Non solo scelta strumentale: la sfida aperta per il car sharing

“Soluzione tattica o alternativa strategica?” È il quesito di fondo che ha sostenuto la ricerca condotta dalla Bain & Company per conto di ANIASA sul fenomeno del car sharing, tesa a tracciare l’identikit dell’utente finale e a definire ancor meglio il posizionamento futuro di questa formula all’interno di un sistema di mobilità sempre più intermodale.

la slide con la copertina della ricerca di Bain & Company sul car sharing

L’indagine, presentata in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici (così recita per esteso l’acronimo ANIASA), si è basata sulle abitudini dichiarate da 2.000 soggetti, tra cui 580 fruitori dei servizi di trasporto condiviso attualmente erogati in modalità sia “location based” sia “free floating” e altri 150 che invece non se ne avvalgono.

Una prima indicazione emersa riguarda il cosiddetto “profilo medio” dell’utilizzatore del car sharing, giacché, come ha osservato Gianluca Di Loreto, Principal at Bain & Company, si tratta di un “fenomeno decisamente multiforme. Abbiamo due o tre profili tipici di utenza“, a conferma che il servizio non si qualifica semplicemente come “un’alternativa all’auto, ma gioca anche più il ruolo di reale alternativa e integrazione del trasporto pubblico locale“.

VIDEO: INTERVISTA A GIANLUCA DI LORETO, PRINCIPAL AT BAIN & COMPANY

LA SCHEDA DEI CLIENTI DEL CAR SHARING

Se oltre la metà degli intervistati (57%) ha dichiarato di non aver mai ricorso a servizi di mobilità condivisa, un altro 14% ha parlato di almeno un tentativo, mentre solo il 5% della restante quota ha indicato un ricorso continuativo alla formula del car sharing (il 17% ha barrato invece la casella “molto spesso”, equivalente a più di una volta la settimana).

Il volto dell’utente medio emerso dalla carta di identità è quello per lo più di un maschio, di età compresa tra i 35-40 anni, legato alle dinamiche del pendolarismo lavorativo. Non a caso i picchi di richiesta delle vetture in flotta nei giorni feriali si collocano a ridosso della mattina.

la slide della ricerca che compendia il profilo dell'utente medio del car sharing

La propensione a dividere i costi della trasferta è apparso come un ulteriore tratto distintivo che accomuna il 56% del campione, al pari del possesso di più card, che qualifica i fruitori del servizio come poco fidelizzati nei confronti di uno specifico player.

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IL CAMBIO DI PASSO RICHIESTO E NECESSARIO

Di là dalla “architettura umana” è però quella di sistema a rappresentare la grande sfida che attende il settore della mobilità condivisa negli anni a venire.

Un punto importante da cui partire ruota intorno a quel 43% di intervistati che ha risposto “NO”, che non rinuncerebbe in via definitiva all’auto anche qualora potesse fare pieno affidamento sul car sharing, qualificando di fatto il servizio come alternativa in primis rispetto al  trasporto pubblico locale. È da considerarsi altresì una opportunità prevalentemente aggiuntiva, non sostitutiva, vantaggiosa nelle situazioni di basse percorrenze.

la slide che spiega come il car sharing possa mutarsi in un'alternativa di sistema

La presenza di un 44% degli intervistati che ha raccontato di ricorrervi per coprire la distanza tra un punto “A” e uno “B” in ambo le direzioni apre, secondo Bain & Company, al concetto di “isole della mobilità”.

La collocazione del servizio al centro di un sistema di trasporti che si vorrebbe sempre più integrato indurrebbe inoltre a richiedere la creazione di aree di parcheggio dedicate e una connessione efficace con i cosiddetti centri interzonali su ferro o su gomma.

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