Auto elettrica ok, ma si può ricaricarla ovunque in Italia?

L’auto elettrica costituisce indubbiamente una delle direttrici portanti dell’industria automotive del futuro. È affetta tuttavia al momento da un problema a monte, relativo alla dislocazione della rete delle infrastrutture di ricarica.

La Renault Zoe pronta per essere ricaricata

Enel è reduce dalla presentazione del programma “E-Mobility Revolution”, che dovrebbe portare a quota 14mila, entro il 2022, le colonnine attive nel nostro Paese.

Uno step intermedio dovrebbe essere toccato, nel 2020, con 7mila nuove unità, mentre già nel 2018 dovrebbero essere installate oltre 2.500 infrastrutture specifiche.

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In attesa che quanto sopra si tramuti in realtà, abbiamo provato a vedere qual è al momento la situazione per quanto attiene alle possibilità di ricarica dell’auto elettrica in Italia.

TRE AMICI PER L’AUTO ELETTRICA: A2A, ENEL, TESLA

La prima considerazione che balza all’occhio è che si tratti perlopiù di iniziative non ancora pienamente strutturate. Prendiamo ad esempio quelle in capo ad A2A.

L’azienda multiservizi si è mossa in questo campo a partire dal 2010 concentrandosi però sulle sole città di Milano e di Brescia. Nel capoluogo lombardo, ancora qualche mese orsono, è stato inaugurato un “hub elettrico” con 74 punti di ricarica. Si aggiungono ai circa centocinquanta del progetto “E-Moving”.

Passiamo ora alla già richiamata Enel. Guardando la mappa riportata sul sito dedicato alla mobilità elettrica (vedi immagine sotto) e sommando il numero indicato entro un circolino verde, si arriva a poco meno di 900 stazioni.

La ricarica di un'auto elettrica è possibile grazie alle colonnine Enel

Quel che si nota è tuttavia la copertura da Nord a Sud, anche se non si può arrivare a parlare di presenza capillare, obiettivo che l’utility si è proposta tuttavia di raggiungere.

Anche Tesla presidia il Belpaese dall’area di Trento a quella di Reggio Calabria. I Supercharger, l’infrastruttura che richiede al momento i minori tempi per l’approvvigionamento energetico, sono poco di venticinque allo stato attuale.

A colpo d’occhio appaiono però nettamente più distanziati rispetto alle colonnine Enel, anche se occorre ricordare che le supercar di Elon Musk sono quelle oggi accreditate di un’autonomia record. Non bisogna tuttavia dimentica i Destination Charging, seppure il loro numero sia davvero contenuto, le prese a muro instancabili presso alberghi, ristoranti o altri Punti di Interesse (PoI).

La posizione delle colonnine Tesla per la ricarica di un'auto elettrica

LA “E-MOBILITY REVOLUTION” PRONTA AL VIA

Ma torniamo al programma comunicato da Enel, che prevederà un investimento compreso tra i 100 e i 300 milioni di euro, e riguarderà tre tipologie distinte di colonnine, abbinate ad altrettante situazioni di utilizzo:

  • Quick da 22 Kw (area urbana);
  • Fast da 50 kW (aree extra-urbane)
  • Ultra Fast da 150 kW (vedi sopra)

Più di un quinto dei punti di ricarica sull’80% delle infrastrutture previste in ambito cittadino sarà appannaggio delle metropoli, mentre la quota rimanente (20%) si legherà con il progetto EVA+, co-finanziato dalla Commisione Europea, che vede Enel nel ruolo di coordinatore per l’Italia (l’altro paese coinvolto è l’Austria).

L’utility nazionale, che sta cercando di portare anche nel nostro Paese la tecnologia V2G (Vehicle-to-Grid), ha annunciato in aggiunto la creazione di un polo tecnologico presso l’Autodromo di Vallelunga, vicino a Roma. Ambisce a riunire sotto lo stesso tetto istituti e startup che si occupano di ricerca e sviluppo nel campo dell’auto elettrica.

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