Indipendenza Catalogna: il prezzo da pagare per l'auto in caso di successo
 

L’indipendenza della Catalogna: le ripercussioni sul mondo auto


Si scrive SEAT (acronimo per “Sociedad Española de Automóviles de Turismo”), con diretto riferimento allo stato che ospita il quartier generale della Casa costruttrice, ma si legge Barcellona, come la principale città della Regione Autonoma spagnola da cui gli stabilimenti madre di Martorell distano una trentina di chilometri.

Nuova Seat Arona Salone Francoforte 2017

Alla richiesta di indipendenza avanzata in Catalogna e rilanciata dall’esito della consultazione referendaria del primo ottobre scorso, si lega il destino non solo dell’economia locale in generale, ma, più nello specifico, di tutti quei dipendenti (si conta che siano 14.500 dislocati su tre strutture, di cui una a El Prat de Llobregat) che ad oggi sono impiegati a vario titolo presso i siti produttivi che fanno capo al Marchio di proprietà del Gruppo Volkswagen.

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L’AUDIZIONE IN PARLAMENTO DEL 10 OTTOBRE 2017

La giornata odierna suona come potenzialmente minacciosa, giacché vedrà il Presidente del Governo Catalano, Carles Puigdemont, riferire al Parlamento di Barcellona, a partire dalle ore 18, sull’esito del referendum di cui sopra.

Il timore è che il suo discorso possa mutarsi in una dichiarazione unilaterale di indipendenza (DUI), che suonerebbe tuttavia priva di qualsiasi legittimità legale, perché in contrasto con il dettato dell’art. 2 della Costituzione del 1978, che postula la “unità indissolubile della Spagna” e la antepone al “diritto dei popoli all’autodeterminazione” invocato dal fronte secessionista, ma che sinora non ha mai trovato applicazione in uno stato democratico.

VOLONTÀ DI INDIPENDENZA. MA FINO A CHE PUNTO?

Torniamo però ai lavoratori impiegati presso i siti produttivi SEAT. La paura principale, trasparsa anche attraverso le parole raccolte da alcuni organi di stampa nazionali, ruota intorno all’esclusione della Catalogna dall’Unione Europea e dalla “area Euro”.

La dichiarazione di indipendenza della Regione genererebbe infatti un’incidenza negativa sul fronte delle esportazioni, anche quelle di automobili, che nel caso della Casa di Martorell pesano per l’80% sulla produzione complessiva e che si vedrebbero così gravate da dazi doganali.

Di fronte alla (mera) ipotesi di delocalizzare la produzione (si è parlato di Madrid, voce ad ora smentita), seguendo i proclami di imprese e banche pronte a lasciare Barcellona in caso di successo effettivo del fronte secessionista, i dipendenti SEAT lamentano che una scelta di questo tipo da parte del colosso di Wolfsburg “ucciderebbe” la località di Martorell e l’indotto economico che vi gravita intorno e che dipende interamente dall’industria automotive.

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LA QUESTIONE CATALANA PREOCCUPA ANCHE NISSAN

In virtù del giro d’affari complessivo da 8,4 miliardi di euro, il Marchio di proprietà di Volkswagen Group è responsabile di quasi un punto percentuale del PIL (Prodotto Interno Lordo) spagnolo, lo 0,8%, per essere precisi. Una separazione interna al Paese provocherebbe pertanto un indebolimento dal punto di vista economico per il governo centrale di Madrid.

Se SEAT guarda quindi con preoccupazione alle prossime mosse della partita condotta da Carles Puigdemont, c’è un’altra azienda dello stesso settore, Nissan, che teme per la tenuta sostenibile dei propri impianti produttivi in terra iberica.

Nuova-Nissan-Leaf-2018

Dalla Casa costruttrice giapponese, che già si trova a fronteggiare le incognite legate alla cosiddetta Brexit (uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea), così come dal fronte del Marchio di Martorell, non sono arrivate al momento dichiarazioni in merito al “terremoto” che ha colpito Barcellona, se non un generico invito, da parte del “Numero Uno” di SEAT, Luca De Meo, ad avere “mente lucida e buon senso” (fonte: “El Periodico de Catalunya”).

Il Presidente del Marchio iberico ha quindi soggiunto: “Per me la cosa più importante è la sicurezza dei posti di lavoro con riferimento non solo allo stabilimento di Martorell, ma a tutti i fornitori che partecipano al processo produttivo”.

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