5 Novembre 2014

Benessere e benefit, il ruolo dell’auto aziendale

In mezzo ai servizi sempre più sofisticati per le flotte aziendali, la cara e vecchia auto assegnata come benefit continua ad avere un ruolo fondamentale. Forse diverso dal passato, ma certamente imprescindibile.

L’IMPORTANZA DELL’AUTO – Dalla classica auto status-symbol dai tempi del boom economico, ai più contemporanei car sharing (che si configurano come i servizi per flotte aziendali più innovativi, ndr.): tra proprietà, assegnazione, uso condiviso, noleggio pay per use, identificare il giusto benefit per il dipendente non è facile.  I budget di un tempo non esistono più: sia in valore assoluto, sia relativamente ai centri di costo ritenuti oggi utili o non più utili. E’ chiaro come in un contesto di saving sempre più spinto, di tagli agli “extra” e di crisi perdurante, le aziende cerchino formule nuove per accontentare un numero sempre maggiore di collaboratori. Se i salari dei dipendenti sono stabili o addirittura in calo, è naturale assistere all’introduzione di benefit non convenzionali. Così prendono piede ogni giorno nuove forme di incentivazione per i dipendenti, nuove idee per premiare o compensare le prestazioni lavorative, soddisfare esigenze differenti senza ricorrere alla monetizzazione, che spesso tende a creare disparità di percezione e di beneficio reale. In questo quadro l’automobile non scompare. Semplicemente, complici i nuovi servizi di “condivisione” che iniziano a creare cultura sull’argomento, viene percepita in modo diverso.

NUOVE OPPORTUNITA’ – Con il battage degli ultimi vent’anni sull’utilizzo al posto della proprietà, sui costi di gestione anziché su quelli di possesso, nel mondo dell’auto ha preso forma il concetto di “senza pensieri”. Certamente si è partiti dall’utenza professionale, dai decision maker aziendali, dai soggetti meno coinvolti emotivamente nell’uso di un veicolo, per poi trasferire questo approccio ai privati, ai tradizionali “cash buyer”, iniziando dalle grandi aree urbane. E il resto è cronaca: oggi al car sharing pubblico si affianca il corporate car sharing, le generazioni dei nativi digitali prenotano via smartphone le vetture, sviluppano Apps per confrontare i costi, accorciare le distanze, scegliere al meglio una “commodity” qual’è ormai diventata l’automobile. Tutto ciò significa che davvero l’auto è più accessibile di un tempo. Meno rigida nello schema di utilizzo. Un tema perfettamente calzante con la flessibilità richiesta dai piani di “people care” sempre più sofisticati che le aziende portano avanti.

(L’articolo completo sarà pubblicato sul numero di novembre di Fleet Magazine)

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