18 Ottobre 2019

Aperto il tavolo ministeriale sull’automotive: al centro l’elettrificazione

L’obiettivo del tavolo ministeriale è individuare i migliori strumenti per rilanciare il settore dell’automotive in Italia, anche attraverso le opportunità della mobilità ecosostenibile.

Di cosa si è parlato al tavolo sull’automotive convocato dal Ministero dello Sviluppo economico in vista della prossima discussione della legge di bilancio? Tema principale della riunione di venerdì 18 ottobre è stata la transizione verso la mobilità elettrica. Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha chiamato singole aziende (come Fca), le imprese della componentistica, i sindacati e anche il mondo del noleggio.

UN TAVOLO PER LE LINEE GUIDA

Una riunione poco social e molto fattiva, dove si riuniscono circa 50 rappresentanti del mondo dell’impresa fra cui il presidente di Aniasa Massimiliano Archiapatti. Qui, probabilmente – lo vedremo nei prossimi giorni – si troveranno delle linee guida per rilanciare il settore dell’automotive anche attraverso le opportunità messe a disposizione dalla mobilità ecosostenibile.

Sono stati istituiti tre sottotavoli:

  1. politica della domanda (tra i temi la rimodulazione del bonus/malus)
  2. politica dell’offerta (tra i temi la manifattura come industria 4.0; superammortamento e iperammortamento; la partecipazione italiana alle grandi iniziative europee nelle batterie, idrogeno e auto autonoma)
  3. infrastrutturazione (per una regolamentazione stabile e semplificazioni amministrative per la realizzazione colonnine)

colonnine auto elettriche su google maps

In particolare, incentivare la diffusione della ricarica elettrica “privata” all’interno dei bonus per la ristrutturazione edilizia, l’efficienza energetica e l’adeguamento sismico degli edifici è una delle proposte che Confindustria e Anfia hanno presentato.

“L’industria dell’auto è tuttora il primo settore manifatturiero italiano e quindi occorre che imprese, istituzioni e parti sociali facciano sistema, similmente a quanto avviene nelle altre grandi nazioni industriali”, hanno dichiarato Tiziana Bocchi, segretaria nazionale Uil con delega all’industria, e Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto.

LE PROPOSTE DI CONFINDUSTRIA

“Il settore automotive italiano ed europeo e’ ad un bivio: innovare o soccombere. L’Europa deve ritrovare la sua unita’ progettuale sull’auto attraverso una politica industriale comunitaria che definisca il suo posizionamento sull’elettrico e sulla guida autonoma”
Marco Bonometti,presidente di Confindustria Lombardia

Prima ancora che inizi la discussione, è arrivata la proposta da Confindustria: un documento di 113 pagine sui cambiamenti della mobilità, con un focus sull’ambiente ma anche sulla vulnerabilità della filiera italiana dell’automotive, poco focalizzata sulle nuove tecnologie.

Leggi anche: Le 10 proposte di mobilità sostenibile di Legambiente

Confindustria chiede lo stanziamento di 1,8 miliardi (in otto anni ) per la ricerca e sviluppo su batterie, idrogeno e guida autonoma. Per favorire la domanda, invece, sono richiesti 900 milioni in due anni di incentivi per l’acquisto di auto ecologiche, super-ammortamenti per le flotte aziendali e detrazioni fiscali per l’installazione di ricariche elettriche private.

Recuperare il ritardo (non solo italiano)

Come abbiamo visto, tutta l’Europa è in ritardo sullo sviluppo delle tecnologie per l’auto elettrica. Per porvi rimedio, nel 2017 è stata lanciata la “European Battery Alliance” per produrre  in modo competitivo le batterie più utilizzate in ambito automotive. Un progetto Ipcei (Important projects of common European interest) e quindi di interesse strategico. Perciò è permesso ai singoli Stati membri di finanziare le industrie che rispondono a questo piano comune. Quello che propone Confindustria è, quindi, una politica industriale pluriennale, su più piani e collegata ai progetti europei.

LE PROPOSTE DI MOTUS-E

MOTUS-E al tavolo del Mise ha proposto la sua Missione e-Mobility Italia: quattro linee d’azione per lo sviluppo della mobilità elettrica:

  1. Sostegno alla filiera industriale

Facilitare i processi di aggregazione delle PMI per conseguire economie di scala sui nuovi prodotti e nell’ambito dei processi di internazionalizzazione e penetrazione nei nuovi mercati. Bisogna poi incentivare le imprese ad investire in innovazione, cambio dei processi produttivi e formazione di nuove competenze.

  1. Decarbonizzazione del mercato veicolare italiano con politiche incentivanti

Ad un piano di progressiva riduzione del parco circolante va accompagnato l’iter di sostituzione dei veicoli più inquinanti: l’obiettivo è avere 5 milioni di veicoli privati elettrificati sulle nostre strade al 2030, di cui 4,1 milioni full electric. Rifinanziare l’econbouns con un nuovo calcolo del bollo che faccia pagare progressivamente di più a seconda delle classi emissive più inquinanti. Revisione dei “Sussidi Ambientalmente Dannosi”, con la progressiva riduzione e il reinvestimento delle risorse.

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  1. Sostegno alla infrastrutturazione pubblica e privata, semplificazione normativa di installazione e tariffe di ricarica sostenibili

Semplificazione normativa dell’iter di installazione delle infrastrutture pubbliche e private che tenga in considerazione le specificità di una rete a misura di utente. Per rendere il servizio di ricarica più conveniente per gli utenti, il principale strumento è l’assimilazione della ricarica nelle pertinenze (garage o box auto) a quella domestica residente. Anche la tariffa pubblica va rivista, attraverso la rimodulazione degli oneri di sistema e delle componenti di trasmissione, distribuzione e misura.

  1. Decarbonizzazione dei servizi pubblici di mobilità e delle politiche urbane di trasporto

Sostegno ai mezzi pubblici con l’introduzione di meccanismi premiali o penalizzanti verso i relativi centri di costo (Comuni, Questure, Ministeri, ecc.) e con la previsione parallela di obblighi di conversione delle flotte a zero emissioni almeno del 25% al 2022 e del 50% al 2025.

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