Lavorare da casa…al mare, dallo Smart Working al South Working

Il lockdown è finito, ma lo smart working continua a fare proseliti. Nelle grandi aziende del Nord e non solo. L’ultima evoluzione del lavoro agile prende il nome di South Working: il lavoro da casa sì, ma da quella delle natie regioni del sud Italia.

Sono bastati due mesi o poco più perché tutto cambiasse. La nostra vita è cambiata, ed è successo mentre stavamo in salotto. La crisi coronavirus ha costretto le aziende a ripensarsi, sbattendo loro addosso la disruptive innovation. La famosa digitalizzazione, prima appannaggio delle sole multinazionali più evolute, è entrata nelle PMI italiane senza chiedere il permesso.

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Lo smart working è diventato l’unico modo di lavorare possibile. Accolto con più o meno entusiasmo, ci ha messo poco a mostrare i suoi pro e i suoi contro. Resta il timore di non riuscire a gestire adeguatamente compiti e mansioni, che affligge soprattutto i datori di lavoro; mentre ai dipendenti manca la convivialità d’ufficio. Ma la produttività sembra aumentare e l’equilibrio tra vita privata e vita professionale ci guadagna. Così sono molte le imprese che proseguiranno sulla strada del lavoro agile, nonostante il lockdown sia ormai terminato.

 

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FENOMENO SOUTH WORKING

Lavorare da casa è possibile e lo è a qualsiasi latitudine, tanto nel monolocale milanese, quanto nella casa con vista mare del natio paesino siculo. Ne sono convinti i giovani del network Global Shapers, ideatori del progetto South Working – Lavorare dal Sud. «Se qualcosa di buono può essere tratto da questa tragica crisi – si legge sulla loro pagina Facebook – nasce forse la possibilità, per i territori del Sud, di accogliere lavoratori di aziende basate altrove stabilmente in smart working».

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L’ambizioso obiettivo di questi lavoratori poco più che trentenni, tutti formatasi presso prestigiose università e con alle spalle esperienze professionali all’estero, è stimolare l’economia delle regioni del sud Italia. Cercare di sopperire all’arcinota “fuga dei cervelli”, riportando i fuorisede in casa base. Nella speranza di aumentare, così, «la coesione territoriale tra le varie regioni d’Italia e d’Europa e creare un terreno fertile per le innovazioni e crescita al Sud».

 

Meno costi, più benessere

Tra i benefici ipotizzati dai fautori del South Working, il più rilevante è il vantaggio economico. Il minor costo della vita delle regioni del Sud, consentirebbe ai lavoratori uno stile di vita superiore a quello delle grandi città, pur mantenendo lo stipendio intatto. Basti pensare agli affitti: un appartamento di cento metri quadri nel centro storico di Roma ha un costo di circa 1600 euro al mese, la stessa casa, a Lecce, ne richiede meno della metà.

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Il target di lavoratori

Stando ai dati raccolti dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, però, solo un milione di persone in Italia avrebbe la possibilità di lavorare da remoto. Mentre 5 milioni sarebbero pronti ad alternare lo smart working a un paio di giorni di presenza in ufficio. L’ipotesi dei ragazzi di South Working, dunque, è ancora lontana dalla concretizzazione.

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L’attuazione del progetto richiederebbe, inoltre, una partecipazione attiva da parte delle istituzioni, ma ancora nessuna risposta è arrivata dal comune di Palermo, città scelta come base operativa dai Global Shapers. Resta inoltre da chiedersi quanti giovani professionisti che hanno scelto la vita nelle metropoli, abbiano davvero voglia di adattare il proprio frenetico stile di vita a quello lento delle cittadine del Sud, prive dei servizi e delle iniziative che caratterizzano le grandi città.

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E IL NORD?

Una realtà in cui, per lavorare, non ci sarà bisogno di abbandonare gli affetti e i luoghi più cari. Uno stile di vita sgombro da code nel traffico e viaggi in treno. Il sogno degli studenti del sud, potrebbe trasformarsi nell’incubo di città come Milano, forti perché in grado di far spazio a chi arriva da lontano. Negli ultimi vent’anni, il capoluogo lombardo si è arricchito di oltre 100mila lavoratori fuorisede. Cosa accadrebbe se anche solo una parte di questi scegliesse di non rientrare più?

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