL’ENERGY & STRATEGY GROUP

INCENTIVI E INFRASTRUTTURE PESANO SUL FUTURO DELLE AUTO ELETTRICHE

In un momento in cui l’Italia continua a rappresentare il “fanalino di coda” europeo quando si parla di diffusione delle soluzioni di mobilità elettrica (il nostro Paese pesa infatti solo per l’1% sul mercato continentale), da un confronto impietoso emerge che il market share nazionale relativo agli EV, attestato per il 2016 sullo 0,1% rispetto al globale delle vendite del settore automotive, è circa dieci volte più basso rispetto a quello di altre grandi realtà geografiche dell’area.

Uno dei fattori alla base di una così scarsa penetrazione di BEV (cioè i veicoli full electric) e PHEV (ibridi plug-in) risulta essere la quasi totale assenza di meccanismi di incentivazione, sia al momento dell’acquisto, sia nel corso del ciclo di vita del mezzo.

Vi è poi il discorso della disponibilità di colonnine in rapporto all’effettivo numero di auto elettriche circolanti. Il rapporto fornisce per l’Italia un indice di 0,66 veicoli per punti di ricarica, ben lontano da quel 1:1 a cui si avvicinano invece Cina, nazione capofila quanto a vetture zero emissioni vendute (il corrispettivo in Europa è l’Olanda), e Svezia.

Tutti questi temi sono stati anche al centro di una Survey condotta dalla nostra redazione, che ha certificato come – a livello aziendale – l’elettrico sia ancora lontano dall’essere ben inserito.

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PIÙ PLAYER PER UN NUOVO MODELLO DI BUSINESS

Mentre alcune Case costruttrici stanno focalizzando sempre più la propria offerta full green su un singolo segmento ed altre invece appaiono orientata verso l’opposta strategia della diversificazione, si segnala l’avvento di un nuovo (il terzo dal 2012 in poi) modello di business.

Se infatti inizialmente il 95% dei progetti sull’elettrico risultano avviati dalle Pubbliche Amministrazioni Comunali, il triennio 2014-2016 ha assistito ad una più significativa discesa in campo da parte degli operatori legati ai c.d. “Punti di Interesse” (PDI), passati dal 5% al 27%, nonché alla comparsa di “soggetti dedicati”.

APPROFONDISCI

La tendenza è prevista in aumento da qui al 2020. Accanto a queste figure, secondo l’E-Mobility Report 2017, si troveranno anche gestori di carburante e committenti del mondo corporate.

Si passerà quindi da un pacchetto completamente integrato a un “livello di integrazione decrescente”, tale da allargate la platea dei player potenzialmente impiegabili nel settore e favorire al contempo l’utilizzo finale da parte del driver, che potrà così appoggiarsi a una serie di soluzioni diverse, ma tutte egualmente compatibili.

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