Mobilità elettrica: se lo Stato non interviene, si annuncia un futuro a rischio
 

Mobilità elettrica: un intervento dello Stato è davvero vitale


Si tende a puntare il dito contro l‘industria dell’auto, contro i prezzi troppo alti e l’autonomia non ancora a livello delle esigenze. Ma il vero problema legato alla diffusione della mobilità elettrica sta a monte (sarebbe meglio dire a valle, giacché riguarda la possibilità di girare liberamente su strada).

Neppure l’aumento dei modelli in commercio, con le nuove politiche green dei maggiori OEM, così come dei volumi (intesi come numeri di veicoli usciti dalla linea di montaggio), sembra servire a sanare una situazione per la quale è richiesto sempre più un intervento da parte dello Stato.

VIDEO: INTERVISTA A MICHELE CRISCI, PRESIDENTE DI UNRAE

LA MOBILITÀ ELETTRICA INTERESSA SOLO AI PRIVATI?

Che cosa è chiamato a fare il nostro Governo per sostenere l’electric wave? Innanzitutto possiamo guardare all’iter di attuazione del PNIRE (Piano Nazionale Infrastrutturale per la Ricarica dei veicoli alimentati ad energia Elettrica), articolazione dell’art. 17-septies della Legge 07.08.2012 n. 134.

Il dato che ormai si sente ripetere più spesso è che le somme stanziate per potenziare la rete di infrastrutture di ricarica italiana sono rimaste perlopiù “sulla carta”.

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Solo alcuni privati infatti si sono avventurati nell’installazione di colonnine. Se si escludono le iniziative portate avanti dalle utility del ramo energetico, come Enel e A2A, e dal costruttore californiano di supercar Tesla – con le sue stazioni Supercharger e le prese a “muro” (wall) dei Destination Charger -, oggi girare per il nostro Paese a bordo di un veicolo elettrico risulta quantomai impresa ardua.

Ha debuttato presso l'IIT di Genova la tecnologia V2G Vehicle to Grid

Proprio l’amministratore delegato e direttore generale di Enel, Francesco Starace, ha annunciato recentemente, nel contesto di un evento ospitato presso l’Autodromo di Vallelunga, che l’azienda è intenzionata a portare le colonnine di ricarica su suolo nazionale dalle 930 di oggi a 7mila già nel 2020, per raddoppiare poi di numero entro il 2022.

Si parla della tecnologia 22 kW (“Quick”) per le aree urbane, mentre al di fuori dei contesti cittadini, dove l’utility italiana sta già operando grazie al progetto EVA+, si pensa a sistemi “Fast” (50 kW) e Ultra Fast (150 kW).

LA SOLUZIONE? COLONNINE + RICAMBIO DEL PARCO

Un impegno lodevole quello di Enel, ma potrebbe non bastare, se si tiene fede ai dati diffusi nel rapporto sulla Mobilità Sostenibile da qui al 2025, curato dal Gruppo Energia di Assolombarda con il supporto di CESI (Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano) e di project leader del ramo, tra cui ancora l’azienda capitanata da Starace.

Nel documento di sintesi si parla di 3,5 milioni di mezzi “elettrificati” (EV e ibridi) in circolazione tra otto anni sul totale dei 9 milioni ad alimentazione alternativa e dei 35 milioni totali previsti.

auto del futuro elettrico

Ecco perché Michele Crisci, che rappresenta, quale presidente, le Case estere socie di UNRAE, ha parlato al nostro microfono della necessità, per gli automobilisti italiani, di un “accompagnamento strutturato e virtuoso” verso la mobilità elettrica.

Innanzitutto è stata rilevata la necessità di predisporre soluzioni per la ricarica “sufficientemente distribuite sul territorio italiano”, da mettersi gradatamente, ma in continua espansione, al servizio di chi intende mettersi al volante di un’auto “alla spina”.

Occorre poi, sempre secondo Crisci, pensare a un piano di ricambio del parco circolante, tanto più che quasi il 20% è costituito da veicoli ante Euro 3. È impensabile che entrambi gli aspetti possono essere sollecitati e promossi da player del settore privato.

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