14 Marzo 2018

Volkswagen Beetle: oramai è deciso, stop alla produzione

Smetterà di “volare”, si pensa per sempre. Quel che si sa per bocca dei diretti interessati (nel caso specifico, Frank Welsch, responsabile R&D del Marchio, che ne ha parlato al Salone di Ginevra) è che Volkswagen Beetle, il “maggiolino” assemblato nello stabilimento messicano di Puebla, viene considerato al termine della sua parabola di vita.

VIDEO: UNA LEGGENDA CHE DURA DA QUASI NOVANT’ANNI

Il suo posto in fabbrica sarà preso dall’erede di un altro modello iconico di casa, il Bulli, grazie all’ID Buzz 100% elettrico. Si scrive così la parola “fine” su una vicenda affascinante iniziata nel 1938.

Quello che in Italia – a seconda della versione – sarà conosciuto come “Maggiolone” (Typ 1/1302 e 1303) o “Maggiolino” (Typ 1/113 M15), berlina e cabrio, e che si ripresenterà in altra veste nel 1997, dopo quasi venticinque anni di “silenzio” (seguiranno la generazione del 2012 e quella del 2016), si avvia quindi ad occupare definitivamente il suo ruolo nella Hall of Fame dell’industria automotive.

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QUELLA VOLKSWAGEN BATTEZZATA DA PORSCHE

L’ideazione del Käfer (nome originario tedesco, traducibile genericamente con “scarafaggio”) ha seguito percorsi particolari e coinvolto personalità di primissimo piano.

Correva l’anno 1934 quando Adolf Htiler – gia divenuto Führer della Germania (termine che indica chi comanda, ma qui con l’accezione di dittatore) – intervenne al Salone di Berlino per annunciare una svolta epocale: l’auto non doveva più essere appannaggio delle sole classi abbienti, ma aprirsi al popolo (Volkswagen significa infatti “auto del popolo”).

Progettista incaricato di tradurre nella pratica quelle parole fu un certo Ferdinand Porsche, che già due anni più tardi aveva pronti il prototipo di due berline e di una cabrio.

Non restava che edificare una fabbrica dove poterne avviare la produzione in serie. L’area identificata abbracciava i dintorni del castello di Wolfsburg, le cui terre di pertinenza furono espropriate al legittimo proprietario.

Nel 1939, sempre al motor show nell’attuale capitale tedesca, si sollevavano i teli sulla KDF (Kraft durch Freude) Wagen, ossia “l’auto della forza attraverso la gioia”, nome scelto da Hitler, che Porsche aveva provato a contrastare inutilmente.

I COLLAUDI SEVERISSIMI DURANTE LA GUERRA

Ma ormai la Seconda Guerra Mondiale bussava alle porte, così che anche la produzione di quello che diverrà il futuro Maggiolino non poté sottrarsi al destino comune all’intero settore industriale: convertirsi da civile in militare (si veda, nella foto, la “SCHWIMMWAGEN”).

Per il KDF-Wagen, in fondo, non fu un’esperienza priva di risvolti positivi. L’utilizzo pensato consentì infatti al modello di affrontare e superare collaudi molto severi, eseguiti con qualsiasi temperatura e su ogni tipo di fondo.

Terminato il conflitto, però, della fabbrica di Wolfsburg rimaneva in piedi solo un terzo. All’idea iniziale del contingente inglese di demolirla si sostituisce quella di riavviare la produzione. Qualche anno più tardi l’impianto sarà poi restituito ai padroni di casa.

LE TANTE INNOVAZIONI IN ANTICIPO SUI TEMPI

Si apre il capitolo più importante nella storia del Maggiolino, che si legherà a un nome in particolare, il direttore dello stabilimento, Heinz Nordhoff: la produzione impenna, si avviano le esportazioni e si aprono le prime filiali estere.

Nel 1955 nello stabilimento di Wolfsburg si festeggia il milionesimo Maggiolino. L’esemplare è verniciato in color oro metallizzato, i sedili sono in broccato e le cromature risplendono grazie all’applicazione di perline di vetro.

Nel frattempo un intervento interessante era stato quello che aveva portato, nel 1955, alla creazione della versione cabriolet con tettuccio apribile in PCV idrorepellente, oggi modello da collezionisti.

FUORI DALL’EUROPA DOPO L’ARRIVO DELLA GOLF  

Quando a metà degli Anni Settanta le richieste per Maggiolino e Maggiolone segnano una flessione, i due modelli devono lasciare il posto a Wolfsburg a una nuova arrivata nella famiglia del marchio, la Golf.

La produzione è delocalizzata a Emden, sempre nel Land della Bassa Sassonia, per quattro anni, dal 1974 al 1978. Poi i due modelli (il Maggiolone in sola versione cabriolet fino al 1989) sono sospesi sulla linea di produzione europea e costretti quindi a cambiare continente, approdando in Messico, appunto.

PORSCHE E DE SILVA: DUE STORIE DI SUCCESSO

Se il Maggiolino originario è legato a Ferdinand Porsche, un altro grande designer che si è ritagliato un suo spazio nell’albo d’oro di categoria, Walter de Silva, ha messo mano alla generazione attualmente in commercio, la terza, insieme a Klaus Bischoff, attuale responsabile del design in Volkswagen.

Certo si tratta di vicende non paragonabili: Porsche visse in un periodo travagliato. Fu infatti catturato durante la guerra e rimase prigioniero in Francia fino al 1947, anno in cui, dichiarato innocente, fu liberato. Dovette restare però lontano da casa ancora fino al 1949 Rientrato in patria, sperimentò per poco il successo della sua “creatura”: morì il 30 gennaio 1951.

Walter de’ Silva entra nel Gruppo Volkswagen nel 1999, dapprima occupandosi del marchio Seat. Chiamato da Ferdinand Piëch, si trasferisce in Germania nel 2002 per lavorare con il Marchio dei Quattro Anelli (Audi), mentre è responsabile del Centro Stile di Volkswagen Group dal 2007 al 2011, anno in cui abbandona il colosso di Wolfsburg.

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