Rapporto Aniasa 2011: il noleggio è più forte della crisi?

Un settore che, a dispetto della crisi economica generalizzata, tiene. E che, anzi, torna a far registrare trend positivi su tutti i principali indici di riferimento, a cominciare dal fatturato (+2,4%) e dalla flotta circolante (+2,4%). Una situazione che, numeri alla mano, non si verificava dal 2008. È quindi la fotografia di un comparto in salute, quella che emerge dall’11° Rapporto Aniasa sul noleggio nel 2011 (leggi i dati).

A testimoniarlo, è lo stesso presidente di Aniasa, Paolo Ghinolfi: “Nonostante l’intensificarsi della fase di congiuntura – esordisce -, il noleggio, sia a lungo che a breve termine, ha tenuto, in alcuni casi incrementando anche i volumi rispetto all’anno precedente. Il nostro settore ha quindi dimostrato ancora una volta di essere in controtendenza nei confronti di un mercato dell’auto che, invece, ha conosciuto una contrazione molto pesante. I segnali, quindi, sono positivi: tanto più tenendo conto del fatto che questi risultati sono stati ottenuti in un contesto caratterizzato non solo dalla crisi economica, ma anche da un inasprimento fiscale senza precedenti, così come da una lievitazione incontrollata dei premi assicurativi per la Rc Auto”.

In effetti, i numeri positivi del noleggio fanno sensazione proprio perché inquadrati in un contesto economico difficilissimo. La vocazione anticongiunturale della locazione veicoli è davvero così forte?

“Ritengo che i servizi di noleggio abbiano in effetti un’anticiclicità spiccata, che permette al comparto di affrontare le crisi con meno traumi rispetto ad altri settori. Nonostante questa considerazione incoraggiante, però, non bisogna mai dimenticare la presenza di due elementi che oggi minacciano il mondo delle aziende e quindi, indirettamente, anche la locazione veicoli. Mi riferisco prima di tutto alla crisi di liquidità in atto sui mercati internazionali, che nel medio-lungo periodo potrebbe riflettersi anche sulle nostre aziende, per quanto solide e ben strutturate. E poi alla tenuta del mercato dell’usato, vitale per le società di noleggio, che le vessazioni dell’ultimo periodo, a cominciare dall’aumento dell’Ipt, rischiano di mettere in seria difficoltà”.

A proposito di vessazioni, ora il Governo minaccia di abbattere ulteriormente la deducibilità dei costi delle vetture aziendali. Ma perchè colpire l’unico comparto dell’automotive che ancora regge?

“Il problema vero è la mancanza di interlocuzione. In questo momento, da parte di chi legifera sembra non esserci la volontà di ascoltare il mondo ‘reale’, quello rappresentato da associazioni di categoria come Confindustria, di cui Aniasa fa parte. E questo nonostante noi ci si stia impegnando molto proprio a livello confindustriale, anche con la stessa presidente Marcegaglia, per rappresentare al Governo le istanze del settore. Come ho avuto modo di dire in altre occasioni, è più che mai necessario dialogare con l’Esecutivo per prospettargli panorami e programmi di sviluppo. Già, di sviluppo: perché d’accordo tassare, ma se poi si finisce per soffocare il mercato, se a fine anno le immatricolazioni crolleranno ai livelli che si prospettano oggi, quale risultato si sarà ottenuto?”

Non certo quello di contribuire al rilancio dell’economia nazionale…

“Infatti. Prendiamo per esempio la lotta all’evasione fiscale. Contrastarla è senz’altro giusto, e per inciso il noleggio rappresenta il migliore strumento possibile per farlo, ma senza penalizzare anche i consumi. Mi chiedo: perché criminalizzare chi compra automobili di grossa cilindrata, che con ogni acquisto porta allo Stato entrate importanti in termini di Iva? Perché mettere in ginocchio un intero settore solo per dare un presunto segnale di lotta agli evasori?  E dico presunto perché è chiaro che l’evasione andrebbe combattuta in tutt’altro modo… Venendo più nel dettaglio al noleggio, vale forse la pena di ricordare che il Rent a car fa parte della filiera del turismo in modo strutturale, e che quindi colpirlo significa mettere in difficoltà un asse portante dell’economia nazionale. Mentre il lungo termine, dal canto suo, è oggi alla base delle strutture di movimentazione delle merci e delle persone, strategiche per lo sviluppo del tessuto imprenditoriale. Insomma, minacciando questo comparto si rischia davvero di tagliare le gambe all’economia dell’intero Paese. Ritengo sia giunto il momento di parlarne diffusamente con chi ha responsabilità di governo e di indirizzo politico, nell’ambito di confronti che auspichiamo siano più aperti e costruttivi rispetto al recente passato”.

 

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