Usage-Based Insurance, punto di forza per i proprietari di flotte

È un’area di business caratterizzata da una crescita esponenziale, strettamente correlata all’applicazione della tecnologia telematica in campo automotive.

Secondo un’analisi curata da Thomas Becher, VP Business Development di TomTom Telematics, il nuovo modello della Usage-Based Insurance (UBI) potrebbe rappresentare un’opportunità di forte contenimento delle spese di gestione per i proprietari di flotte.

L’accesso ai dati telematici consentirebbe alle compagnie assicurative di “calcolare al meglio i profili di rischio personali e […] di creare offerte ancor più personalizzate. Il cliente pagherebbe in base al suo reale stile di guida, invece che sulla media del suo profilo”.

RISPARMIO E SICUREZZA

Le parole di Becher precedono di ventiquattr’ore l’Insurance Awareness Day, convenzionalmente fissato ogni anno il 28 giugno.

“Nelle assicurazioni per le flotte, le polizze sono solitamente calcolate utilizzando la situazione pregressa del parco veicolo – ha precisato il vicepresidente dell’area Business Devolopment di TomTom Telematics -. Questo significa che le soluzioni telematiche possono essere utilizzate […] per aiutare i conducenti a migliorare e per permettere ai fleet manager, in alcuni casi insieme all’agente assicurativo o a un risk manager dedicato, di capire al meglio i rischi” legati al parco circolante corporate.

Agire sulle aree più deficitarie in fatto di performance e proporre programmi di formazione sono solo due tra gli strumenti a disposizione dei fleet manager per abbassare la soglia di pericolo e diminuire le richieste di risarcimento, con diretto beneficio sul piano dei costi assicurativi.

DIVERSI UTILIZZI DEI DATI

Nel rilevare che l’Usage-Based Insurance rappresenterà una soluzione ancora lontana per il mercato di massa europeo probabilmente ancora per i prossimi 2/3 anni, Thomas Becher ha sottolineato la specificità italiana. Nel nostro Paese le opzioni UBI e “Pay as You Drive” sono infatti disponibili da diversi anni, complice la piaga sociale ed economica legata ai furti d’auto.

Anche altri stati, come il Regno Unito, hanno vissuto un’affermazione di questo modello di business. Lì alcune aziende sono ricorse a polizze Usage-based Insurance così da poter venire incontro a quanti hanno da poco conseguito la patente.

“In questo mercato l’incremento delle connected car potrebbe avere un impatto significativo – ha aggiunto Becher -. Con un numero crescente di veicoli già dotati di telematica connessa, possiamo guardare verso una situazione in cui ci siano diversi utilizzi dei dati provenienti dalle black box e dove gli utenti potrebbero semplicemente scegliere di fornirli anche alla compagnia assicurativa”.

INVESTIMENTO GIUSTIFICATO

Secondo il vicepresidente Business Development di TomTom Telematics occorrerebbe il sì delle concessionarie a coprire i costi di installazione delle scatole nere per arrivare a connettere quella parte del mercato automotive che ancora non è stata interessata dal fenomeno.

Osservato dal punto di vista dei dealer, l’esborso economico potrebbe essere giustificato dalla tempestività nel fornire un determinato tipo di assistenza in base ai problemi segnalati dal sistema o addirittura nel prevedere, e quindi evitare il più possibile, il verificarsi di un disservizio.

La chiave di volta evidenziata da Becher consiste in tre parole: “condivisione dei dati“.  Le UBI, ha ripreso, “hanno la potenzialità di rivoluzionare il mercato assicurativo, ma siamo ancora in una fase iniziale nell’applicazione di queste tecnologie. […]”.

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