Nuovo Codice della Strada: una riforma “vecchia” in partenza

La riforma del nuovo Codice della Strada somiglia da tempo ad un fantasma, una presenza che aleggia tra gli automobilisti, mancando tuttavia di una qualche corporeità.

Riforma del codice della strada

L’approvazione da parte della Camera dei Deputati del ddl volto a realizzare un Codice della strada aggiornato data infatti all’ottobre 2014.

COSA NON VA CON IL NUOVO CODICE DELLA STRADA

Da quel momento il testo della legge delega, approvato dal Governo e passato all’esame del Senato per l’approvazione definitiva, è fermo. Nel frattempo però – parliamo di una finestra temporale di due anni e mezzo – nuove formule di mobilità hanno conquistato definitivamente la scena e reclamano un inquadramento normativo.

I PROBLEMI CON LA NEW MOBILITY

Partiamo con le soluzioni legate alla sharing economy, e in particolare dal carpooling, che dovrebbe essere definito come “servizio di trasporto, non remunerato, basato sull’uso condiviso di veicoli privati tra due o più persone che debbano percorrere uno stesso itinerario, o parte di esso, messe in contatto tramite servizi dedicati forniti da intermediari pubblici o privati, anche attraverso l’utilizzo di strumenti informatici”.

Car pooling aziendale

La discriminante del mancato pagamento da parte dei passeggeri a bordo ha messo alla porta una soluzione come quella legata alla App UberPop, bloccata già nel 2015 dal Tribunale di Milano sulla base della concorrenza sleale portata alla categoria dei tassisti (decisione confermata nel marzo scorso dal Foro di Torino dopo il ricorso presentato dalla società d’oltreoceano).

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In un momento in cui la crisi economica non ha smesso di mordere, e dove anche le aziende stanno scoprendo i benefici non solo economici legati alla mobilità condivisa, occorrerebbe che i nostri parlamentari e la squadra di governo affrettassero i tempi di revisione connessi all’iter legislativo.

IL TRASPORTO PUBBLICO

È opportuno ricordare brevemente in questa sede che un altro documento versa nello stesso stato del Codice della Strada, seppure si parli di un periodo di giacenza più breve. Da marzo 2017 il settore del trasporto locale attende un decreto di riordino, che si affida ancora a una norma del 1992 (stesso anno del Decreto Legislativo 285, che ha introdotto il CdS).

Codice della strada trasporto pubblico

Perché questa situazione di stasi? Tutto si lega alle sorti del disegno di legge sulla concorrenza, il cui testo ha ottenuto il via libera dalla Camera a fine giugno ed è ora nelle mani del Senato per la quarta lettura. L’augurio è che le operazioni di verifica delle modifiche approvate siano più rapide, giacché l’ultima volta hanno richiesto quasi due anni.

Torniamo però al tema della cosiddetta “new mobility” e vediamo come la sua evoluzione si accompagni ai lavori in corso in Parlamento.

I TRAGUARDI DA RAGGIUNGERE CON IL NUOVO CODICE DELLA STRADA…

Detto del carpooling, bisogna rilevare la totale assenza, all’interno della riforma del Codice della Strada, del concetto di Car Sharing, nonché della categoria dei veicoli in condivisione.

Entrambi gli aspetti sono invece ritenuti fondamentali da ANIASA al fine di agevolare alcune operazioni, quali, ad esempio, l’accertamento della titolarità alla guida e la gestione di contenziosi in caso di sanzioni amministrative tra chi aveva prenotato in quel momento il veicolo e l’azienda che fornisce il servizio.

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In occasione della presentazione del suo ultimo Rapporto, nel maggio scorso, l’Associazione Nazionale dell’Industria Autonoleggio e Servizi Automobilisti ha invocato a gran voce l’inserimento del “vehicle sharing” nel novero dei “servizi di pubblica utilità”, chiedendo al contempo agevolazioni fiscali (è stata indicata una proposta di tassazione ridotta al 10%).

…E QUELLI GIÀ CONQUISTATI DAL NOLEGGIO

Due anni fa, nel 2015, ANIASA era intervenuta con decisione su un’altra tematica calda per una formula che sta contribuendo insieme con le altre a modificare il paradigma della mobilità: l’autonoleggio.

Al centro delle discussioni era finito il comma 4/bis dell’art. 94, che imponeva una comunicazione alla Motorizzazione Civile in caso un veicolo fosse stato lasciato nella disponibilità di un soggetto diverso dall’intestatario per un tempo superiore a un mese (“intestazione temporanea”).

Dopo la sospensione da parte del Ministero dell’Interno, nel marzo di quell’anno, delle contravvenzioni previste dall’articolo, si era dovuta attendere la pronuncia da parte del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, che ha accolto il ricorso presentato dalle società di car rental nella sola parte relativa ai “diritti di motorizzazione”, mentre ha lasciato invariata la disposizione di cui sopra.

LA DISTRAZIONE E IL CELLULARE ALLA GUIDA SONO LA PRIMA CAUSA DI INCIDENTI STRADALI

Quando si parla di mobilità che cambia, non si può non ricordare come i nuovi trend siano interconnessi con la tecnologia – sempre più evoluta – degli smartphone.

Cellulare alla guida codice della strada

Proprio su questo aspetto si incardina la discussione che ha infiammato quest’avvio di estate 2017, ossia la portata delle sanzioni del Codice della Strada da applicare a chi viene sorpreso al volante mentre sta utilizzando il proprio telefonino.

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Un balletto – tra linea dura e posizioni più “morbide” – che ha tenuto gli automobilisti con il fiato sospeso e che ha portato ad un clamoroso dietrofront giuridico.

La situazione ad oggi è la seguente: la Commissione parlamentare Trasporti ha battezzato una serie di norme nuove, che prevedono, già alla prima infrazione, la sospensione della patente per un periodo fino a tre mesi, che diventano sei in caso di violazione reiterata, nonché un aumento degli importi delle multe connesse (da 160 a 640 euro, in prima battuta, e da 320 a 1282 euro, per le volte successive).

Cinque i punti tolti alla patente, che raddoppiano qualora sia già stato rilevato l’inadempimento.

VITA TROPPO FACILE PER CHI TRASGREDISCE

Il Codice della Strada ancora in vigore si limitava invece al divieto di utilizzo di “apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore”, permettendo ”l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie, che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani”
(vedasi al riguardo il comma 2 dell’art. 173, proprio quello interessato dalle modifiche da approvarsi).

sanzioni codice della strada

L’auspicio è che il pacchetto di proposte approvato dalla Commissione Trasporti della Camera (contenuto all’interno del cosiddetto “ddl Meta”, dal cognome del deputato del PD, Michele Pompeo Meta) si tramuti in realtà e non segua il destino della legge delega al Governo riguardante la modifica del Codice della Strada aggiornato.

Non sarà però certo decisione di quest’estate, giacché manca l’accordo politico utile affinché si possa saltare la consultazione dell’aula parlamentare. Quindi, a meno che dal cilindro dei nostri politici non salti fuori il decreto legge di cui si parlava qualche mese fa, gli incauti al volante avranno purtroppo ancora vita facile.

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