Sonnolenza in auto: ecco come difendersi dall’OSAS (disturbo delle apnee notturne)

Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Sonno. Una buona occasione per parlare di un tema importante, ma molto spesso sottovalutato: la sonnolenza in auto. Che è una delle prime cause di incidenti stradali e, in buona parte dei casi, può nascondere una vera e propria patologia, l’OSAS.

Sonnolenza in auto

Stiamo parlando delle cosiddette Apnee Ostruttive del Sonno, un disturbo più frequente di quanto si pensi, proprio perchè presenta sintomi facilmente sottovalutabili: gli esperti, infatti, stimano che ne soffra il 24% degli uomini e il 9% delle donne di mezza età. Anche se, per fortuna, solo nel 4% degli uomini e nel 2% delle donne il disturbo è così grave da richiedere una terapia. Se ne è parlato mercoledì a Milano, nel corso di un evento-stampa organizzato da App4Health, piattaforma multiservizi per la salute rivolta a cittadini e farmacie.

La tavola rotonda è stata animata da medici e esperti, con, in particolare, la partecipazione di ACI che, attraverso la voce dell’ingegner Luigi Di Matteo, ha reso noti alcuni dati aggiornati sugli incidenti stradali. Specie quelli determinati dalla sonnolenza in auto.

SONNOLENZA IN AUTO: I DATI

Le statistiche di ACI ISTAT indicano come prima causa di incidenti stradali la distrazione, spesso frutto proprio della stanchezza di chi è al volante. In particolare, nel nostro Paese, un incidente su cinque è causato dall’eccessiva sonnolenza; e almeno un incidente mortale e 25 incidenti con feriti alla settimana sono attribuibili al colpo di sonno. Numeri aggravati dal fatto che, considerato l’addormentamento e quindi la conseguente perdita momentanea di coscienza del driver prima dell’impatto, si tratta sempre di sinistri di gravità elevata.

VIDEO: INTERVISTA A LUIGI DI MATTEO, INGEGNERE AREA TECNICA ACI

OSAS E IMPLICAZIONI SULLA PATENTE

La sonnolenza in auto può avere implicazioni anche sulla patente di guida dei driver aziendali e, in generale, degli automobilisti. Esiste, infatti, recente una direttiva europea (2014/85) che ha stabilito per il conducente in cui si sospetti una sindrome da apnea ostruttiva notturna moderata (da 15 a 29 apnee all’ora) o grave (oltre 30 apnee all’ora) l’obbligo di “un consulto medico approfondito prima dell’emissione o del rinnovo della patente“.

Quest’ultima “può essere rilasciata ai richiedenti o conducenti con sindrome da apnea ostruttiva notturna moderata o grave che dimostrano un adeguato controllo della propria condizione, il rispetto delle cure adeguate e il miglioramento della sonnolenza, confermato dal parere di un medico autorizzato”. Inoltre, i driver in cura sono “soggetti a un esame medico periodico“, a intervalli che, per chi guida l’auto per lavoro, non devono superare l’anno.

Dunque, come sottolineato da Di Matteo, “la patente non si perde, ma il conducente affetto da OSAS deve dimostrare di eseguire delle cure per proteggere la sua sicurezza al volante e soprattutto la sua vita”. Il disturbo del sonno, che alla lunga può portare malattie cardiache e celebrovascolari, molto spesso, può essere riconosciuto con l’aiuto del partner, visto che determina forte russamento e sonno agitato.

Sonnolenza alla guida

Altri sintomi sono la cefalea al risveglio, che poi si estingue nel corso della giornata, un’elevata percezione di fatica e un riscontro di deficit nella concentrazione. La diagnosi avviene attraverso l’esame della sonnografia. La terapia più diffusa? E’ l’applicazione della Cpap, una mascherina facciale che, collegata a una macchina, consente una costante ventilazione nel sonno per evitare la chiusura delle vie respiratorie. Le cure hanno effetto immediato.

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COSA FARE PER EVITARE IL COLPO DI SONNO

In generale, il colpo di sonno in auto, specie nelle ore serali, è un guaio molto comune. A questo proposito l’ingegnere dell’ACI fornisce qualche dritta utile ai driver. “Quando si è stanchi, il consiglio di ACI è quello di fermarsi sempre e riposarsi almeno un quarto d’ora” . Rimedi “popolari” come accendere il climatizzatore, o abbassare il finestrino sono decisamente meno efficaci. “Bere un caffè può essere utile, ma non decisivo” conclude Di Matteo, riferendosi al fatto che la caffeina agisce solamente per un periodo limitato di tempo.

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