L’universo della sharing economy cambia la mobilità

I trasporti stanno attraversando una fase decisiva per il futuro: non solo del settore, ma di tutto il Paese. La domanda di ogni tipo di mobilità è in forte crescita, con esigenze nuove e differenziate per contesto di clientela, di territorio, di stagionalità.  Sono gli effetti della cosiddetta sharing economy.

L’INTERESSE DELLE ISTITUZIONI

E’ stimolante notare che il dibattito politico sul tema sia diventato più intenso. La Commissione Trasporti della Camera, sollecitata dal vicepresidente Vincenzo Garofalo, ha adottato varie mozioni con un cambio di rotta delle politiche di mobilità, impegnando il Governo “a favorire a promuovere ed incentivare l’utilizzo di metodologie, mezzi e tecnologie innovative in materia di mobilità urbana e di infomobilità”.
Di grande interesse i disegni di legge attualmente in discussione in Parlamento sulla sharing economy e sulla Legge annuale per il mercato e la concorrenza, quest’ultimo con la presentazione di emendamento da parte del senatore Bruno Mancuso della Commissione Lavori Pubblici, mirante a introdurre una definizione di vehicle sharing in una fonte di legge primaria. Sono in corso da maggio scorso i lavori per un decreto ministeriale riguardante la mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, con la possibilità di finanziamenti relativi a iniziative di car pooling e car sharing.

LA COMMISSIONE UE

Sul delicato campo della sharing economy, che nel 2015 ha generato nell’Unione un reddito lordo per 28 miliardi di euro (+100% sul 2014), gli uffici di Bruxelles erano attesi da tempo. Secondo le linee guida presentate a inizio giugno, non vincolanti, i Governi devono trovare un giusto equilibrio tra il rispetto della libera iniziativa economica e la protezione dei consumatori. Sull’altro fronte, le piattaforme che offrono i servizi ai privati devono cooperare pienamente con le autorità nazionali. Nel dibattito comunitario risalta poi l’interrogazione di un magistrato spagnolo alla Corte di Giustizia se le realtà come Uber siano società attive nei trasporti o nel digitale: le conseguenze potrebbero essere restrittive se nel campo della mobilità o più liberali se nel campo dell’elettronica.

IL NOLEGGIO

In questo quadro incentrato sull’uso e l’integrazione delle piattaforme tecnologiche, già da oggi il noleggio è attivo e pronto ad avere un ruolo fondamentale nella mobilità. Si amplia quindi l’offerta di servizi intermedi per una risposta ai bisogni di spostamento, si dilata la flessibilità di utilizzo, si dà via libera al ritiro di un’auto in modalità full self service, senza bisogno cioè di passare dal desk e con l’aiuto di una app installata sul proprio dispositivo mobile. E intanto il fondo sovrano dell’Arabia Saudita investe 3,5 miliardi di dollari nelle app di Uber. Si intravede una sfida epocale sull’innovazione della mobilità con altri colossi hi-tech e del web come Google (con una partnership con FCA) e Apple (investimento di un miliardo in Didi Chuxing, la rivale cinese di Uber), che si stanno adoperando per i futuri servizi digitali dell’auto, a cominciare dalle flotte di veicoli elettrici. Il futuro sta davvero per arrivare.

(L’articolo completo sarà pubblicato sul numero di luglio di Fleet Magazine)

Latest From Our Instagram
@fleetmagazine_italia