28 Febbraio 2017

Scatola nera a bordo con l’ok dei sindacati

La scatola nera può essere installata sull’auto aziendale soltanto con l’accordo dei sindacati. Oppure, nel caso in cui non vi sia un’intesa, occorre l’autorizzazione della Direzione Territoriale del lavoro.

Lo ha stabilito una circolare del 7 novembre scorso, firmata dallo stesso Ispettorato Nazionale del Lavoro (l’organismo istituito con il cosiddetto Jobs act, la riforma del diritto del lavoro varata dal governo Renzi), in tema di “scatola nera flotte aziendali”.

In pratica, secondo quanto stabilito dal documento, “si può ritenere che i sistemi di geolocalizzazione rappresentino un elemento aggiunto agli strumenti di lavoro, non utilizzati in via primaria ed essenziale per l’esecuzione dell’attività lavorativa, ma per rispondere ad esigenze ulteriori di carattere assicurativo, organizzativo, produttivo o per garantire la sicurezza del lavoro”.

NORMATIVA SCATOLA NERA FLOTTE AZIENDALI

L’art.  4,  comma  2,  della legge n. 300/1970 (lo statuto dei lavoratori)  stabilisce  che le  procedure  autorizzative indicate dalla disposizione non si applicano “agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze”. Le black box, però, non rientrano in questo insieme.

“Ne consegue che in tali casi, la fattispecie rientri nel campo di applicazione di cui al comma 1 dell’articolo 4 della legge n. 300/1970 e pertanto le relative apparecchiature possono essere installate solo in presenza di un accordo stipulato con la rappresentanza sindacale oppure, in assenza di tale intesa, dopo l’autorizzazione da parte dell’Ispettorato nazionale del lavoro”, precisa la circolare n. 2 del 7 novembre 2016, sempre in tema di “scatola nera flotte aziendali”.

NEL DETTAGLIO

La circolare “muta l’orientamento espresso in precedenza dalla Direzione Territoriale del Lavoro di Milano”, spiega l’avvocato Giulia Camilli, dello studio CMS. “Nel caso in cui l’azienda abbia una dimensione nazionale, in assenza di accordo sindacale, occorre una specifica autorizzazione amministrativa del ministero del Lavoro”.

Un passaggio necessario, affinché l’installazione delle scatole nere sia legittima e non violi il divieto di controllo a distanza dell’attività lavorativa. Questo perché la localizzazione satellitare Gps e la tecnologia che serve a far funzionare la black box non sono considerate dall’Ispettorato come elementi indispensabili, ma accessori dello strumento di lavoro che è l’auto”.

APPROFONDISCI

ESENZIONI ALLA SCATOLA NERA

“Solo in casi del tutto particolari – qualora i sistemi di localizzazione siano installati per consentire la concreta ed effettiva attuazione della prestazione lavorativa (e cioè la stessa non possa essere resa senza ricorrere all’uso di tali strumenti), ovvero l’installazione sia richiesta da specifiche normative di carattere legislativo o regolamentare (per esempio l’uso dei sistemi GPS per il trasporto di portavalori superiore a euro 1.500.000) – si può ritenere che questi dispositivi finiscano per trasformarsi in veri e propri strumenti di lavoro e pertanto si possa  prescindere, ai sensi di cui al comma 2 dell’articolo 4 della legge 300/1970, sia dall’intervento della  contrattazione  collettiva sia dal procedimento amministrativo di carattere autorizzativo previsti dalla legge”, recita la circolare dell’Ispettorato.

Scatola nera flotte aziendali
La scatola nera

SCATOLA NERA E PRIVACY

C’è poi l’altro nodo da sciogliere in tema di “scatola nera flotte aziendali”: le informazioni immagazzinate. “I dati dovranno essere pertinenti al tipo di raccolta effettuata, non esorbitanti e tendenzialmente aggregati”, spiega Camilli. “Da un lato ci sono delle esigenze che impongono l’utilizzo di queste tecnologie a livello organizzativo e di sicurezza, dall’altro non è possibile usare la black box per un controllo occulto a distanza”.

Le modalità di raccolta e gestione dei dati rappresentano l’aspetto che più preoccupa i driver. La violazione dei principii di cui all’art. 4 legge 300/70, è punita anche con possibile sanzione penale. Il rischio, quindi, è alto. “È consigliabile la massima prudenza”, avverte Camilli. Prima di assegnare l’auto dotata di black box, bisogna compiere tutte le attività preliminari. Sulla questione, comunque, ancora non ci sono pronunciamenti della giurisprudenza.

“I dati dovranno essere pertinenti al tipo di raccolta effettuata, non esorbitanti e tendenzialmente aggregati”
Giulia Camilli, avvocato dello studio CMS

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